Tecnica e dinamica di pedalata

mikimetal91

Velocista
10 Agosto 2010
5.482
3.287
34
torino
Visita sito
Bici
Pellegrino proto01
E chi lo dice? Troppo drastico. Dipende dall'atleta, dalle sue caratteristiche dalla salita. Cosa è meglio? Che l'atleta riesca a raggiungere il massimo del suo potenziale non limitandosi solo ad allenare specifici e ristretti range di cadenza.
hai ragione, ho il brutto difetto di dare per scontato che quello che va bene per me vada bene a tuttio-o
 
S

stefano59

Guest
Tutto vero quel che dite, però è anche vero che non si può pretendere di cambiare abitudini dall'oggi al domani e trarre subito delle conclusioni.
Certi cambiamenti vanno fatti progressivamente, altrimenti è chiaro che il cuore salga alle stelle e si salta.
Passare da una cadenza abituale di 70-75 rpm in salita, coltivata per anni, ad una di 90-100 o anche di più, senza un adeguato training, è decisamente esagerato ed all'inizio sicuramente non paga.

E' un po' quello che ha cercato di fare Scarponi al Giro D'Italia, dopo la batosta presa da Contador sull'Etna.
Ma certe cose non si improvvisano, bisogna crederci e lavorarci su.
L'adattamento deve essere graduale, e magari senza pretendere di arrivare alle cadenze di un Armstrong degli anni migliori....
Imho, già solo portarsi a 80-85 rpm è un gran bel risultato, ai nostri livelli.
Io ci sono arrivato e mi ci trovo bene; poi magari concordo con voi che, su una salita breve, paga ancora di più spingere un rapporto un più duro a cadenze più basse, soprattutto se si da tutto, fregandosene di come sarà la gamba una volta in cima.
Il discorso va sempre inquadrato nella prospettiva di un buon rendimento nel lungo periodo e di una maggiore velocità di recupero muscolare, dopo un allenamento (o gara) impegnativo.
 

mikimetal91

Velocista
10 Agosto 2010
5.482
3.287
34
torino
Visita sito
Bici
Pellegrino proto01
A potenze più alte intervengono fattori limitanti di ambito fisiologico: il più banale e semplice è che un muscolo esprime massima forza a velocità di contrazione inferiore (massima forza ipotetica infatti è quella in isometria).
Allenarsi a mantenere cadenze soggettivamente medio elevate coinvolge più sfere: meccanismi aerobici (% Vo2max), capacità di esprimere un picco di forza e non un arco più regolare di forza (>rpm >picco per mantenere stessa potenza media), MOLTO SOTTOVALUTATE le capacità tecniche della pedalata cioè non solo "pestare" sui pedali ma farlo allenando la componente coordinativa di contrazione e rilascio muscoli agonisti/antagonisti. una pedalata a bassa cadenza è più facile dal punto di vista coordinativo/neuromuscolare (infatti con l'avanzare dell'età l'agilità è proprio una delle caratteristiche che più si perde e andrebbero costantemente richiamate).

In parte quindi sono in disaccordo: il ragionamento porrebbe come logica conseguenza che in una cronometro in pianura si vada a cadenze inferiori perchè "si spinge di più", ma ciò non avviene.
ti faccio una domanda da ignorante al 100%
è possibile che certe frequenze di pedalata viste negli ultimi anni (escludendo contador, che è un fenomeno e c'è poco da fare) siano dovute al doping ematico? mi spiego meglio:
pedalare agili ha indubbi vantaggi, ma affatica il cuore. se il sangue è più efficiente del normale, si dovrebbero alzare le cadenze senza che salgano troppo i battiti, no? (esempio, basso 2006 100rpm sul bondone, basso 2011 75rpm più o meno) magari ho detto una ca***ta immonda, però vedendo l'evoluzione della pedalata di basso, e sapendo dei suoi trascorsi mi è venuto in mente questo
 

