Caro diario, l'ultimo dell'anno mi ha fatto venire in mente un periodo storico della mia vita.
Devi sapere che quando tenevo 23 anni mi iscrissi all'Università di Roma, Facoltà di medicina e chirurgia.
23 anni perché avevo approfondito gli studi per il diploma.
Da studente fuorisede non stavo per niente male. Per l'alloggio non spendevo una mazza, perché dormivo dentro la vasca da bagno di certi amichi ricchi di Cerignola.
Il caffè lo scroccavo, e a mangiare andavo alla mensa universitaria: a pranzo e a cena.
Il barbiere era quello dell'università, Cociss. Non telefonavo, non tornavo mai a casa.
La carta igienica la rubavo alla mensa di Ingegneria.
Allo Stato la mia istruzione costava assai. Pagavo 300.000 lire all'anno di tasse. Ma, considerando che il pasto alla mensa mi costava 1.000 lire, mentre allo Stato ne costava 7.000, scroccavo al Ministero circa 12.000 lire al giorno. Cioè 4.320.000 lire all'anno, considerando che ci andavo pure d'estate.
In pratica, con me lo Stato perdeva 4.020.000 lire all'anno.
Dopo dieci anni, venni convocato alla Presidenza di Facoltà. Un bel posto, non c'ero mai stato.
Il Preside, che era un tipo serio, mi disse che era arrivata una lettera dal Ministero dell'Istruzione, riguardante me. Proprio me personalmente.
Me la lesse. Per la verità era un poco sgrammaticata, sicuramente l'aveva redatta un tipo incolto. Forse il Ministro stesso.
"Egregio Sig. Preside, ci risulta che nella Sua facoltà sia iscritto uno studente a dir poco anomalo. Paga le tasse sempre, questo sì; ma non si conoscono le sue intenzioni in merito allo studio. Nessuno l'ha mai visto, a quanto pare. Nessuno ne ha notizie, tantomeno i professori.
Soltanto nome, cognome, numero di matricola.
Dato che detto studente, iscritto da ben dieci anni, ci risulta esser costato allo scrivente Ministero, in spese vive, almeno 40 milioni di lire, vorrà essere così cortese da accertare il curriculum dello stesso, gli esami sostenuti, la prospettiva di laurea. Invitandolo, se possibile, ad accelerare il corso di studi, per la Sua e nostra soddisfazione personale e professionale.
Con osservanza". il Ministro pro tempore
Il Preside era di Napoli.
Mi disse: "Guagliò, ma tu, che vvuò fà? Famme capì nu poco, quanti esami hai fatto? Sei vicino al traguardo?"
Io: "Preside, scusate. Quanti sono gli esami, in tutto?"
Lui: "Maronn, sei iscritto da dieci anni e non sai nemmanco quanti sono gli esami, ma che cazz'e student sì tu, comunque: sono 35. Vabbuò?".
Io: "Preside, scusate. Io penso. Mi pare. Preside, mi pare di averne fatti 5. Forse. O 5 o 4, non sono sicuro. Mi ricordo che erano quelli che tutti dicevano che erano facili. Preside. Io studio. Mi impegno. I professori non mi capiscono. Preside."
Lui era sbiancato assai.
Parlava piano, si capiva solo "Mannagg a' maronn, mannagg a' maronn ......E mo' comm'aggia fà ....."
Poi si riprese, e mi parlò piano piano.
"Senti un poco, io una soluzione la debbo trovare. Se tu stai iscritto altri dieci anni, lo Stato deve fare una manovrina apposta per te. Mannagg a' maronn".
Poi gli venne un'idea. Io ascoltavo con occhi luminosi.
"Senti a me. Io ti posso mandare all'estero per un periodo di studi. Università di Varsavia, facciamo uno scambio culturale. Ti mando come studente all'estero".
Io eccepii: "Preside, io capisco già poco l'italiano. Varsavia non sta in Polacchia?"
Lui: "Futtatenne, tanto paga lo Stato. Meglio questo, che mantenerti a vita. Tu non parlare per niente, ti facciamo fare i libri con le figure e gli esami a quiz".
A questo punto ero convinto.
"Preside, se lo devo fare per lo Stato io mi sacrifico, ci mancherebbe altro. Quanto ci metterò a prendermi una bella laurea? Come si mangia, alle mense della Polacchia?"
Il Preside mi rassicurò su tutto, e così dopo meno di un mese io partii, e dopo cinque mesi ero già di ritorno con una laurea bella fiammante in Medicina e chirurgia. Originale polacca.
