Sono molto perplesso. A 26 anni si è uomini, non ragazzini.
A 20 anni me ne sono andato di casa e mi son fatto la mia vita. Mi sono preso le mie responsabilità perchè i miei genitori non potevano più mantenere tutta la famiglia, numerosa e monoreddito. E non è per dire "guarda quanto sono bravo", ma bensì per dire di non raccontarmi che sei ancora un ragazzo. Le cavolate si fanno da bambini, con la maggiore età diventano furbate.
Essendo distantissimo da qualsiasi forma di agonismo, fortunatamente o meno, non mi interessa qui cosa farai, ma ti consiglio solo di fermarti di più a riflettere, su alcuni aspetti, non solo al fatto sportivo. In fondo anche la vita è una corsa.
Con l'umiltà forse, e spesso, non si diventa ricchi di denaro e potere, ma ricchi dentro sì però. Ricchi di dignità e di orgoglio. In ogni cosa questo a mio parere è il denominatore comune che non deve mai essere perso di vista. Altrimenti tutto sul momento sembra bello e solido, ma poi perde consistenza e svanisce, Blade Runner docet, come lacrime nella pioggia.
Leggo le tue scuse, ripeto, con perplessità e diffidenza. Non perchè non siano da te sentite, questo non lo posso giudicare con fermezza, e probabilmente lo sono. Ma non vorrei siano il frutto di un processo che non conosco, interiore, o proveniente dall'esterno, che ha prodotto questo, ma che alla fine non sia una copia fedele della realtà. Il tempo lo deciderà.
E quindi quoto l'amico Green Dolphin.