Il percorso: 6,5. Alla fine, i troppi chilometri a cronometro si sono rivelati ininfluenti per la classifica, poiché i valori, per le prime posizioni, comunque erano quelli che saranno più o meno rispecchiati dal podio di Parigi. Ma con qualche montagna in più ci sarebbe stato maggior divertimento.
Wiggins: 9,5. Dopo il quarto posto nel 2009 e la vittoria al Delfinato che già lo scorso anno lo metteva tra i favoriti del Tour, la caduta e il ritiro, il ritorno alla Vuelta, dove su un percorso non adatto alle sue caratteristiche fece terzo, si trova un tracciato ideale per le sue caratteristiche e vince il Tour, completando la sua evoluzione. Fortissimo a cronometro, forte in salita, fa del ritmo la sua arma; poco fantasioso, approfitta di una grandissima squadra e fa quello che doveva fare: vincere il Tour.
Froome: 8,5. Dà l'idea (non confermabile al 100%) di essere il più forte in salita, l'unico in grado di impensierire il suo capitano. A cronometro va forte, molto forte. Tra restare fedele al suo capitano e tentare di sovvertire le gerarchie, sceglie la formazione di compromesso: resta agli ordini di squadra, dando sfoggio di supriorità in ogni modo possibile. Forse, la scelta più facile.
Nibali: 8-. Un podio al Tour è un gran risultato, sulle montagne del Tour ha dimostrato di essere forte e di avere ancora più coraggio. Fine a se stesso in discesa, è però mancato nelle ultime tappe importanti, dove ha dovuto difendersi. Dà l'idea di aver concluso in calando.
La valutazione del suo Tour dipende dalla dimensione che si pensa il corridore abbia: se si interpreta questo podio come un punto di arrivo, un traguardo raggiunto da un ottimo corridore ma non un campione, gli si può anche dare 9; se lo si vuole vedere come un punto di partenza, non si può salire sopra al 7,5: non dà l'idea di poter, nemmeno in futuro, lottare per vincere.
VDB: 7,5. Sfortunato sulla prima salita, si danna tutto il Tour per recuperare posizioni. Dopo Nibali, il più "generoso" tra gli uomini di classifica; costante ma privo di acuti.
Van Garderen: 9. Giovane, maglia bianca, molto forte a cronometro, tenace in salita. E' uno da tenere d'occhio per il futuro prossimo.
Zubeldia: 7-. Ritorna ad alti livelli dopo anni, gestisce bene momenti di difficoltà, arriva sesto in classifica. Però è invisibile.
Evans: 5,5. Bene sulle prime montagne, malino a cronometro e di lì in avanti sempre peggio, a sprofondare. Il sussulto sulla Croix de Fer è più di cuore che di gambe, mostra l'anime del campione, ma le gambe del corridore in declino. Forse "rilassato" dalla vittoria dello scorso anno, forse stroncato dall'anagrafe irriguardosa.
Rolland: 6,5. Controverso. Vince una tappa, resta in classifica, attacca mentre mezzo gruppo ha forato... L'anno scorso mi era piaciuto di più.
Brajkovic: 6. Altro invisibile.
Pineaut: 8. Vince una grande tappa, fa una bella classifica, in montagna resta la maggior parte delle volte con i primissimi. Difende il piazzamento nei "10" a cronometro. Ed è il più giovane del Tour.
Segue nel post #6
Wiggins: 9,5. Dopo il quarto posto nel 2009 e la vittoria al Delfinato che già lo scorso anno lo metteva tra i favoriti del Tour, la caduta e il ritiro, il ritorno alla Vuelta, dove su un percorso non adatto alle sue caratteristiche fece terzo, si trova un tracciato ideale per le sue caratteristiche e vince il Tour, completando la sua evoluzione. Fortissimo a cronometro, forte in salita, fa del ritmo la sua arma; poco fantasioso, approfitta di una grandissima squadra e fa quello che doveva fare: vincere il Tour.
Froome: 8,5. Dà l'idea (non confermabile al 100%) di essere il più forte in salita, l'unico in grado di impensierire il suo capitano. A cronometro va forte, molto forte. Tra restare fedele al suo capitano e tentare di sovvertire le gerarchie, sceglie la formazione di compromesso: resta agli ordini di squadra, dando sfoggio di supriorità in ogni modo possibile. Forse, la scelta più facile.
Nibali: 8-. Un podio al Tour è un gran risultato, sulle montagne del Tour ha dimostrato di essere forte e di avere ancora più coraggio. Fine a se stesso in discesa, è però mancato nelle ultime tappe importanti, dove ha dovuto difendersi. Dà l'idea di aver concluso in calando.
La valutazione del suo Tour dipende dalla dimensione che si pensa il corridore abbia: se si interpreta questo podio come un punto di arrivo, un traguardo raggiunto da un ottimo corridore ma non un campione, gli si può anche dare 9; se lo si vuole vedere come un punto di partenza, non si può salire sopra al 7,5: non dà l'idea di poter, nemmeno in futuro, lottare per vincere.
VDB: 7,5. Sfortunato sulla prima salita, si danna tutto il Tour per recuperare posizioni. Dopo Nibali, il più "generoso" tra gli uomini di classifica; costante ma privo di acuti.
Van Garderen: 9. Giovane, maglia bianca, molto forte a cronometro, tenace in salita. E' uno da tenere d'occhio per il futuro prossimo.
Zubeldia: 7-. Ritorna ad alti livelli dopo anni, gestisce bene momenti di difficoltà, arriva sesto in classifica. Però è invisibile.
Evans: 5,5. Bene sulle prime montagne, malino a cronometro e di lì in avanti sempre peggio, a sprofondare. Il sussulto sulla Croix de Fer è più di cuore che di gambe, mostra l'anime del campione, ma le gambe del corridore in declino. Forse "rilassato" dalla vittoria dello scorso anno, forse stroncato dall'anagrafe irriguardosa.
Rolland: 6,5. Controverso. Vince una tappa, resta in classifica, attacca mentre mezzo gruppo ha forato... L'anno scorso mi era piaciuto di più.
Brajkovic: 6. Altro invisibile.
Pineaut: 8. Vince una grande tappa, fa una bella classifica, in montagna resta la maggior parte delle volte con i primissimi. Difende il piazzamento nei "10" a cronometro. Ed è il più giovane del Tour.
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