Caro diario.... (PARTE II)

Stefano1964

Apprendista Velocista
19 Settembre 2011
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Caro diario, l'ultimo dell'anno mi ha fatto venire in mente un periodo storico della mia vita.

Devi sapere che quando tenevo 23 anni mi iscrissi all'Università di Roma, Facoltà di medicina e chirurgia.
23 anni perché avevo approfondito gli studi per il diploma.

Da studente fuorisede non stavo per niente male. Per l'alloggio non spendevo una mazza, perché dormivo dentro la vasca da bagno di certi amichi ricchi di Cerignola.
Il caffè lo scroccavo, e a mangiare andavo alla mensa universitaria: a pranzo e a cena.
Il barbiere era quello dell'università, Cociss. Non telefonavo, non tornavo mai a casa.
La carta igienica la rubavo alla mensa di Ingegneria.

Allo Stato la mia istruzione costava assai. Pagavo 300.000 lire all'anno di tasse. Ma, considerando che il pasto alla mensa mi costava 1.000 lire, mentre allo Stato ne costava 7.000, scroccavo al Ministero circa 12.000 lire al giorno. Cioè 4.320.000 lire all'anno, considerando che ci andavo pure d'estate.

In pratica, con me lo Stato perdeva 4.020.000 lire all'anno.

Dopo dieci anni, venni convocato alla Presidenza di Facoltà. Un bel posto, non c'ero mai stato.
Il Preside, che era un tipo serio, mi disse che era arrivata una lettera dal Ministero dell'Istruzione, riguardante me. Proprio me personalmente.

Me la lesse. Per la verità era un poco sgrammaticata, sicuramente l'aveva redatta un tipo incolto. Forse il Ministro stesso.
"Egregio Sig. Preside, ci risulta che nella Sua facoltà sia iscritto uno studente a dir poco anomalo. Paga le tasse sempre, questo sì; ma non si conoscono le sue intenzioni in merito allo studio. Nessuno l'ha mai visto, a quanto pare. Nessuno ne ha notizie, tantomeno i professori.
Soltanto nome, cognome, numero di matricola.
Dato che detto studente, iscritto da ben dieci anni, ci risulta esser costato allo scrivente Ministero, in spese vive, almeno 40 milioni di lire, vorrà essere così cortese da accertare il curriculum dello stesso, gli esami sostenuti, la prospettiva di laurea. Invitandolo, se possibile, ad accelerare il corso di studi, per la Sua e nostra soddisfazione personale e professionale.
Con osservanza". il Ministro pro tempore

Il Preside era di Napoli.
Mi disse: "Guagliò, ma tu, che vvuò fà? Famme capì nu poco, quanti esami hai fatto? Sei vicino al traguardo?"
Io: "Preside, scusate. Quanti sono gli esami, in tutto?"
Lui: "Maronn, sei iscritto da dieci anni e non sai nemmanco quanti sono gli esami, ma che cazz'e student sì tu, comunque: sono 35. Vabbuò?".
Io: "Preside, scusate. Io penso. Mi pare. Preside, mi pare di averne fatti 5. Forse. O 5 o 4, non sono sicuro. Mi ricordo che erano quelli che tutti dicevano che erano facili. Preside. Io studio. Mi impegno. I professori non mi capiscono. Preside."
Lui era sbiancato assai.
Parlava piano, si capiva solo "Mannagg a' maronn, mannagg a' maronn ......E mo' comm'aggia fà ....."

Poi si riprese, e mi parlò piano piano.
"Senti un poco, io una soluzione la debbo trovare. Se tu stai iscritto altri dieci anni, lo Stato deve fare una manovrina apposta per te. Mannagg a' maronn".
Poi gli venne un'idea. Io ascoltavo con occhi luminosi.
"Senti a me. Io ti posso mandare all'estero per un periodo di studi. Università di Varsavia, facciamo uno scambio culturale. Ti mando come studente all'estero".
Io eccepii: "Preside, io capisco già poco l'italiano. Varsavia non sta in Polacchia?"
Lui: "Futtatenne, tanto paga lo Stato. Meglio questo, che mantenerti a vita. Tu non parlare per niente, ti facciamo fare i libri con le figure e gli esami a quiz".
A questo punto ero convinto.
"Preside, se lo devo fare per lo Stato io mi sacrifico, ci mancherebbe altro. Quanto ci metterò a prendermi una bella laurea? Come si mangia, alle mense della Polacchia?"

