Metto anche qui in "famiglia" il racconto dell'esperienza in francia
È stata davvero un'esperienza bellissima, sia per la compagnia, sia per la giornata perfetta di sole e fresco, e sia per la buona prova che sono riuscito a fare.
Inutile dire che con la Francia avevo un conto in sospeso. Il ritorno in bende, fratture costali e trauma cranico dell'anno scorso ha come tenuta aperta una parentesi che doveva essere chiusa in un altro modo. Così, quando per caso vedo un'offerta su face di un posto lasciato libero per la Marmotte, me lo aggiudico senza pensarci!Tempo una settimana e ho il gesso al braccio. Quelle due settimane di stop, alla fine, sono state benefiche e vi dirò il perchè più avanti. Dopo la kobram, per la prima volta durante l'anno ho cominciato ad allenarmi con un minimo di serietà, ovviamente a sensazioni. Salita! Mi conosco bene e ho programmato 3 settimane di carico crescente, e poi due di scarico. L'allenamento più duro, che ha concluso le ostilità due settimane fa, è stato un lungo di 146 km e 3700 metri di dislivello, e poi solo un mantenimento a calare. Ad una settimana esatta dalla gara, riesco a migliorare di 4 il mio tempo sul Serra, ed è un segnale più che positivo, visto che durante lestate non riesco mai ad esprimermi al meglio. Le gambe sono pronte.
Il giorno della gara. Siamo in un residence su all'Alpe, e iniziamo a scendere verso la partenza di Bourg d'Oisans verso le 6.30. Fa freddo e mi copro molto bene. Ovviamente ci sono i vari nordici di turno che scendono in pantaloncini e maglietta. Folli! A valle mi svesto e rimango con l'estivo e manicotti, mettendo il resto nello zaino che Blufreccia ci farà ritrovare in vetta al Galibier.
Quando andiamo in griglia (quella della partenza delle 7.30) siamo proprio in fondo e quindi il passaggio sotto lo striscione di avvio avviene qualche minuto dopo i primi. Vedo subito che lo spirito è diverso dall'Italia e non faccio fatica ad adeguarmi, ritenendo inutile andare ai 50 per recuperare posizioni. Gli altri membri della squadra a cui mi sono aggregato, invece, fanno l'esatto contrario. Così prima tengo i 42-43 senza difficoltà saltando di gruppo in gruppo, ma poi tiro definitivamente i remi in barca rimanendo in un gruppetto che viaggia ai 32-33.
Poi inizia la salita, dopo circa 15 km. Qui c'è poco da raccontare: mi metto lì in quel fiume di persone, mi isolo, e salgo su del mio passo. Regolare, tranquillo. Supero persone su persone, e ho il tempo di godermi gli scenari che il Col du Glandon regala. Mi sento bene. In cuor mio mi rassicuro sul fatto di poter stare sotto le 8 ore ma, soprattutto, di poter raggiungere l'obbiettivo più importante: fare bene l'ultima salita, facendo la differenza e stando sotto l'ora di scalata possibilmente.
In cima mi fermo a riempire le borracce e per mettermi lo smanicato, e poi scendo con calma, visto che il tempo sulla discesa del Glandon è neutralizzato a causa della pericolosità della discesa. Mi superano un po' di persone, ma a metà discesa vedo con la coda dell'occhio, sul tornante superiore, che un gruppo folto mi è alle calcagna. Visto il lungo tratto di fondovalle a salire che mi attende dopo, mi obbligo a rimanere con loro. Un po' alla volta mi superano tutti, ma in fondo alla discesa riesco a rimanere aggrappato alle ultime posizioni del plotone. Perfetto. Tiro per un km aiutando il mio gruppetto a rientrare su un più numeroso gruppo che ci è davanti, e poi mi nascondo nella pancia di quello che è diventato un gruppo davvero numeroso adesso.
