Sono cresciuto anche io a pane e pallone. Ma mi han fatto passare la fantasia da quel dì.
Hai nominato Zeman. Un grande. Per gente come lui posto non ce ne è. Non posso seguire uno sport che accantona gente come Zeman e eleva gente come Cassano e Balotelli. Né mi interessa nulla della ipotetica vittoria di un mondiale. Le occasioni di riscatto e di orgoglio, vorrei fossero altre.
Prima si torna a casa e prima si ricomincia a pensare ad uscire fuori dal disastro in cui siamo, che ancora ancora dovesse capitare che una vittoria faccia dimenticare tutto il resto.
Andrea dal disastro non è che usciamo se l'Italia torna prima dal Brasile, né sarebbe sufficiente parlarne dei molteplici problemi che attanagliano noi e il futuro dei nostri figli.
Certo, tu dirai, al di là degli scandali che attraversano trasversalmente TUTTE le categorie, dei problemi reali non se ne parla.
Ci scordiamo, forse, che l'Italia è alla ennesima posizione mondiale per quanto riguarda il pluralismo dell'informazione sui mass media. Con l'Uganda. E non per colpa dello sport: che sia calcio o ciclismo (che pure ha stomacato). Poi qualche fachiro oggi pensa che basti di per sé il libero ed incontrollato accesso alla rete per costruire un "nuovo mondo", o una "nuova organizzazione". Così, da un lato, occorre ricordare che la possibilità di manipolare molte informazioni, ammesso che si considerino i canali appropriati, non costituisce di per sé una forma di conoscenza (che sia la rete, il duopolio/oligopolio su tv e giornali). Dall'altro, il discorso che quotidianamente ascoltiamo in televisione e sui giornali non garantisce,
non può affatto garantire, l'etica pubblica delle decisioni.
In tutto questo, l'effetto probabilmente più patologico della questione italiana è che ognuno sa pensare, si pensa, ma solo ai cazzi propri
buona serata