Il Preside mi rassicurò su tutto, e così dopo meno di un mese io partii, e dopo cinque mesi ero già di ritorno con una laurea bella fiammante in Medicina e chirurgia. Originale polacca.

Io, precursore del Programma Erasmus.
 

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Caro diario, l'ultimo dell'anno mi ha fatto venire in mente un periodo storico della mia vita.

Devi sapere che quando tenevo 23 anni mi iscrissi all'Università di Roma, Facoltà di medicina e chirurgia.
23 anni perché avevo approfondito gli studi per il diploma.

Da studente fuorisede non stavo per niente male. Per l'alloggio non spendevo una mazza, perché dormivo dentro la vasca da bagno di certi amichi ricchi di Cerignola.
Il caffè lo scroccavo, e a mangiare andavo alla mensa universitaria: a pranzo e a cena.
Il barbiere era quello dell'università, Cociss. Non telefonavo, non tornavo mai a casa.
La carta igienica la rubavo alla mensa di Ingegneria.

Allo Stato la mia istruzione costava assai. Pagavo 300.000 lire all'anno di tasse. Ma, considerando che il pasto alla mensa mi costava 1.000 lire, mentre allo Stato ne costava 7.000, scroccavo al Ministero circa 12.000 lire al giorno. Cioè 4.320.000 lire all'anno, considerando che ci andavo pure d'estate.

In pratica, con me lo Stato perdeva 4.020.000 lire all'anno.

Dopo dieci anni, venni convocato alla Presidenza di Facoltà. Un bel posto, non c'ero mai stato.
Il Preside, che era un tipo serio, mi disse che era arrivata una lettera dal Ministero dell'Istruzione, riguardante me. Proprio me personalmente.

Me la lesse. Per la verità era un poco sgrammaticata, sicuramente l'aveva redatta un tipo incolto. Forse il Ministro stesso.
"Egregio Sig. Preside, ci risulta che nella Sua facoltà sia iscritto uno studente a dir poco anomalo. Paga le tasse sempre, questo sì; ma non si conoscono le sue intenzioni in merito allo studio. Nessuno l'ha mai visto, a quanto pare. Nessuno ne ha notizie, tantomeno i professori.
Soltanto nome, cognome, numero di matricola.
Dato che detto studente, iscritto da ben dieci anni, ci risulta esser costato allo scrivente Ministero, in spese vive, almeno 40 milioni di lire, vorrà essere così cortese da accertare il curriculum dello stesso, gli esami sostenuti, la prospettiva di laurea. Invitandolo, se possibile, ad accelerare il corso di studi, per la Sua e nostra soddisfazione personale e professionale.
Con osservanza". il Ministro pro tempore

Il Preside era di Napoli.
Mi disse: "Guagliò, ma tu, che vvuò fà? Famme capì nu poco, quanti esami hai fatto? Sei vicino al traguardo?"
Io: "Preside, scusate. Quanti sono gli esami, in tutto?"
Lui: "Maronn, sei iscritto da dieci anni e non sai nemmanco quanti sono gli esami, ma che cazz'e student sì tu, comunque: sono 35. Vabbuò?".
Io: "Preside, scusate. Io penso. Mi pare. Preside, mi pare di averne fatti 5. Forse. O 5 o 4, non sono sicuro. Mi ricordo che erano quelli che tutti dicevano che erano facili. Preside. Io studio. Mi impegno. I professori non mi capiscono. Preside."
Lui era sbiancato assai.
Parlava piano, si capiva solo "Mannagg a' maronn, mannagg a' maronn ......E mo' comm'aggia fà ....."

