Cosa e' preferibile tra le due metodologie di recupero?
Grazie
Dipende da diversi fattori.
In primo luogo dallo "storico" dell'atleta e dal suo livello: per un ciclista che ha iniziato l'attività ciclistica da poco, un giorno di recupero attivo non andrebbe a svolgere la medesima funzione rispetto ad un giorno di riposo, ma al contrario, andrebbe a generare ulteriore stress a livello fisiologico.
Diversamente, una volta raggiunto un buon stato di fitness è possibile inserire attività specifiche di recupero attivo sia sul mezzo (Z1) - che no (massaggi, bagni caldi o freddi, abbigliamento specifico per la compressione dei muscoli interessati...) , come avviene per atleti già di buon livello, mantenendo i miglioramenti che si sono creati nelle attività più impegnative e favorendo i processi di recupero (riparazione a livello muscolare, accumulo delle scorte di glicogeno...). Il rischio principale, sempre presente per tutti gli atleti, è quello di andare a trasformare una seduta di recupero attivo in un allenamento vero e proprio, forzando troppo e, di conseguenza, annullando i benefici che la corretta attività può generare.
Anche gli studi specifici non hanno dato, ad ora, risposte concrete. In particolare ciò è dovuto:
- al mancato utilizzo di un campione significativo nello studio (limitandosi ad un numero < di 20/30 atleti);
- ad una mancanza generale nella specificità della ricerca (età, sesso, etc...), concentrandosi spesso e volentieri sul valore di fitness degli atleti sottoposti al test (misurato generalmente attraverso Vo2Max).
Uno degli studi più significativi è questo (
Effect of five different recovery methods on repeated cycle performance) dove si confrontano i risultati di diverse metodologie di recupero (riposo, recupero attivo e diverse combinazioni di tecniche di compressione ed uso del freddo) dopo una frazione formata da riscaldamento + 30' 75% Vo2Max. Il recupero attivo è l'unico che ha segnato un risultato positivo nella seconda ripetuta. Alcuni limiti sono però evidenti:
- il recupero misurato nel test è un lasso di tempo breve (2h)
- la modalità scelta per il recupero: al termine della prima prova seguivano 20' di recupero tra i 5 modelli + 100 di riposo... a cui segue la seconda prova.
- i risultati di un altro studio (
Effect of active versus passive recovery on metabolism and performance during subsequent exercise) che non evidenziano particolari differenze tra i due modelli (recupero attivo e riposo). In questo caso può essere stata determinante la scelta di utilizzare una diversa procedura di valutazione (15' di recupero tra i due intervalli di 20').
Personalmente penso che una seconda variante, oltre alla prima espressa (livello dell'atleta) e ai risultati degli studi (che hanno comunque dei limiti di applicabilità), sia la disponibilità di tempo: un'atleta che ha la possibilità di allenarsi molto tempo durante la settimana può trarre, probabilmente, maggiori risultati da attività di recupero attivo; diversamente un'atleta che ha già poco tempo a disposizione può ricorrere a forme di recupero alternative (non sul mezzo) ottimizzando il tempo (limitato) che ha a disposizione.