MrSpock

Velocista
18 Settembre 2008
5.590
1.363
Visita sito
Bici
NCC-1701
Allenarsi a mantenere cadenze soggettivamente medio elevate coinvolge più sfere: meccanismi aerobici (% Vo2max), capacità di esprimere un picco di forza e non un arco più regolare di forza (>rpm >picco per mantenere stessa potenza media), MOLTO SOTTOVALUTATE le capacità tecniche della pedalata cioè non solo "pestare" sui pedali ma farlo allenando la componente coordinativa di contrazione e rilascio muscoli agonisti/antagonisti. una pedalata a bassa cadenza è più facile dal punto di vista coordinativo/neuromuscolare (infatti con l'avanzare dell'età l'agilità è proprio una delle caratteristiche che più si perde e andrebbero costantemente richiamate).

Secondo te "sforzarsi" nelle uscite a fare salite brevi ad una cadenza più alta dell'abituale self-selected (tipo come ho fatto io oggi) è sufficiente per migliorare questi meccanismi o sono necessari per forza lavori specifici tipo in Z5 ?

Massimo
 

Roberto Massa

t.me/massarob
11 Marzo 2008
7.294
2.343
Visita sito
Bici
n+1
La diffusione del doping ematico (ma non solo) dopo e durante gli anni 90 ha portato a valori notevolmente superiori nelle prestazioni rispetto a tutti i decenni precedenti da quando esiste questo sport dove il doping era "ergogenico" (steroidi, anabolizzanti, eccitanti, ecc).
Questo salto sbalorditivo è avvenuto perchè il ciclismo resta e rimarrà uno sport prevalentemente aerobico dove a prevalere a parità di altre condizioni è la differenza di Vo2max e l'efficienza che l'atleta ha nel raggiungere tempi o lavori prolungati a livelli % superiori di consumo di ossigeno. Ridurre la fatica, creare atleti meno stanchi...non ha sortito incrementi bruschi nel corso della storia della prestazione in sè, a ben guardare le prestazioni di Coppi o di Lemond/Hinault sull'Alpe d'Huez sono frutto prevalentemente di migliorie tecniche su più fronti. Ma dal tempo di scalata di Lemond/Hinault ai tanto decantati record degli anni 90...c'è un vero abisso.
Tour%2Bwinner%2Bpower%2Bto%2Bweight.gif

Questo, metaforico, aumento di cilindrata (ma a ben pensare è proprio così= maggior cilindrata fornita da maggior approvvigionamento O2) è stato una rivoluzione inizialmente intesa più come ripetibilità della prestazione (HCT manipolati per raggiungere i massimi livelli sostenibili=atleti meno affaticati, prestazioni superiori in singole gare) ma anche nella prestazione stessa (innalzamento potenze medie espresse, abbattimento record di scalate).
Qualcuno indubbiamente ha poi abbinato ed affinato il fattore di innalzamento "artificiale" dei valori a miglioramenti tecnici (es. efficienza, maggiori cadenze e sopportabilità/ripetibilità delle stesse) non raggiungibili in condizioni fisiologicamente normali. Questo elemento tecnico, storicamente e cronologicamente è probabilmente intervenuto anche per far fronte alle limitazioni imposte (limite HCT a 50= è stato solo un limite per equiparare tutti) e a nuove strategie di doping (microdosaggio).
 
Ultima modifica:

Roberto Massa

t.me/massarob
11 Marzo 2008
7.294
2.343
Visita sito
Bici
n+1
Secondo te "sforzarsi" nelle uscite a fare salite brevi ad una cadenza più alta dell'abituale self-selected (tipo come ho fatto io oggi) è sufficiente per migliorare questi meccanismi o sono necessari per forza lavori specifici tipo in Z5 ?

