Luca Paolini positivo alla cocaina

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Apprendista Cronoman
27 Settembre 2007
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Non serve. Sono un normale lavoratore dipendente, monoreddito, con mutuo, moglie e tre figli a carico. So di che parliamo.
E so, perchè non guardo solo la televisione, che vita che fanno quelli.
E i sacrifici della gente normale sono molti meno di quelli che fanno loro. Per essere Contador e Sagàn è anche stimolante, oltre che economicamente producente, farli. Per fare il gregario che oggi hai un contratto e l'anno prossimo chissà, pochi, pochissimi li farebbero. Eppure la maggior parte di loro questo fanno. Di Contador, Sagàn, Nibali ecc. ce ne sono 20/30 (a decrescere) che campano bene. Il resto è manovalanza povera e spremuta. Negarlo vuol dire non avere una idea di quale vita serve per uno sport del genere ad alto livello.

................, la vediamo in modo diverso, potremmo andare avanti per giorni, ma siamo fuori ot.
Un saluto.
 

CLICK17

Passista
21 Settembre 2008
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Uno sport per lavoro che molti invidiano? Ma per favore.....la gente invidia quello che fanno in tv.

Penso che gli sport per lavoro siano invidiati da chi lo sport lo fa solo in poltrona.
Per quello che fanno in tv , si vede solo il tempo della trasmissione e si pensa che il conduttore si limiti solo a leggere un copione e non alla preparazione del programma.
 

samuelgol

Flughafenwächter
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Canyon Ultimate SLX. Nome: Andrea
Penso che gli sport per lavoro siano invidiati da chi lo sport lo fa solo in poltrona........
E' quel che intendo anche io. Già lo sport amatoriale ad alto livello è impegnativissimo (magari alcuni più alcuni meno). Ma lo sport a livello professionistico, soprattutto quelli di endurance e fatica, comportano una mole di sacrifici che appunto solo chi sta in poltrona, non ha una idea di cosa voglia dire impegnarsi ed emergere nello sport ai massimi livelli.
Del resto lo si vede anche nel mondo amatoriale. Tizio vince l'Oetztaler piuttosto che la 9 Colli o la MdD e non merita rispetto perchè c'ha messo poco e non ha fatto fatica......quello ha fatto una fatica bestia in gara (per meno ore di chi arriva dietro ammesso che chi arriva dietro non abbia pedalato a spasso per godersela) e ha fatto una fatica bestia per mesi e mesi di allenamenti. Il ciclismo non regala nulla.
Il tutto moltiplicato al cubo per i prò. Altro che lavoro da invidiare.......si potrebbero invidiare i calciatori. Bella vita, relativamente poca fatica, e soldi per tantissimi (rispetto al ciclismo).
Io di prò ne "invidio" una decina. Forse 15. E nemmeno so se avrei le qualità morali e caratteriali per fare i loro sacrifici pur con la prospettiva di guadagnare come loro (parlo di quei 10/15). Fisiche sicuramente no.
 

utah

Maglia Amarillo
18 Dicembre 2006
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Io di prò ne "invidio" una decina. Forse 15. E nemmeno so se avrei le qualità morali e caratteriali per fare i loro sacrifici pur con la prospettiva di guadagnare come loro (parlo di quei 10/15). Fisiche sicuramente no.

Se la vogliamo mettere in numeri. Ciclismo professionistico in Italia i questo momento riguarda massimo 50 Atleti. intendo professionismo vero, non pagare per correre.

Di questi,diciamo solo un 20-30% farà una vera e propria carriera tra i professionisti, diciamo un minimo di 10 anni di contratti, finiranno la loro carriera con guadagni che gli permeteranno di avere forse una casa pagata e qualcosa da parte( sono ottimista), sempre che si amministrino in modo egregio.
Di questi 50 atleti forse 2-3 a fine carriera potranno vantare dei guadagni cospicui.

In questa carriera lunga circa 10 anni, ormai se non hai stimmate del fuoriclasse, un infortunio serio che comprometta una stagione, rischia di tagliarti fuori dal giro buono, e questo sport incidenti sono all'ordine del giorno.