Poi si riprese, e mi parlò piano piano.
"Senti un poco, io una soluzione la debbo trovare. Se tu stai iscritto altri dieci anni, lo Stato deve fare una manovrina apposta per te. Mannagg a' maronn".
Poi gli venne un'idea. Io ascoltavo con occhi luminosi.
"Senti a me. Io ti posso mandare all'estero per un periodo di studi. Università di Varsavia, facciamo uno scambio culturale. Ti mando come studente all'estero".
Io eccepii: "Preside, io capisco già poco l'italiano. Varsavia non sta in Polacchia?"
Lui: "Futtatenne, tanto paga lo Stato. Meglio questo, che mantenerti a vita. Tu non parlare per niente, ti facciamo fare i libri con le figure e gli esami a quiz".
A questo punto ero convinto.
"Preside, se lo devo fare per lo Stato io mi sacrifico, ci mancherebbe altro. Quanto ci metterò a prendermi una bella laurea? Come si mangia, alle mense della Polacchia?"

Il Preside mi rassicurò su tutto, e così dopo meno di un mese io partii, e dopo cinque mesi ero già di ritorno con una laurea bella fiammante in Medicina e chirurgia. Originale polacca.

Io, precursore del Programma Erasmus.


:mrgreen:
 
M

mazzoblu

Guest
Caro diario,

stamattina voglio scrivere un po' sul bdc forum
anche per darmi forza nelle tante salite della vita.

............


perchè questo non è il mondo delle fatine
è il mondo crudo in cui viviamo

...nella vita non è sempre tutto come vorresti
anzi non lo è quasi mai .....
 
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M

mazzoblu

Guest
...
anni fa a scuola
una professoressa antipatica e severa una volta disse:

ragazzi la fuori il mondo è duro
la vita è dura
bisogna imparare a mettere su la corazza

dovete imparare a farvi la vostra corazza

non sono mai andato bene nella sua materia,
lottavo per la sufficienza
ma la lezione della corazza
è la più importante che quella professoressa ci abbia mai fatto.
 
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Stefano1964

Apprendista Velocista
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Triciclo Giordani
Caro diario,

ho passato i primi fine settimana sbracato sul letto, guardando anche tre films di seguito.
E devo dire che non mi trovavo affatto male, mi riposavo assai.

Poi però ho preso coscienza del fatto che non potevo continuare a farmi pippe a vita.
Anche se gradisco molto la pratica. Ma alla lunga stanca. Tutto stanca, e consuma (C. Bukowsky).

E quindi sabato sono uscito, sono andato a prendere la macchina "nuova" che ha sostituito la Petocar.
Mi è molto dispiaciuto lasciare la mia affezionatissima. L'abitacolo era impregnato del mio odore.
Vabbè. Per la verità l'ho mollata lì e non l'ho più degnata di uno sguardo, ero già innamorato della macchina nuova. Che va bene, tra l'altro, ed è pure più veloce. Tiene anche il lettore ciddì.

Poi ieri, me ne sono andato al mare con una mia amica.
Vabbè. Amica. Tiene due occhi verdi da gatta che appena la incontro mi viene una sbadanga paurosa. Però siamo amici, buoni amici.
E' una ragazza alta, magra, mora. Sembra una modella. Certe volte mi pare fichissima, certe volte mi pare bruttina e disgraziata anzichenò. Ieri mi pareva bonissima. Probabilmente perché non toccavo donna da settimane. Tiene le cosce lunghe.

Io tengo una bella macchina, vabbè, me la fo piacere, per il resto non sono granché, anzi, se debbo dire la verità mi trovo un poco cesso. Possiamo dire che sono un poco bello, volendo. Alcune donne mi trovano bellissimo, ma non capisco come fanno.

La mia amica è depressa. Io sono depresso. Siamo arrivati al mare in un'atmosfera di depressione. Tenevo dance anni '70 nel lettore ciddì, ad ella piace questa musica.
Abbiamo parlato un poco, di argomenti deprimenti. Tasse, soprattutto.
Colpa mia. Esco con una ragazza depressa, e non mi viene in mente nient'altro che parlare di tasse. Avrei potuto parlare di anomia, di società allo sbando, dell'utopistica proposta di organizzazione del desiderio, o di suicidio. Tutto sarebbe stato meglio delle tasse, penso.
Quando si parla di tasse m'incazzo sempre.

Però la giornata non ha buttato male. Ho parcheggiato praticamente in spiaggia, e al tramonto siamo scesi dalla macchina. Tenevo il lettore ciddì acceso, e dato che faceva un poco freddo le ho dato il mio giubbotto di pelle da mettere sulle spalle. I tacchi a spillo le affondavano nella sabbia, però abbiamo provato comunque a ballare un po'.
Poi ci siamo baciati, e a quel punto mi è venuta una sensazione romanticissima, concentrata nei pantaloni, ma siccome non volevo fare il porco come al solito mi sono trattenuto.

