So di Cicloamatori che tirano per ore a 38 km/h, ma in corsa si staccano al primo scatto a 48 km/h...viceversa c'è chi in allenamento fatica a tenere i 28 km/h di media e poi vince corse e Gran Fondo...
Si chiama capacità lattacida: aumenta con l'adrenalina e si consolida con le endorfine...
Credo che occorra un po' di chiarezza dal punto di vista fisiologico.
- Per
Potenza Lattacida si intende la capacità di eseguire un esercizio fisico ad elevata intensità con la conseguente formazione di una cospicua produzione di acido lattico.
- Per
Resistenza Lattacida si intende la capacità di resistere ad un lavoro a ritmi elevati che portano ad un progressivo accumulo di acido lattico. Convivendo con gli scarti del lavoro è richiesto un equilibrio di sopportazione lattacida.
In pratica
resistere al lattato significa
tarare un lavoro che permette al corridore di allenarsi in condizioni muscolari critiche. Attraverso lallenamento si cerca un condizionamento delle fibre muscolari in modo di aumentare la capacità di lavoro alla presenza di scarti metabolici.
I lavori classici di riferimento per ottenere questo, sono gli
interval training, poiché si vanno a sviluppare ritmi veloci in modo da riempire il muscolo di lattato, per poi liberarlo in parte e riempirlo di nuovo.
Questo continuo riempimento e svuotamento parziale, crea un adattamento del muscolo per esprimersi in condizioni di emergenza.
Che poi adrenalina ed endorfine concorrano indubbiamente in maniera sinergica ad "aumentare" la prestazione e' altro discorso.
La sintesi di oppiodi endogeni, come le beta-endorfine, aumenta in risposta all'esercizio fisico. Sebbene tale incremento sia soggettivo mediamente le concentrazioni plasamatiche di questi ormoni aumentano, sia nei maschi che nelle femmine, del 500%.
Ciò spiega perfettamente quell'innegabile sensazione di euforia e di benessere che insorge dopo aver praticato un po' di attività fisica. Riduzione di ansia, stress, arrabbiature e controllo dell'appetito sono ulteriori proprietà benefiche delle endorfine che hanno tra l'altro anche un potente effetto analgesico implicato nella ridotta percezione del dolore.
Quest'ultimo punto ha con tutta probabilità il significato fisiologico di aumentare la tolleranza alla fatica prolungata. Non a caso nei soggetti molto allenati si riscontra una più lenta degradazione degli oppiodi endogeni prodotti durante attività fisica.
Le endorfine avrebbero un ulteriore effetto positivo sulla performance sportiva migliorando la coordinazione dei movimenti e la reclutazione delle fibre muscolari.
La chiave di tutto resta l'allenamento condotto con tecniche specifiche.