Ciclismo professionistico pretende un regime di vita che lascia poco ad altro.. allenamenti, diete, spostamenti.
Da non dimenticare il programma adams e relativi controlli...

In uno sport dove sai bene che se uno bara del 0,0001% ti frega anche se tu sei atleticamente avvantaggiato.. Con tutto cio' che ne consegue..

Si decisamente facendo questo sport da una comoda poltrona, ho la percezione che sono dei privilegiati..
 

fif.com

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Mah, forse l'errore grande che si fa nel trattare il caso Paolini e' che si butta subito li' il giudizio, dimenticando che una cosa e' l'azione sbagliata che si fa, altra cosa e' la persona che la compie. Quella da " condannare" dovrebbe essere l'azione, non la persona che la compie. Verso quest'ultima ci dovrebbe essere la comprensione, la compassione verso un essere umano che ha fatto degli errori. E' questo che porta a dare un senso alle azioni e agli interventi volti all'aiuto. Senza questo.....rimane tutto un nonsense

il problema è che i primi a dirti di barare, o a girarsi dall'altra parte dopo averti tacitamente indicato la via, sono i tuoi datori di lavoro, i medici che dovrebbero tutelarti.
Phill Gaimonel suo libro racconta di come un medico sociale gli diagnosticò l'asma per prescrivergli un broncodilatatore. Dopo aver fatto molti esami presso pneumologi indipendenti dell'asma non c'era traccia...
Purtroppo è solo in inglese, ma nel libro di Millar scritto anni fa c'è tutto
Non sei fuori se bari, se fuori se NON bari.

Non serve. Sono un normale lavoratore dipendente, monoreddito, con mutuo, moglie e tre figli a carico. So di che parliamo.
E so, perchè non guardo solo la televisione, che vita che fanno quelli.
E i sacrifici della gente normale sono molti meno di quelli che fanno loro. Per essere Contador e Sagàn è anche stimolante, oltre che economicamente producente, farli. Per fare il gregario che oggi hai un contratto e l'anno prossimo chissà, pochi, pochissimi li farebbero. Eppure la maggior parte di loro questo fanno. Di Contador, Sagàn, Nibali ecc. ce ne sono 20/30 (a decrescere) che campano bene. Il resto è manovalanza povera e spremuta. Negarlo vuol dire non avere una idea di quale vita serve per uno sport del genere ad alto livello.

Il punto imho non è condannare o punire. Il punto è che Paolini non è mai stato un campione osannato dalle folle, uno che fino ad Aprile forse non era neppure citato dalla Gazzetta. Noi appassionati sappiamo che era uno dei migliori registi del gruppo, ma certamente non era uno dei top 30.
Ebbene un favoloso gregario del gruppo che fa una vita del genere? È il sistema di allenamento che non funziona e le squadre sono tutte coinvolte.

Quando dico che tutto è scritto, alludo al fatto che il suo silenzio verrà ricompensato.
 

samuelgol

Flughafenwächter
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Se la vogliamo mettere in numeri. Ciclismo professionistico in Italia i questo momento riguarda massimo 50 Atleti. intendo professionismo vero, non pagare per correre.

Di questi,diciamo solo un 20-30% farà una vera e propria carriera tra i professionisti, diciamo un minimo di 10 anni di contratti, finiranno la loro carriera con guadagni che gli permeteranno di avere forse una casa pagata e qualcosa da parte( sono ottimista), sempre che si amministrino in modo egregio.
Di questi 50 atleti forse 2-3 a fine carriera potranno vantare dei guadagni cospicui.

In questa carriera lunga circa 10 anni, ormai se non hai stimmate del fuoriclasse, un infortunio serio che comprometta una stagione, rischia di tagliarti fuori dal giro buono, e questo sport incidenti sono all'ordine del giorno.

Ciclismo professionistico pretende un regime di vita che lascia poco ad altro.. allenamenti, diete, spostamenti.
Da non dimenticare il programma adams e relativi controlli...