Mi sono limitato a sussurrare parole d'amore, anche se, per dire la verità, l'avrei volentieri ingroppata sul sedile posteriore, pure perché in giro non c'era nessuno.
Ma questa è una ragazza seria, depressa come me, e vorrei averci una storia seria. Magari un poco deprimente, ma seria.

La rivedrò domani sera, voglio portarla a cena fuori. Cercherò un locale con le luci soffuse, perché mi dicono che le cene a lume di candela si fanno apposta perché la donna ti vede meno in faccia e allora ti trova: a) più romantico; ma soprattutto b) meno brutto.

Se, poi, riesco a trombare, allora ve lo farò sapere, come peraltro farò con tutti i miei amici.
Mi capita tanto raramente che, appena posso, diffondo la notizia.
 
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freeroad

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25 Settembre 2012
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preferibilmente dove la strada sale
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qualcuna
non so per qual motivo, ma leggendovi mi è saltata in testa una strana analogia che vede protagonisti le espressioni di soggetti di sesso maschile, e i loro commenti, quando entrando nella mia stanza, vengono catturati dalla collezione completa di testi di Bukowski disposta davanti al mio letto!
:)))::)))::)))::)))::)))::))):
 

vulcan

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(...)
Poi ci siamo baciati, e a quel punto mi è venuta una sensazione romanticissima, concentrata nei pantaloni, ma siccome non volevo fare il porco come al solito mi sono trattenuto.

Mi sono limitato a sussurrare parole d'amore, anche se, per dire la verità, l'avrei volentieri ingroppata sul sedile posteriore, pure perché in giro non c'era nessuno.
Ma questa è una ragazza seria, depressa come me, e vorrei averci una storia seria. Magari un poco deprimente, ma seria.
(...)
io l'ho definito col suo nome, non ho pensato fosse una cosa geniale, ho solo compreso il testo. Da qua a definire "genio" un pisello ce ne passa, almeno per me :mrgreen:
E' il passaggio che è geniale, non il pisello, capisci? E' il tono disincantato con cui colloca fisicamente la "sensazione romanticissima", dove invece tutti si sarebbero aspettati una tumultuosa palpitazione del cuore o un senso di tenero abbandono dovuto ai baci.

Mescal, devi smetterla di andare in giro piantato sul reggisella; perdi tutta la poesia...:mrgreen: :-x
 

SoftMachine

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E' il passaggio che è geniale, non il pisello, capisci? E' il tono disincantato con cui colloca fisicamente la "sensazione romanticissima", dove invece tutti si sarebbero aspettati una tumultuosa palpitazione del cuore o un senso di tenero abbandono dovuto ai baci.

Mescal, devi smetterla di andare in giro piantato sul reggisella; perdi tutta la poesia...:mrgreen: :-x




La cosa che trovo davvero notevole e' che in alcuni punti scrive senza freni, in modo semplice e disincantato, cosi che le espressioni e i pensieri anche più beceri acquistano un nitore fanciullesco.
Mi sorprende il fatto che utilizzi un linguaggio triviale e esponga, a volte, fatti e azioni che facilmente potrebbero scadere nell'anonimo volgare e, invece, mantengono una vena delirante e a loro modo poetica.

Peccato che sia una testa di cazzo per altri motivi che lui conosce:angrymod:


:eek:
 

vulcan

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La cosa che trovo davvero notevole e' che in alcuni punti scrive senza freni, in modo semplice e disincantato, cosi che le espressioni e i pensieri anche più beceri acquistano un nitore fanciullesco.
Mi sorprende il fatto che utilizzi un linguaggio triviale e esponga, a volte, fatti e azioni che facilmente potrebbero scadere nell'anonimo volgare e, invece, mantengono una vena delirante e a loro modo poetica.

Peccato che sia una testa di cazzo per altri motivi che lui conosce:angrymod:


:eek:
Esattamente. Non c'è quel velo di ipocrisia che molti invece userebbero a piene mani, pur pensando le stesse cose.