In questo momento c'è Daniele Colli in diretta telefonica su Eurosport.
Il messaggio è questo: c'è troppa gente che fa selfie al giro e non guarda neanche la tappa , ci sono troppi stupidi sui socialnetwork e infine , che chi ha causato la caduta chieda almeno scusa ai 15 corridori caduti.
Il punto è proprio questo. Oggi, causa i diversi social network ed i vari marchingegni elettronici, è cambiato il modo in cui ci si approccia alla realtà che ci circonda, anche ad una corsa ciclistica. Il che non è necessariamente un male, ma, come sempre, la differenza è fatta dal modo in cui si usano certi strumenti.
L'appassionato, che ha idea di cosa significa sfrecciare a 60/70 km/h in bicicletta, andando ad una corsa ciclistica sa cosa aspettarsi: vedere poco o nulla, date le velocità tenute dai ciclisti.
Il pubblico nazional-popolare, invece, per il quale la corsa riveste comunque un aspetto di novità, tende a comportarsi normalmente e non ha la percezione di quanto certi comportamenti possano essere pericolosi.
Da che mondo è mondo, ad una corsa ciclistica il pubblico tende a sporgersi dalle transenne; lo ha sempre fatto e sempre lo farà. Però, un conto è guardare con i propri occhi il corridore che sfreccia, sapendo quanto velocemente sfreccia; uno conto è guardarlo non direttamente coi propri occhi, ma col tramite di uno schermo di una fotocamera. In poche parole, se fissi non il corridore ma uno schermo, perché sei concentrato non sulla gara ma sul filmato che stai realizzando, non hai la percezione di quanto velocemente si stia avvicinando il corridore, i tuoi tempi di reazione si dilatano e non riesci più a ritrarti dalle transenne in tempo per evitare il patatrac.
Essendo evidente che non è possibile sequestrare il cellulare al pubblico che si rechi ad un arrivo di tappa, va da sé che l'organizzatore dovrà iniziare a prendere d'ora in poi opportuni accorgimenti, visto che quello di filmare tutto ciò che ti capita a tiro sta ormai diventando un costume sempre più diffuso.