Io, precursore del Programma Erasmus.
Devi sapere che quando tenevo 23 anni mi iscrissi all'Università di Roma, Facoltà di medicina e chirurgia.
23 anni perché avevo approfondito gli studi per il diploma.
Da studente fuorisede non stavo per niente male. Per l'alloggio non spendevo una mazza, perché dormivo dentro la vasca da bagno di certi amichi ricchi di Cerignola.
Il caffè lo scroccavo, e a mangiare andavo alla mensa universitaria: a pranzo e a cena.
Il barbiere era quello dell'università, Cociss. Non telefonavo, non tornavo mai a casa.
La carta igienica la rubavo alla mensa di Ingegneria.
Allo Stato la mia istruzione costava assai. Pagavo 300.000 lire all'anno di tasse. Ma, considerando che il pasto alla mensa mi costava 1.000 lire, mentre allo Stato ne costava 7.000, scroccavo al Ministero circa 12.000 lire al giorno. Cioè 4.320.000 lire all'anno, considerando che ci andavo pure d'estate.
In pratica, con me lo Stato perdeva 4.020.000 lire all'anno.
Dopo dieci anni, venni convocato alla Presidenza di Facoltà. Un bel posto, non c'ero mai stato.
Il Preside, che era un tipo serio, mi disse che era arrivata una lettera dal Ministero dell'Istruzione, riguardante me. Proprio me personalmente.
Me la lesse. Per la verità era un poco sgrammaticata, sicuramente l'aveva redatta un tipo incolto. Forse il Ministro stesso.
"Egregio Sig. Preside, ci risulta che nella Sua facoltà sia iscritto uno studente a dir poco anomalo. Paga le tasse sempre, questo sì; ma non si conoscono le sue intenzioni in merito allo studio. Nessuno l'ha mai visto, a quanto pare. Nessuno ne ha notizie, tantomeno i professori.
Soltanto nome, cognome, numero di matricola.
Dato che detto studente, iscritto da ben dieci anni, ci risulta esser costato allo scrivente Ministero, in spese vive, almeno 40 milioni di lire, vorrà essere così cortese da accertare il curriculum dello stesso, gli esami sostenuti, la prospettiva di laurea. Invitandolo, se possibile, ad accelerare il corso di studi, per la Sua e nostra soddisfazione personale e professionale.
Con osservanza". il Ministro pro tempore
Il Preside era di Napoli.
Mi disse: "Guagliò, ma tu, che vvuò fà? Famme capì nu poco, quanti esami hai fatto? Sei vicino al traguardo?"
Io: "Preside, scusate. Quanti sono gli esami, in tutto?"
Lui: "Maronn, sei iscritto da dieci anni e non sai nemmanco quanti sono gli esami, ma che cazz'e student sì tu, comunque: sono 35. Vabbuò?".
Io: "Preside, scusate. Io penso. Mi pare. Preside, mi pare di averne fatti 5. Forse. O 5 o 4, non sono sicuro. Mi ricordo che erano quelli che tutti dicevano che erano facili. Preside. Io studio. Mi impegno. I professori non mi capiscono. Preside."
Lui era sbiancato assai.
Parlava piano, si capiva solo "Mannagg a' maronn, mannagg a' maronn ......E mo' comm'aggia fà ....."
Poi si riprese, e mi parlò piano piano.
"Senti un poco, io una soluzione la debbo trovare. Se tu stai iscritto altri dieci anni, lo Stato deve fare una manovrina apposta per te. Mannagg a' maronn".
Poi gli venne un'idea. Io ascoltavo con occhi luminosi.
"Senti a me. Io ti posso mandare all'estero per un periodo di studi. Università di Varsavia, facciamo uno scambio culturale. Ti mando come studente all'estero".
Io eccepii: "Preside, io capisco già poco l'italiano. Varsavia non sta in Polacchia?"
Lui: "Futtatenne, tanto paga lo Stato. Meglio questo, che mantenerti a vita. Tu non parlare per niente, ti facciamo fare i libri con le figure e gli esami a quiz".
A questo punto ero convinto.
"Preside, se lo devo fare per lo Stato io mi sacrifico, ci mancherebbe altro. Quanto ci metterò a prendermi una bella laurea? Come si mangia, alle mense della Polacchia?"
Il Preside mi rassicurò su tutto, e così dopo meno di un mese io partii, e dopo cinque mesi ero già di ritorno con una laurea bella fiammante in Medicina e chirurgia. Originale polacca.
Io, precursore del Programma Erasmus.



