...
Livelli normali di zucchero del sangue (il glucosio) sono essenziali per metabolizzare il grasso. Quando lo zucchero nel sangue è basso, non si riescono neanche a bruciare bene i grassi. Dunque, è un pregiudizio che se si compie un’uscita lunga e non si mangia si bruciano i grassi e le riserve. Non si può addestrare il corpo a bruciare grasso mangiando meno durante un allenamento.
Recenti studi, inoltre, hanno dimostrato che non è vero che il grasso si brucia solo ed esclusivamente pedalando e ritmi blandi e a lungo. Anzi, una forte mobilitazione della massa lipidica è stata osservata in allenamenti molto intensi e con numerosi sforzi anaerobici. Il glucosio, inoltre, è anche l'unico combustibile che il cervello può usare. Se si determina una situazione di fame glucidica, il cervello diventa anche incapace di pensare chiaramente; i riflessi si appannano; le azioni in sella si confondono e si rischia perfino la propria incolumità.
Voi che ne pensate?
Il ragionamento mi sembra troppo semplificato, per quello che serve a noi.
E' vero che una certa frazione glucidica è indispensabile per bruciare i grassi. Però è altrettanto vero che per verificarsi una simile circostanza - di assenza del minimo di glucidi necessari per la produzione di ATP attingendo dal comparto lipidico (il serbatoio dei grassi) - dovremmo aver svuotato quasi completamente i serbatoi del glicogeno sia epatico che muscolare.
La domanda è: quante kCal. dovremmo aver consumato per arrivare a questo punto?
Se il problema si verificasse per i cicloamatori su uscite di medio chilometraggio, allora come farebbero gli Iron-men, gli ultra-maratoneti etc. a terminare le competizioni?
In realtà credo sia possibile, entro una certa misura, abituare l'organismo a pescare in maniera più efficiente dal serbatoio lipidico.
Questo
si ottiene attraverso una variazione proporzionale della miscela glucidi-lipidi utilizzata dall'organismo durante l'allenamento.
Da notare che non è un fenomeno di tipo tutto o niente, ma progressivo.
Ovviamente il massimo dell'adattamento si può ottenere nel periodo iniziale di abitudine a uno sport di fondo, e ancor più se l'organismo proviene da abitudini più sedentarie che sportive, più verso il sovrappeso che normopeso.
Morale della favola: per chi pratica il ciclismo per motivi collegati al
controllo del peso, meglio evitare di mangiare ogni cinque minuti durante le uscite in bicicletta. Meglio abituare l'organismo a svuotare il più profondamente possibile ***entrambi*** i serbatoi energetici, sia quello glucidico che quello lipidico (e non solo il primo).
Proprio come nel ciclo "deep-discharge" che si utilizza con le batterie ricaricabili al Nichel-Cadmio e al Ni-MH (precursori di quelle attuali agli ioni di Litio) per evitare l'effetto memoria.
Tra parentesi, il valore aggiunto forse più rilevante è quello di riuscire a "riscrivere" la modalità di interpretazione dei segnali di fame, a livello cognitivo-emotivo, in maniera analoga a come lo sportivo agonista fa in relazione ai segnali di sofferenza muscolare sotto sforzo intenso. E questo poi si trasforma in un "bonus" per tutto il resto della giornata (niente più sosta al bar ogni 10 minuti).
Sulla seconda parte sono completamente d'accordo. Meglio, se ci si riesce, ritmi intensi. Attivazione metabolica. E, se possibile, andare a caccia dell'analogo ciclistico del "Runner's High"...