E venne il giorno, anzi più correttamente, e venne la sera in cui si verificò un grande cambiamento nella mia vita.
Ma prima di tutto, voglio precisare perché mi sto mettendo a scrivere queste cose. Le scrivo per condividerle, perché le emozioni e i sentimenti sia positivi che negativi valgono la pena di essere raccontati. Perché finalmente ho il coraggio di metterle nero su bianco su un forum che mi ha fatto trascorrere tante ore piacevoli e che, per quel che vale, approfitto per ringraziare.
Scrivo inoltre perché penso, spero, che ad un appassionato di ciclismo queste parole possano interessare; perché una bici la si manda avanti con le gambe ma molto di più con il sentimento. E' possibile che alcuni abbiano vissuto un momento analogo al mio e che lo abbiano superato, altri invece, magari, si trovano ancora nel "tunnel"senza dubbi che gli possano rovinare la pedalata, altri magari mi considerano giá un immaturo frustrato. Non importa.
Dicevo, venne la sera, un venerdì sera, il 28 giugno, in cui in cui la mia testa protestò vibratamente. E se si dice che al cuor non si comanda, figurarsi alla testa.
Per la granfondo domenicana tutto era stato stabilito. Iscrizione, albergo, catena della bici cambiata; avrei lavorato al sabato mattina e nel primo pomeriggio sarei partito.
E invece no, come detto, la mia testa protestó e rifiutó quella decisione.
Venerdì sera tornai a casa dalla mia uscita in bici ed improvvisamente, come svegliandomi da un sogno, non sapevo piú rispondere alla domanda :-perché lo sto facendo?, perché tutte queste fatiche, sacrifici, tensioni, pericoli?
La decisione di smettere di pedalare fu improvvisa.
Ma probabilmente il mio cervello era giá un po' che ci pensava. Una settimana con un po' più di stanchezza addosso, fecero traboccare solamente il famoso vaso.
É come il terremoto, il suo verificarsi improvviso deriva da un lungo accumulo di energia nel sottosuolo. Come il vulcano che esplode con un boato, ha visto pian piano crescere la pressione nella sua camera di magma.
I cambiamenti nella mia vita, il passaggio da studente a lavoratore, con tutte le difficoltá del caso, la consapevolezza che mai più sarei riuscito a ritagliarmi gli spazi di tempo di prima, il fatto che mi sarebbe piaciuto poter fare ciclismo anche d'inverno e non rullare come un criceto; furono componenti decisivi nella mia decisione.
Avevo un sogno, un miraggio forse. Vincere una granfondo. Se é vero che non ci sono andato molto lontano, é tanto più vero che non ci sono mai andato vicino e il fatto che la mia nuova vita non mi avrebbe consentito nemmeno di provarci mi abbatteva.
Così misi da parte la bici in modo assoluto.
Quando si dice addio ad un grande amore é difficile che si possa mantenere una amicizia.
Così é accaduto per me. O tutto o niente. Il ciclismo era una passione che o potevo viverla in modo intenso o era meglio non viverla. La parte fa rimpiangere il tutto.
Non dico che questo sia un pensiero giusto o sano, ma era il mio pensiero, e gli stati d'animo che ne scaturivano erano veri.
Perció ho vissuto tre mesi non piacevoli, senza troppi ulteriori dettagli ve ne bastino 2. Uscivo di casa senza passare dal garage per non trovarmi di fronte la mia bici ormeggiata e il borsone è ancora li nel corridoio, mai più disfatto, pronto per una quantomai improbabile trasferta ciclistica.
Il periodo più brutto credo sia alle spalle, forse ora ho voltato pagina, non, forse, tanto grazie ad una maturazione mentale quanto grazie al trascorrere del tempo che cicatrizza le ferite.
Mi sono avvicinato ad un nuovo sport, che al momento rimane poco più di una attivitá per rimanere in forma.
Il ciclismo, anche ad un paracarro come me, ha dato ed ha tolto tanto, ma non é stato un gioco a somma zero. Poiché una forte emozione negativa non cancella una positiva, semplicemente si sommano.