In uno sport dove sai bene che se uno bara del 0,0001% ti frega anche se tu sei atleticamente avvantaggiato.. Con tutto cio' che ne consegue..

Si decisamente facendo questo sport da una comoda poltrona, ho la percezione che sono dei privilegiati..
Non capisco il tuo intervento. L'ultima frase mi pare antitetica a tutto quanto scritto prima.;nonzo%
Per tutto il post descrivi gente tutt'altro che privilegiata e poi dici che lo sono?;nonzo%
 

rapportoagile

Moderatoren
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Scapin Dyapason
Se qualche ciclista professionista vuole fare cambio.......
Vuoi che ti elenchi i sacrifici che fa la gente normale???
Non metto in dubbio i loro sacrifici, ma..........

Messa così sembra che la "gente normale" viva nel Medioevo.
Dai, la stragrande maggioranza della "gente normale" ha una vita decente, e spesso si confondono quelli che tu nomini sacrifici, con cose all'ordine del giorno, assolutamente non proibitive. Personalmente il cambio con un professionista del pedale non lo farei, soprattutto con un gregario destinato a rimanere tale
 

samuelgol

Flughafenwächter
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o da chi si alza alle 3 di notte per fare 2/3 ore di bici e poi si fa 12 ore di lavoro senza una sosta.
C'è tutta questa gente al mondo che si alza alle 3 del mattino per andare in bici?
E che fa poi 12 ore di lavoro senza una sosta, senza manco mangiare?

Dai, non romanziamola :-)

p.s. a casa mia 3 di mattina più due e mezzo di bici fan 05.30. Attaccando alle 6 per 12 ore alle 18 si è bell'e finito. Conveniva andar dopo il lavoro in bici. :asd2:
 

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Apprendista Cronoman
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p.s. a casa mia 3 di mattina più due e mezzo di bici fan 05.30. Attaccando alle 6 per 12 ore alle 18 si è bell'e finito. Conveniva andar dopo il lavoro in bici. :asd2:

Ho fatto male i conti, molte volte erano 13 ore :mrgreen::mrgreen:
Probabilmente conosciamo persone diverse, col mio lavoro vivo le più disperate posizioni lavorative, posso dire che vedo tutti i tipi di lavoro, dalla presidenza di grandi società, alle sale operatorie, alla catena di montaggio, ai cantieri TAV, le fonderie, e molti altri, per 2 anni ha lavorato con me anche un ex pro Liquigas, che ha fatto Giro, Tour e campagne del Belgio, ora non fa più il mio lavoro, troppo duro.
A dirla tutta non va nemmeno più in bici, ma solo perché quando usciva era sempre in competizione con chi incontrava.
 
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utah

Maglia Amarillo
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CASO SONNIFERI. Simonetto: il medico è declassato
«Manca una fugura di coordinamento all'interno dei team»


PROFESSIONISTI | La confessione di Luca Paolini e le rivelazioni del dottor Massimo Besnati hanno sollevato il coperchio su un caso molto complesso, quello dell'uso e dell'abuso di sonniferi, non vietati dalle norme antidoping, per regolare il riposo.
Abbiamo chiesto chiarimenti al dottor Luigi Simonetto, presidente della Commissione Tutela Salute della Federazione Ciclistica Italiana: queste le sue profonde riflessioni che mettono in risalto un altro aspetto del problema, quello del ruolo del medico all'interno della squadra.

Il ricorso ai tranquillanti, o agli induttori del sonno, così come quello dell’assunzione di analgesici, rappresenta oggettivamente un problema e costituisce un chiaro segno della attuale complessità che caratterizza la gestione di un atleta, soprattutto se di categoria elite o professionista.

Infatti l’esigenza di individuare “che cosa mi fa andare più forte”, senza necessariamente far riferimento a sostanze proibite, è sempre più superata dalla esasperazione del concetto che ogni aspetto del profilo fisico e psichico dell’atleta di alto livello deve essere governato e controllato; allenamento, pianificazione del calendario, motivazione, alimentazione, recupero dello sforzo, sopportazione della fatica e del dolore, gestione dell’ansia di gara o di prestazione, qualità del sonno, ecc. rappresentano sempre di più specifici ambiti di attenzione e supporto all’atleta.