Personalmente quando suggerisco lavori di miglioramento sul "picco" di forza/coordinazione pedalata ad alte intensità propongo lavori o in Z6 (2-3') alla massima cadenza sostenibile (o con opportune limitazioni in base alle caratteristiche che ho riscontrato osservando i dati precedenti dell'atleta), o specifici lavori in ambito Vo2max (Z5) dai 3 agli 8 minuti ma a cadenze leggermente superiori a quanto andrebbe a scegliere autonomamente l'atleta.
Statisticamente (per i dati che ho) ma anche la letteratura sembra confermare ciò, atleti con prestazioni superiori (W/kg superiori) tendono in genere a sostenere e sopportare cadenze superiori e più in linea (o con meno divario) con quanto avviene in pianura rispetto ad atleti con rapporti W/kg inferiori.
L'interrogativo è sul fatto che la risposta a lavori di cadenza ha comunque un impatto notevolmente differente e la risposta può essere molto variegata= c'è chi proprio anche a fronte di un miglioramento W/Kg (in FTP o altro CP) non si "schioda" da un certo gesto e ritmi e all'estremo opposto c'è chi si adatta facilmente a ritmi più agili ma con percorsi più lunghi di adattamento nel parallelo miglioramento di altri parametri (es FTP).
 
S

stefano59

Guest
Davvero interessante questo topic!
C'è anche un aspetto psicologico dietro a tutto questo discorso.
Personalmente, ho sempre sentito un'istintiva esigenza di pedalare più agile in salita, molto prima che salissero alla ribalta i vari Armstrong, Contador e company.
Per molti anni però sono sempre stato scoraggiato da tutto un ambiente che rotea intorno alla bdc (dal meccanico, che ti dice:"ma dove vuoi andare".... a qualche amico di pedalata, che ti dice che per andare forte in salita ci vuole il rapportone) a montare rapporti adeguatamente agili, per le mie possibilità.

Nel momento in cui ho fatto finalmente uscire la mia personalità ciclistica, ho iniziato a lavorare in quella direzione, anche se in modo del tutto improvvisato, cominciando lentamente ad alzare la mia cadenza su salite pedalabili. E' un lavoro che ho maturato nelle ultime tre stagioni.

C'è da dire che il fatto di sentire l'esigenza di una maggiore agilità in salita, nonché di ammirare la pedalata elegante ed efficace dei ciclisti in grado di farlo, è stato ed è tutt'ora un grosso stimolo a perseverare.

Volere è potere dice il proverbio; se una cosa la si fa di malavoglia, se non ci si sente in sintonia, se non si è davvero convinti, dopo un po' si molla.
 
S

stefano59

Guest
MrSpock, il mio umilissimo consiglio è questo:
se istintivamente senti per te ideale una cadenza di 70-75 rpm in salita (che è già una buona cadenza) non violentarti per alzarla ulteriormente., può darsi che non ti sia utile.

Se invece senti dentro di te l'esigenza ed il desiderio di abituarti ad una cadenza più veloce, almeno sulle salite per te pedalabili, poniti dei piccoli traguardi.
Ad esempio, incomincia ad allenarti per rimanere tra le 75-80 rpm e dopo un po' fai le tue valutazioni.
Una volta digerita bene la nuova cadenza, provi a porti un range da 78-83 e così via, fino a quando ti pare utile.
Io mi sono fermato a 80-85 andare oltre, per periodi prolungati, mi pare di cominciare a pedalare un po' troppo a vuoto; di contro, a 75 rpm, mi pare già di essere troppo pesante.

Naturalmente bisogna avere rapporti adeguati, ma non è certo a te che bisogna venire a dire queste cose..... o-o
 

Rapasave

Maglia Iridata
2 Giugno 2009
12.752
697
53
Alto Adige - Süd Tirol
Visita sito
Bici
Specialized Tarmac S-WORKS SL6
una info:

da 6 anni ho una bici con pedivelle 175 ,nonostante sia alto 172cm. Pedalo abbastanza agile sia in salita che in pianura. La mia prossima bici monterà pedivelle da 170mm (come da visita biomeccanica).

