Santilli e Five Stars League, ovvero: che c'entra il San Raffaele con le gran fondo?
Ma tra i personaggi in vista della Federciclismo, Bicitaly non schiera tra le sue fila solo Di Rocco. C'è anche Gianluca Santilli, procuratore federale. Ora, che un procuratore federale sia anche tesserato di una società sportiva (col rischio - ipotetico - di dover giudicare se stesso) è già una situazione paradossale, un conflitto di interessi degno della repubblica delle banane che a volte pare essere l'Italia.
Ma il buon Santilli ha anche altri incarichi che potrebbero far discutere. Per esempio, è presidente del consorzio Five Stars League, ovvero il progetto che riunisce le principali gran fondo italiane. Che il dominio del sito
www.5starsleague.com sia di proprietà della "Fondazione Centro S. Raffaele del Monte Tabor" (come facilmente verificabile su Checkdomain.com) è una di quelle sorprendenti evenienze che rendono la vita una scoperta continua...
Cosa bolle in pentola? Perché la potente (ora depotenziata, ma tant'è) struttura medica che faceva capo a Don Verzè ha così a fondo le mani in pasta nel ciclismo? Anche qui come per la cricca delle piscine: che c'entra il San Raffaele con il ciclismo?
Proviamo a buttare lì un'interpretazione: si è già parlato della possibilità (fatta passare per necessità!) dei controlli antidoping nel ciclismo amatoriale. Le gran fondo della Five Stars League possono essere un'ottima base di partenza, non tanto e non solo per i test in sé e per sé, quanto per la possibilità di una grandiosa raccolta di dati medici sui pedalatori della domenica. I fini? Li scopriremo solo vivendo.
Di sicuro questa del mondo amatoriale è la nuova frontiera del ciclismo, perlomeno in Italia: il business è veramente grosso, e c'è chi preconizza la fine del ciclismo professionistico per come l'abbiamo inteso finora, e al suo posto l'affermazione di un ciclismo "di tutti", in cui chi partecipa a una gara paga per farlo, mentre le costose manifestazioni professionistiche andranno via via in disuso. Sarà un caso, ma l'equiparazione delle società sportive amatoriali a quelle dilettantistiche (con tanto di diritto di voto anche per le prime) è già un dato di fatto in FCI.
E se così fosse, se i vertici politici del ciclismo italiano, in (potenziali) affari con elementi forti dell'economia (e di un certo sottobosco) all'italiana stessero facendo questo, ovvero trascurare il ciclismo professionistico per dare più forza a quello (ben più redditizio) degli amatori? È solo fantascienza, o lo potremmo definire insider trading?
Copia incolla dallo stesso articolo.
Certi personaggi sono piu' lassativi di un bombardiere di Glicerina!!
E dire che certi ciclosuonati si sentono fieri di dare il sangue...