Per certi versi il problema del doping costituisce una scorciatoia nella soluzione di tutte queste esigenze; se risolvo il problema di come andare più forte posso non essere così rigoroso nel gestire tutte le altre esigenze.

Il contrasto al doping e l’oggettiva regressione, almeno in ambito professionistico, del ricorso a tale pratica sta amplificando queste esigenze o abitudini correlate peraltro ad elementi di estrema pericolosità, soprattutto quando la gestione di alcuni problemi è affidata all’assunzione di farmaci, ancorchè non facenti parte della lista delle sostanze proibite. Ma un farmaco non proibito per aspetti di doping non significa che non sia dannoso o pericoloso per la salute e l’integrità psicofisica di un atleta.

Il caso in questione (caso Paolini) è rilevatore anche di quanto, in ambito ciclistico, sia oggi labile il rapporto medico-atleta. Il medico dovrebbe essere il referente indiscusso per la gestione di ogni aspetto relativo a problematiche fisiche, ed anche psichiche, di un atleta di alto livello; non vi è dubbio che l’assunzione di ogni tipo di farmaco, ancorchè lecito, dovrebbe avvenire non solo mettendone a conoscenza il medico ma anche unicamente sotto la sua autorizzazione.

Ma molti aspetti, in questi ultimi anni, anche in ambito professionistico, hanno contribuito a indebolire la figura del medico nel contesto ciclistico e sportivo in genere. Fino a non molto tempo fa, esaurita la fase storica del massaggiatore factotum, nel bene e nel male l’atleta vedeva nel medico il referente unico al quale far riferimento per i suoi problemi fisici, e non solo.

Oggi una moltitudine di soggetti, dalle competenze più svariate, ruotano attorno ad un atleta di alto livello e non sempre costoro hanno realmente specifiche competenze e, se le hanno, non sempre sono accompagnate da rigore professionale , dal momento che spesso non hanno realizzato alcun percorso professionale.

Nutrizionisti, psicologi, motivatori, biomeccanici, preparatori atletici, ecc formano oggi il pool di assistenza all’atleta, senza che vi sia un reale e serio coordinamento.

Tale ruolo non appartiene più da tempo al direttore sportivo e non appartiene più, ammesso che lo sia stato in passato, neppure al medico.

Se nel ciclismo professionistico attuale un medico dice ad un suo atleta che non deve assumere certi farmaci e non viene ascoltato, significa che il problema non si risolve attendendo quell’atleta al varco dei controlli antidoping, ma affrontando con criteri più adeguati il problema della governance della salute nella pratica sportiva. Non basta avere in squadra un medico se poi tale figura non ha ruolo reale ma spesso solo di facciata o il suo ruolo è solo confinato alla cura degli acciacchi perché altri consigliano e, sia pure informalmente, prescrivono.

Sempre più sta prendendo piede un modello a compartimenti stagni, frutto dell’entrata in gioco di profili nuovi e diversi, che delimita le varie sfere di competenza ma troppo spesso senza un necessario coordinamento.

Questo modello è un modello perdente, per l’atleta ma anche per tutto il movimento ciclistico; perdente culturalmente prima ancora che organizzativamente e operativamente.

Luigi Simonetto
 

frullo81

Passista
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Penso che gli sport per lavoro siano invidiati da chi lo sport lo fa solo in poltrona.
Per quello che fanno in tv , si vede solo il tempo della trasmissione e si pensa che il conduttore si limiti solo a leggere un copione e non alla preparazione del programma.

