Dove siamo arrivati è più o meno chiaro a tutti, il perchè ancora a pochi: molti ciclisti sono ancora li che si chiedono chi ha ragione e chi ha torto, perchè gli enti litigano e perchè non si mettono dìaccordo; altri se ne fregano e badano solo a trovare la soluzione che permetta loro di correre ovunque, altri non sanno cosa fare. GLi organizzatori stanno impazzendo per cercare di avere al via il maggior numero di corridori e non scontentare nessuno.
In sintesi: è un gran casino.
L'abbiamo già scritto in tanti: la soluzione è li, chiara, evidente e lineare.
Chi dovrebbe attuarla continua a girarci attorno per motivi ovvi e scontati che difficilmente verranno accantonati. Se così non fosse, sarebbe stato facile ad inizio anno: l'UDACE entrava "davvero" nell'ACSI, le ASD si affiliavano ACSI e gli atleti si tesseravano ACSI. Molto probabilmente i dirigenti UDACE avrebbero continuato a mantenere le loro cariche, la loro operatività e la loro importanza anche come ACSI-Ciclismo, i corridori non avrebbero avuto fastidi, l'ACSI ne avrebbe guadagnato in prestigio (e tesserati) e tutti sarebbero stati contenti.
Allora perchè non lo hanno fatto?
Un tale molto esperto di sotterfugi e questioni politiche, diceva che "a pensar male si fa peccato, ma quasi sempre ci si azzecca". Quindi è mia opinione che una vera "integrazione" di UDACE in ACSI non sia stata fatta a tempo debito (dicembre 2011) per continuare a gestire "in proprio" la considerevole massa di soldi che passa attraverso affiliazioni e tesseramento.
A questo punto della storia, chi ha pagato si trova in mezzo all'acqua, ma l'UDACE può continuare a fare la voce grossa, forte del fatto che in diverse zone la maggior parte delle manifestazioni sono organizzate da ASD affiliate ACSI, che non hanno molta voglia di spendere ancora. E fino alla fine dell'anno, non potrà che essere così.
C'è che si chiede come mai il CONI non prenda in mano la faccenda per portarla a soluzione. Lo ha già fatto: il comunicato del 9 marzo è chiaro e limpido, e secondo quelle parole non sono ammesse affiliazioni di secondo grado o rapporti "associati" del tipo ACSI-UDACE o, come in passato CSAIn-UDACE.
Quindi? Perchè alla fine dell'anno le cose cambieranno per forza?
Se le "regole" rimangono queste, l'UDACE dovrà scegliere quale strada prendere, ovvero se integrarsi nell'ACSI (ammesso che larelativa dirigenza non arrivi ad averne piene le pa..e) o rimanere in autonomia al di fuori dell'ordinamento sportivo, come parrebbero voler dire le parole del comunicato emanato la scorsa settimana a firma P.A. Negri.
La prima ipotesi comporta la perdita del controllo totale sui soldi derivanti da affiliazione e tesseramento e l'impossibilità di continuare a "fare quel che gli pare" (gare chiuse, tasse d'iscrizione differenziate, atteggiamenti esclusivi, ecc. ecc.). La seconda comporta il problema "non irrilevante" che le società affiliate non avranno lo status fiscale di A.S.D. con tutti i limiti conseguenti.
Sono sette mesi e pochi giorni, poi basta: in un modo o nell'altro si arriverà li. O l'UDACE si integra in un E.P.S. oppure si mette definitivamente fuori dall'ordinamento sportivo nazionale.
Qualcuno l'ha già capito, altri meno (o fanno finta...). Prima si adeguano e prima la finiamo con questa incommensurabile rottura di scatole.