No, è che in molti ormai hanno iniziato ad accorgersi che quella del Coronavirus è una emergenza che serve a distrarre da altro.
Nel 1968 in Italia abbiamo avuto 13 milioni di contagi e 5000 morti. Ciclicamente, ogni quattro o cinque anni si sono presentate influenze feroci con caratteristiche epidemiche (o peggio, pandemiche, SARS SUINA AVIARIA ecc..). Il Paese non s'è mai fermato come sta facendo ora.
La spettacolarizzazione della malattia in Cina, dove il Governo locale ha voluto dar prova di massima efficienza con tanto di telecamere fisse sulla costruzione di un ospedale in tempi record, è funzionale a nascondere (e giustificare) la pesante recessione che sta colpendo quel paese, strozzando sul nascere, come al solito, qualsiasi forma di dissenso o discussione di modelli economici fino a ieri indiscutibili quanto a performance di crescita.
Gli scenari apocalittici che vengono disegnati da molti servono a giustificare i fallimenti di anni e anni a crescita zero (o zero virgola) per molti paesi europei (e guardacaso quello con il minor tasso di crescita, ossia il nostro, è quello che pare - sottolineo pare, per il trito e ritrito discorso della quantità di tamponi effettuati - essere il più colpito e quindi quello che, verosimilmente, si dovrà trovare a pagare le conseguenze maggiori e "beneficerà" delle giustificazioni migliori ...)
Per 10%, dieci per cento, delle imprese l'incubo è il DEFAULT , per questa storiaccia.
Intanto la Sanità Lombarda, apparentemente in crisi, ha già deciso -stranamente- di affidarsi alle strutture private che in Lombardia controllano oltre il 10% dei posti letto.
L'emergenza c'è, ma a qualcuno questa emergenza fa più comodo che ad altri.
Forse qualcuno si sta accorgendo che tutto questo clamore mediatico, il "contamorti" dei TG, il pallottoliere dei contagiati, la localizzazione dei focolari di contagio, non sono altro che espedienti agitati, forse inconsapevolmente, per distrarci da quello che il Paese e la sua economia avrebbero attraversato ugualmente e magari con conseguenze meno disastrose; da lì la voglia di ribellarsi e depurare le responsabilità di chi ci ha portati in questa situazione di stallo (o peggio recessione), delle congiunture sanitario/economiche sfavorevoli, e quindi di reagire senza paura e senza darla vinta a chi vorrebbe il Paese genuflesso e rassegnato alla fatalità inevitabile del crollo economico.