o-o

E' quel che intendo anche io. Già lo sport amatoriale ad alto livello è impegnativissimo (magari alcuni più alcuni meno). Ma lo sport a livello professionistico, soprattutto quelli di endurance e fatica, comportano una mole di sacrifici che appunto solo chi sta in poltrona, non ha una idea di cosa voglia dire impegnarsi ed emergere nello sport ai massimi livelli.
Del resto lo si vede anche nel mondo amatoriale. Tizio vince l'Oetztaler piuttosto che la 9 Colli o la MdD e non merita rispetto perchè c'ha messo poco e non ha fatto fatica......quello ha fatto una fatica bestia in gara (per meno ore di chi arriva dietro ammesso che chi arriva dietro non abbia pedalato a spasso per godersela) e ha fatto una fatica bestia per mesi e mesi di allenamenti. Il ciclismo non regala nulla.
Il tutto moltiplicato al cubo per i prò. Altro che lavoro da invidiare.......si potrebbero invidiare i calciatori. Bella vita, relativamente poca fatica, e soldi per tantissimi (rispetto al ciclismo).
Io di prò ne "invidio" una decina. Forse 15. E nemmeno so se avrei le qualità morali e caratteriali per fare i loro sacrifici pur con la prospettiva di guadagnare come loro (parlo di quei 10/15). Fisiche sicuramente no.
Forse il calcio non è faticoso come il ciclismo,ma in realtà anche i calciatori per arrivare dove arrivano fanno sacrifici fin da bambini,un mio amico già ai tempi delle medie si allenava 4-5 giorni a settimana più la partita,alle superiori non poteva uscire la sera fino a tardi,se non nelle 3 settimane di sosta a fine stagione,alla fine a 20 anni ha avuto l'esordio in serie A e l'anno dopo un contratto in C1,durato pochi mesi dato che l'hanno silurato perchè tornava a casa troppo spesso dalla morosa:? e lì la sua carriera è praticamente finita.

Alla fine non è così semplice come può sembrare nemmeno nel calcio,come nel ciclismo si vede la copertina patinata,ma non tutto quello che c'è dentro,penso che per arrivare ai massimi livelli in tutti gli sport ci sia da farsi sempre e comunque il cxxo a capanna e immensi sacrifici,basti vedere campioni e talenti fuori dal comune,come Adriano o Ronaldinho quando hanno smesso di fare i "professionisti" seri quanto sono durati.
 

aspirante contador

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gli sport e i lavori son tutti duri,che si facciano 6 ore 12 o 7 di bicic.il vero problema a mio avviso è permettere che un individuo(come tanti atleti)sia libero di circolare x la strada sotto sostanze psicotrope,se per esempio un Paolini a caso vi schiaccia in macchina perchè mentre va a far la spesa non è lucido?dal momento che si sa che ha usato questa -----,e ci sono le prove,io gli vieterei la circolazione x la strada x un pò(stile superamento limite alcool con l'auto)
 

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In estate quando rientro poco prima di cena da un allenamento pesante poi faccio fatica a dormire, pensavo che ai prof bastassero i massaggi e una corretta alimentazione, adesso non sò.
30 anni fà seguivo (alla radio) le tappe del giro e queste finivano verso le 15/15:30, forse arrivare 2 ore più tardi complica il dopo gara ed il recupero incentivando un pò l'uso di questi sonniferi.
 

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Ricordo che Paolini è stato sospeso per aver assunto cocaina in Gara (lontano dalle Gare non è Doping) e non per aver assunto sonniferi o altre sostanze non vietate dalle norme Antidoping
 

