
Aggiungo che su 5 membri permanenti del consiglio di sicurezza dell'Onu, 3 sono: Francia, Inghilterra ed Usa. Hanno votato per la guerra e poi l'han fatta dicendo che l'Onu (ovvero loro stessi) l'ha richiesta.
Gli altri membri del consiglio di sicurezza sono la Russia che non ha votato nè a favore nè contro. E' del tutto superfluo specificare che la Russia, un'oligarchia dura e spregiudicata per molti aspetti non tanto differente da molte dittature, ha come ultimo obiettivo la salvaguardia dei diritti umani.
Secondo me non si è opposta e non ha esercitato il diritto di veto in sede Onu 1) per non indispettire i paesi che volevano la guerra con i quali la Russia ha abbondanti rapporti commerciali, ma più in generale se un paese (la Russia) non ha particolari interessi nè a che avvenga una guerra, nè in soluzioni pacifiche, è buona norma astenersi e farsi gli affari propri (sempre in una certa ottica, poi è evidente che ognuno può sognare un mondo migliore in cui si agisce per i diritti umani, cosa abbastanza sconosciuta alla Russia di Putin e Medvedev).
2) la russia può aver visto quest'azione occidentale come un'ottima opportunità per far notare al mondo di cosa è capace l'occidente, infatti poche decine di ore dopo aver rinunciato al diritto di veto la Russia ha alzato i toni contro questo intervento facendo notare le contraddizioni e le velleità di conquista dell'occidente (europa ed usa) che in effetti è da qualche centianio di anni e a tempi alterni protagonista di conquiste, dominatore e colonizzatore mondiale.
3) La Russia vende armi a volontà ed esporta abbondanti petrolio e gas, non credo che, nonostante la retorica e le condanne di putin all'azione occidentale, le spiaccia che il prezzo del petrolio salga o resti elevato per via dei disordini in un esportatore come la libia.
Inoltre questo intervento occidentale porterà certamente vari dittatori e dittatorelli a cercare di armarsi maggiormente, ottimi affari in vista per la Russia che vende armi, ma in realtà per tutti i venditori di armi al mondo che, ovviamente si fregano le mani quando succedono queste cose.
L'altro membro permanente del consiglio di sicurezza dell'Onu, la Cina è in una situazione non molto differente da quella Russa, probabilmente ha però cercato ed ottenuto amplie garanzie da Francia, usa e gb sulla prosecuzione dei rapporti economici con la libia anche dopo la fine dei combattimenti.
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Tutta questa vicenda è già una mezza sconfitta per l'Europa che si conferma disunita e litigiosa, incapace di una politica estera compatta ed efficace. In sostanza l'Europa è litigiosa come 70, 90 e 500 anni fa, la differenza è che non ci spariamo più come durante la seconda guerra mondiale, ma certamente sarebbe auspicabile un'Europa molto più unita. Invece c'è una Francia che si organizza per un'azione che rischia di danneggiare fortemente l'italia, la germania si dissocia, altri paesi inviano gli aerei militari e poi li ritirano.
Tutto questo è un danno, addirittura l'Italia, la vittima economica del confflitto, denuncia pubblicamente che la guerra è originata da puri interessi petroliferi e commerciali, immagino la rabbia di molti politici di vertice occidentali per vedere che giornali e tv in italia svelano quel che tutti i politici ai vertici dei paesi sanno, ovvero gli interessi reali. L'Italia offre così una sponda incredibile alla russia e alla cina e forse anche per questo viene tenuta a margine delle azioni in libia.
Addirittura in italia vengono pubblicamente diffuse notizie riguardanti il ruolo o presunto ruolo dei servizi francesi nell'organizzazione dell'operazione, cominciata mesi e mesi fa .
Immagino che magari i servizi e i diplomatici italiani faranno in giro per il mondo campagna anti francia facendo notare che questa è la solita guerra petrolifera.
Si rischia di compattare un fronte antioccidentale che ha ottimi motivi per dubitare di questa europa, anche dal sud america arrivano voci contrarie a questo intervento.
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Gli usa forse han pensano che quest'azione rischia di esser già in partenza una mezza sconfitta e assumono un ruolo insolitamente marginale rispetto alle abitudini americane.