Metto la testa fuori quando inizia il Telegraphe, e il copione è lo stesso: vado su del mio passo. Supero persone su persone, e trovo in un francese un osso duro da staccare. Ingaggiamo un

lo che ci porta rispettivamente ad allungare e inseguire. Il problema è che il tale era visibilmente quasi a tutta, io no. Sicchè superata la breve discesa che ci porta a Volloire, nel rettilineo che apre le danze del Galibier lo supero di slancio. Ma le borracce sono vuote e 1 km dopo mi devo fermare al ristoro. Lui mi risupera. Poi riparto e senza fretta lo riprendo. Lo affianco e lo guardo, e iniziamo a ridere! Mi dice "You kill me", e mi fa fare una risata grassa. Lo saluto e continuo ad andare su del mio passo. La vetta si avvicina, sempre di più, e sono indescrivibili le sensazioni che riesce a darmi questa salita storica immersa nel suo scenario incantato. Se non fosse per un vento contrario davvero fastidioso, vorrei che non finisse mai.
A un km dalla vetta mi fermo al punto blufreccia dove recupero il mio zaino, e verso nella borraccia la bottiglietta di coca che ci avevo messo. Mangio un po di formaggio al ristoro, per integrare proteine, e riparto. Passo in vetta e prima di scendere mi fermo a mettermi lo smanicato. I primi 8 km, fino al bivio del Lautaret sono incorniciati da montagne favolose, ma lasfalto terribilmente ondulato mi fa tirare i freni. Ho davvero paura di cadere, e le immagini dellanno scorso mi passano nella mente. Fortunatamente, anche nei km successivi di discesa più lieve, tampono questo punte debole desperienza, giocando con i gruppetti come sulla discesa precedente. Arrivo così ai piedi dellAlpe con nelle gambe solo qualche scatto a tutta per recuperare i metri persi via via, e mi convinco che sia stato solo un bene, così da non far bloccare totalmente le gambe nella lunghissima discesa.
Inizia lAlpe. Per un Pantaniano come me ha davvero un valore speciale, ed è la salita che voglio far meglio. Qui non cè più da conservare nulla e devo dare tutto. I primi 3 km, i più duri, li affronto con un po di riserva per evitare di piantarmi in quelli successivi dove è più facile spingere. È uno spettacolo! Il caldo afoso come al Tour, le ragazze bionde in bikini e i pancioni grondanti di sudore, le urla di incitamento... davvero una figata!
La brillantezza non è certo quella dei giorni migliori, visto che già ai piedi dellAlpe ho accumulato un dislivello mai fatto in vita mia, ma sento di poter dare ancora molto. Purtroppo però, superati i km più duri, non riesco ad avere il cambio di ritmo che volevo avere. Così, i 5 km successivi (quindi fino allottavo km di salita) salgo un po ingolfato. Mica male, per lamor di Dio, ma non come volevo. Gli ultimi 5 km invece ritrovo un buon colpo di pedale, ed è tutto un crescendo fino allultimo km di salita vera e propria, dove ho un passo che soddisfa in pieno. Gli ultimi 500 metri sono praticamente in discesa, e passo sotto il traguardo di slancio! Finita!
Forse la soddisfazione più bella di sempre per quanto riguarda le GF! È stata la mia prima, ed ultima, del 2012 ma anche in futuro penso di continuare su questa strada: una, ma bella. E finalemnte una giornata positiva in tutti gli aspetti. Sono andato bene, era bel tempo, e non mi sono fatto male. Ho chiuso in 7h09 il giro completo (dato del
Garmin; 6h43' quello dell'organizzazione al netto della discesa del Glandon), classificandomi al 184° posto, e scalando lAlpe in 5428. Non potevo davvero chiedere di meglio e la mezza delusione riguardo allincompiuta scalata finale è svanita subito!
Concludendo, è stato anche bellissimo per lo spirito che si respira in queste manifestazioni straniere e per i personaggi che vi si trovano. Lagonismo non manca ma per fortuna non cè quellesasperazione che regna in Italia e Toscana soprattutto. Unesperienza da ripetere senzaltro!