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E' quel che intendo anche io. Già lo sport amatoriale ad alto livello è impegnativissimo (magari alcuni più alcuni meno). Ma lo sport a livello professionistico, soprattutto quelli di endurance e fatica, comportano una mole di sacrifici che appunto solo chi sta in poltrona, non ha una idea di cosa voglia dire impegnarsi ed emergere nello sport ai massimi livelli.
Del resto lo si vede anche nel mondo amatoriale. Tizio vince l'Oetztaler piuttosto che la 9 Colli o la MdD e non merita rispetto perchè c'ha messo poco e non ha fatto fatica......quello ha fatto una fatica bestia in gara (per meno ore di chi arriva dietro ammesso che chi arriva dietro non abbia pedalato a spasso per godersela) e ha fatto una fatica bestia per mesi e mesi di allenamenti. Il ciclismo non regala nulla.
Il tutto moltiplicato al cubo per i prò. Altro che lavoro da invidiare.......si potrebbero invidiare i calciatori. Bella vita, relativamente poca fatica, e soldi per tantissimi (rispetto al ciclismo).
Io di prò ne "invidio" una decina. Forse 15. E nemmeno so se avrei le qualità morali e caratteriali per fare i loro sacrifici pur con la prospettiva di guadagnare come loro (parlo di quei 10/15). Fisiche sicuramente no.
Concordo con te e altri che per arrivare a certi livelli nello sport si fanno sacrifici immani a fronte, in alcuni sport come il ciclismo, di un ritorno economico esiguo o addirittura nullo. La mia domanda però è : tolti i 10 o 15 che dal ciclismo guadagnano davvero tanto, gli altri sono tutti stupidi nel continuare a fare un lavoro così gravoso senza un reale guadagno o sono costretti da qualcuno a continuare? Perché non si rimboccano le maniche e vanno a cercarsi un lavoro normale da operaio che con la loro abitudine al sacrificio sarebbe una passeggiata guadagnandoci anche di più? C'è qualcosa che mi sfugge?
 

samuelgol

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Concordo con te e altri che per arrivare a certi livelli nello sport si fanno sacrifici immani a fronte, in alcuni sport come il ciclismo, di un ritorno economico esiguo o addirittura nullo. La mia domanda però è : tolti i 10 o 15 che dal ciclismo guadagnano davvero tanto, gli altri sono tutti stupidi nel continuare a fare un lavoro così gravoso senza un reale guadagno o sono costretti da qualcuno a continuare? Perché non si rimboccano le maniche e vanno a cercarsi un lavoro normale da operaio che con la loro abitudine al sacrificio sarebbe una passeggiata guadagnandoci anche di più? C'è qualcosa che mi sfugge?
Qualcosa si ti sfugge.....certo, viene da chiedersi chi glielo fa fare ai signor nessuno. Le ragioni posso essere diverse, prese singolarmente o più di una concomitante. Le aspettative dei genitori che li han cresciuti con quell'idea.....il fatto di non aver (colpevolmente) imparato a fare altro....il non aver capito che non fa per loro......il credere che bombandosi possono recuperare.....il credere di fare il colpo gobbo della vita che li sistema per sempre. Chessò la fuga bidone che ti fa vincere la Sanremo, piuttosto che la Roubaix o il mondiale da carneade e con quella ci campi un tot......il credere di potercela fare a emergere.....il non avere una alternativa.....una di queste o più di una messe assieme......

o-o
Forse il calcio non è faticoso come il ciclismo,ma in realtà anche i calciatori per arrivare dove arrivano fanno sacrifici fin da bambini,un mio amico già ai tempi delle medie si allenava 4-5 giorni a settimana più la partita,alle superiori non poteva uscire la sera fino a tardi,se non nelle 3 settimane di sosta a fine stagione,alla fine a 20 anni ha avuto l'esordio in serie A e l'anno dopo un contratto in C1,durato pochi mesi dato che l'hanno silurato perchè tornava a casa troppo spesso dalla morosa:? e lì la sua carriera è praticamente finita.

Alla fine non è così semplice come può sembrare nemmeno nel calcio,come nel ciclismo si vede la copertina patinata,ma non tutto quello che c'è dentro,penso che per arrivare ai massimi livelli in tutti gli sport ci sia da farsi sempre e comunque il cxxo a capanna e immensi sacrifici,basti vedere campioni e talenti fuori dal comune,come Adriano o Ronaldinho quando hanno smesso di fare i "professionisti" seri quanto sono durati.

Il tuo amico lo hanno silurato perchè non valeva......a Maradona (esempio estremo ma che aiuta a comprendere) perdonavano altro che fughe dalla morosa....e così a molti altri bravi......un Contador, un Nibali, un Cancellara, non potrebbero mai sognarsi di andare a festini e droghe....semplicemente non andrebbero manco a calci e li caccerebbero.

Ho fatto amatorialmente calcio e ciclismo. Due mondi distinti e distanti ere geologiche. gandalf