Beh, credo che un grave torto lo subisca l'atleta, non soltanto il coach.
Stando ad alcune interviste fu Schwazer a cercare la collaborazione con Donati: evidentemente alla ricerca di un riscatto non solamente sportivo.
Donati naviga nella tempesta da più di trent'anni, non è uno sprovveduto e controllava frequentemente i valori del suo atleta. Accettò l'invito del marciatore, perché, parole sue in un'intervista a "La Verità" (23/9/2016), stava sperimentando un nuovo sistema di allenamento: insomma voleva giocare pulito e vincere pure. Avrebbe pure potuto scaricare l'altoatesino addossando su di lui le colpe, ma convintamente continua a difenderlo.
Chiudo: sembra che fu proprio Donati a puntare i riflettori dell'antidoping su Schwazer nel 2012.
Ciao.