Ma prima di tutto, voglio precisare perché mi sto mettendo a scrivere queste cose. Le scrivo per condividerle, perché le emozioni e i sentimenti sia positivi che negativi valgono la pena di essere raccontati. Perché finalmente ho il coraggio di metterle nero su bianco su un forum che mi ha fatto trascorrere tante ore piacevoli e che, per quel che vale, approfitto per ringraziare.
Scrivo inoltre perché penso, spero, che ad un appassionato di ciclismo queste parole possano interessare; perché una bici la si manda avanti con le gambe ma molto di più con il sentimento. E' possibile che alcuni abbiano vissuto un momento analogo al mio e che lo abbiano superato, altri invece, magari, si trovano ancora nel "tunnel"senza dubbi che gli possano rovinare la pedalata, altri magari mi considerano giá un immaturo frustrato. Non importa.
Dicevo, venne la sera, un venerdì sera, il 28 giugno, in cui in cui la mia testa protestò vibratamente. E se si dice che al cuor non si comanda, figurarsi alla testa.
Per la granfondo domenicana tutto era stato stabilito. Iscrizione, albergo, catena della bici cambiata; avrei lavorato al sabato mattina e nel primo pomeriggio sarei partito.
E invece no, come detto, la mia testa protestó e rifiutó quella decisione.
Venerdì sera tornai a casa dalla mia uscita in bici ed improvvisamente, come svegliandomi da un sogno, non sapevo piú rispondere alla domanda :-perché lo sto facendo?, perché tutte queste fatiche, sacrifici, tensioni, pericoli?
La decisione di smettere di pedalare fu improvvisa.
Ma probabilmente il mio cervello era giá un po' che ci pensava. Una settimana con un po' più di stanchezza addosso, fecero traboccare solamente il famoso vaso.
É come il terremoto, il suo verificarsi improvviso deriva da un lungo accumulo di energia nel sottosuolo. Come il vulcano che esplode con un boato, ha visto pian piano crescere la pressione nella sua camera di magma.
I cambiamenti nella mia vita, il passaggio da studente a lavoratore, con tutte le difficoltá del caso, la consapevolezza che mai più sarei riuscito a ritagliarmi gli spazi di tempo di prima, il fatto che mi sarebbe piaciuto poter fare ciclismo anche d'inverno e non rullare come un criceto; furono componenti decisivi nella mia decisione.
Avevo un sogno, un miraggio forse. Vincere una granfondo. Se é vero che non ci sono andato molto lontano, é tanto più vero che non ci sono mai andato vicino e il fatto che la mia nuova vita non mi avrebbe consentito nemmeno di provarci mi abbatteva.
Così misi da parte la bici in modo assoluto.
Quando si dice addio ad un grande amore é difficile che si possa mantenere una amicizia.
Così é accaduto per me. O tutto o niente. Il ciclismo era una passione che o potevo viverla in modo intenso o era meglio non viverla. La parte fa rimpiangere il tutto.
Non dico che questo sia un pensiero giusto o sano, ma era il mio pensiero, e gli stati d'animo che ne scaturivano erano veri.
Perció ho vissuto tre mesi non piacevoli, senza troppi ulteriori dettagli ve ne bastino 2. Uscivo di casa senza passare dal garage per non trovarmi di fronte la mia bici ormeggiata e il borsone è ancora li nel corridoio, mai più disfatto, pronto per una quantomai improbabile trasferta ciclistica.
Il periodo più brutto credo sia alle spalle, forse ora ho voltato pagina, non, forse, tanto grazie ad una maturazione mentale quanto grazie al trascorrere del tempo che cicatrizza le ferite.
Mi sono avvicinato ad un nuovo sport, che al momento rimane poco più di una attivitá per rimanere in forma.
Il ciclismo, anche ad un paracarro come me, ha dato ed ha tolto tanto, ma non é stato un gioco a somma zero. Poiché una forte emozione negativa non cancella una positiva, semplicemente si sommano.
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