Secondo voi la mia cadenza di pedalata aumenterà sensibilmente o è sempre correlata al tipo di allenamento che si svolge?

thanks
rapa
 

MrSpock

Velocista
18 Settembre 2008
5.590
1.363
Visita sito
Bici
NCC-1701
MrSpock, il mio umilissimo consiglio è questo:
se istintivamente senti per te ideale una cadenza di 70-75 rpm in salita (che è già una buona cadenza) non violentarti per alzarla ulteriormente., può darsi che non ti sia utile.

Se invece senti dentro di te l'esigenza ed il desiderio di abituarti ad una cadenza più veloce, almeno sulle salite per te pedalabili, poniti dei piccoli traguardi.
Ad esempio, incomincia ad allenarti per rimanere tra le 75-80 rpm e dopo un po' fai le tue valutazioni.
Una volta digerita bene la nuova cadenza, provi a porti un range da 78-83 e così via, fino a quando ti pare utile.
Io mi sono fermato a 80-85 andare oltre, per periodi prolungati, mi pare di cominciare a pedalare un po' troppo a vuoto; di contro, a 75 rpm, mi pare già di essere troppo pesante.

Naturalmente bisogna avere rapporti adeguati, ma non è certo a te che bisogna venire a dire queste cose..... o-o
Se osservo le cadenze medie che tengo in genere sulle salite con pendenze normali viaggio tra le 60 e le 70. Con pendenze estreme invece scendo anche fino a 45. Su quella specifica salita che faccio quasi sempre a tutta, e che è composta da praticamente 3 rampe di pendenza crescente, tendo a fare tra le 70 e le 80 RPM.

La mia è più una curiosità di capire se con un po' di impegno posso cercare di aumentare la cadenza media in salita traendone magari nel lungo periodo qualche beneficio. Nei miei allenamenti non ho mai curato questo aspetto, nel senso che Sì faccio allenamenti in potenza a basse e alte cadenze, però quando faccio salita non mi sono mai imposto di salire a cadenze che fossero più alte della self-selected. Al massimo mi capita di andare a cadenze più basse per fare allenamenti di forza. In pianura in genere invece non ho grossi problemi quando tiro a tenere per lughi periodi cadenze medie tra le 95 e le 105 RPM.

Le 90-95 RPM che ho tentato ieri, peraltro pure tirando al massimo, forse erano troppe. Mi piacerebbe provare per un periodo a cercare di tenere 80-90 RPM e vedere l'effetto che fa.

una info:

da 6 anni ho una bici con pedivelle 175 ,nonostante sia alto 172cm. Pedalo abbastanza agile sia in salita che in pianura. La mia prossima bici monterà pedivelle da 170mm (come da visita biomeccanica).

Secondo voi la mia cadenza di pedalata aumenterà sensibilmente o è sempre correlata al tipo di allenamento che si svolge?

thanks
rapa

L'agilità con il fatto di avere pedivelle più lunghe o più corte centra poco. Dal punto di vista meccanico variare la lunghezza delle pedivelle è equivalente semplicemente a cambiare rapporto.
La differenza sta nel gesto di pedalata che assume angoli diversi e quindi può diventare più o meno produttiva.

Massimo
 

looping

Scalatore
7 Settembre 2007
6.483
149
Tuscany
Visita sito
Bici
in costruzione ...
durante un lungo fatto stamani facevo spesso attenzione alla cadenza che sviluppavo sia in salita che in pianura . Il rapporto, anche se un po' alla buona, lo facevo in costanza di watt sviluppati, sostanzialmente stabile in pianura anche nelle fasi in cui ero un po' affaticato, in salita ho invece riscontrato cambi repentini di cadenza anche a distanza di pochi minuti e magari tra una salita ed un'altra ed a volte pure durante la stessa salita . In pratica ho l'impressione che l'aumentare della cadenza mi sia "concesso" solo quando tutto gira per il verso giusto .. un minimo appannamento e per ritrovare potenza scendono le rpm. Mi sa che di default si puo' anche "memorizzare" di tenere rpm alte ma poi per farlo bisogna stare veramente bene ( parlo per me che difficilimente sto sopra le 70/75 ).
 

