"I KOM valgono poco". Si può anche dire che valgano niente, che anche i risultati in una granfondo valgano poco (o niente), che pure la vittoria al Tour valga poco o niente, anzi che alcune valgano in negativo come marchio d'infamia.
Insomma, si può dire, e a ragione, un po' quello che si vuole, perché il valore di tutto è molto relativo: "i KOM valgono moltissimo".
Sono cose, come si dice,
incommensurabili.
Sembra anche a me e me lo spiego con una frase che mi ha detto un ciclista anni fa: "Sono un ciclista pippa da secondo o terzo nelle granfondo". Ora, se uno fa secondo o terzo nella granfondo, non è un ciclista pippa, ma perché lo dice? Perché per una certa cultura l'apparenza di umiltà è tutto (anche quando è falsissima), mentre un minimo di contentezza di se stessi e di quello che si fa è già mostruosa vanità, peccato mortale.
Quindi, se sei forte, devi
almeno dire che sei scarso, oppure che lo sei perché così, in modi infantili, sfoghi tuoi problemi, tue frustrazioni, che sei forte lì ma altrove sei debole, che stai
compensando qualche debolezza ecc. così che gli altri possano compatirti e quindi accettarti.
C'è una frase di Nietzsche che dice una cosa del tipo "l'amico vero non si vede nei tuoi momenti di tristezza, si vede se è con te nei tuoi momenti di felicità", perché consolare un infelice è molto più umano-troppo-umano che gioire-con una persona contenta.
Guarda qui sotto:
A parte il classico linguaggio della patologizzazione
(linguaggio apparentemente analitico intriso di condanne morali), questo è l'esempio della condanna che inevitabilmente deve subire chi non nasconde dei risultati di cui è contento.
Tra l'altro, nota come queste condanne-diagnosi siano molto più condanne che diagnosi perché quello che viene chiamato "uso distorto" di strava è invece il suo uso corretto, quello che lo differenzia, ad esempio, dal
garmin connect, cioè il lato "social" del confronto con gli altri.
In questo post "scorretto" significa "riprovevole" in base alla cultura di cui sopra.