ilmarco84

Apprendista Scalatore
15 Gennaio 2008
2.404
29
Brescia
Visita sito
Bici
Tarmac s-works sl5
Io sul muletto monto pedivelel da 172,5, mentre sulla bici ufficiale monto pedivelle da 175. Sono alto 1,91, per cui ho una leva molto lunga e con le 175 mi trovo molto meglio, ma tendo comunque ad andare molto duro in salita, su tutte e duelebici ho una guarnitura compatta e con un pacco pignoni 12-25 credo di poter riuscire a fare tutto, il 25 è assai raro che lo usi, anche su pendenze molto cattive. Anche io come altri in pianura curomolto l'agilità e senza problemi pedalo tra le 85 e le 95 rpm, cosa che invece in salita mi risultamolto difficile in primis per il fatto che se vado via troppo agile il cuore sale troppo. In che tipi di allenamento si possono inserire questi esercizi per migliorare asviluppare la capacità di sviluppare alte rpm in salita?
 

Roberto Massa

t.me/massarob
11 Marzo 2008
7.294
2.343
Visita sito
Bici
n+1
per curiosità suscitata dalla discussione (e soprattutto dalla posizione dell'atleta tedesco menzionato) oggi ho rispolverato alcune scarpe modificate e provate più volte negli anni scorsi= test posizione "midfoot cleat", stessa salita test di 9 gg fa, 25' +~10% da 300 a 333W medi (5,15W/Kg). A breve dati e considerazioni.
 

alfermoto

Pignone
20 Settembre 2009
163
12
fano
Visita sito
Bici
giant advanced sl
L'agilità con il fatto di avere pedivelle più lunghe o più corte centra poco. Dal punto di vista meccanico variare la lunghezza delle pedivelle è equivalente semplicemente a cambiare rapporto.
La differenza sta nel gesto di pedalata che assume angoli diversi e quindi può diventare più o meno produttiva




secondo la mia esperienza,ho provato pedivelle da 165-170-172,5-175 mm ognuna per molti km consegutivamente per valutare meglio le differenze,è vero come dice MrSpock l'agilita' con la lunghezza delle pedivelle dice poco,però non è come cambiare rapporto,montare una pedivella più corta non equivale a scalare un rapporto o due più corto,questo discorso è una contraddizione
perchè allora entrerebbe in gioco l'agilità.
comunque sempre secondo la mia esperienza su di me la lunghezza delle pedivelle non è conseguenza di misure cavallo,femore, gamba ,altezza etcc...ma da come uno si trova meglio ,quindi provare provare e provare
 
S

stefano59

Guest
Ma, curiosità: fino a che cadenza riuscite a stare seduti in salita?
Io, al di sotto delle 65 rpm sento l'esigenza di alzarmi sui pedali.
A voler vedere, anche questo comporta un innalzamento del cuore, a causa del fatto che nel fuorisella si attivano più muscoli...
 

Little58

Gregario
6 Marzo 2011
615
27
Visita sito
Bici
mi piacerebbe!
Ricordo di un Giro di qualche anno fa, con un servizio assieme ad un meccanico di un team. Questo spiegava che dall'inizio alla fine del Giro, molti ciclisti allungavano le pedivelle, progressivamente, da 170 a 175 (e se non sbaglio anche 1mm per volta)
 

texano999

Apprendista Velocista
27 Novembre 2009
1.594
158
senigallia
Visita sito
Bici
Aethos s-works
domenica ho corso una cicloturistica di 100 km 1100m di dislivello....ho notato che in salita tenevo constantemente una frequenza di pedalata superiore alle 90 e il cuore sempre alto , considerate che ho una FTp di circa 280 watt

allora vi chiedo...come mai faccio fatica ad andare duro? cioè ho notato che mulino molto rispetto ai miei avversari di pari livello...però se provo a ridurre al cadenza tendo ad andare in affanno muscolare...