COVID19: forse ce la faremo (si può pedalare, vaccini e zone colorate)

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catman

Maglia Rosa
3 Giugno 2011
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Sbagli. Molti non riaprono più.

Lavorano (anche di più) e prendono paga regolare. Il punto è che i lavoratori dello sci non lavorano e prendono una misera....se e quando si ricordano di pagargliela. Una miseria che paghiamo tutti quanti noi peraltro, essendo che le misure assistenziali, non le paga Peppino di tasca sua.
non riaprono più perché erano già anziani o con poco lavoro da tempo, Dubito che uno giovane che magari aveva appena aperto, facendo debiti, si possa permettere di rinunciare.
lavoratori dello sci come quelli del turismo, cinema, teatri, eventi...sono tanti quelli che non lavorano da mesi. Per quelli di loro che lavoravano in nero, poi è anche peggio.
Purtroppo il covid ha messo a nudo delle problematiche e criticità che ci portiamo dietro da 40 anni e non le risolvi in 6 mesi...anzi non le risolveremo mai!
 

catman

Maglia Rosa
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si pero' se si decidesse magari visto le minori spese e minor lavoro di tagliare stipendi ad insegnanti,sei sicuro non ci sarebbero lamentele???
Io con questo virus ho visto che finche' nen viene toccato il tuo culo si parla parla,ma poi quando si viene toccati ci si lamenta,ecco perche' mi fanno girare le balle i facilitoni,con il loro menefreghismo c'e' gente che ci rimette.
Il virus circola per colpa dei nostri comportamenti,se tutti si attenessero alle regole( non quelle che dice il governo ma del buon senso,il virus in Italia sarebbe gia' sparito
lamentele? certo anche perché molti insegnanti con la dad lavorano più di prima...ovviamente ci sono anche quelli che fanno poco ma lo facevano anche prima.
io questa polemica tra pubblico e privato la eliminerei, anche nel privato allora c'è gente che lavora meno di prima eppure prende lo stesso stipendio o no?

i nostri comportamenti dovrebbero essere dettati dal buon senso, giusto e le restrizioni e regole servono per farci capire cosa fare oppure no
visto che ne sappiamo poco, il contagio potrebbe salire lo stesso (come sta facendo adesso) o calare indipendentemente dalle restrizioni ma un effetto lo fanno e questo è sicuro, vedi questa primavera e vedi il Veneto giallo che è messo peggio degli altri. Forse l'unica certezza che abbiamo è che il giallo non funziona :wacko:
 

catman

Maglia Rosa
3 Giugno 2011
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Per un Paese normale
serve un governo normale​

di Carlo Verdelli



Come tanti amori naufragati per la violenta rottura di ritmi di vita consolidati, anche la famiglia politica in capo alla nostra comunità, quella che dovrebbe tirarci fuori da questo tunnel, sta scoppiando e nel modo peggiore. Il coronavirus ringrazia e segna un altro punto a favore nella sua devastante campagna d’Italia: un Paese che ha perso le poche certezze che aveva, che ancora non sa quanti studenti andranno a scuola il 7 gennaio, che ormai va in confusione ad ogni cambio di colore sulla mappa, ieri rossa, domani arancione, poi gialla per due giorni, a seguire un weekend di serrata ma il 18 riaprono le piste da sci, forse.
Con 75 mila morti e più di mezzo milione di ancora positivi (a fine settembre erano 10 volte meno), un governo normale non perderebbe un secondo in chiacchiere e rimanderebbe le piccole grandi manovre di palazzo a momenti meno fatali. Con le più carenti provviste di vaccini e una delle più basse percentuali di vaccinati al mondo, un governo normale farebbe un rapido esame di coscienza e si butterebbe a recuperare il tempo sprecato. E invece l’onnipresente commissario a tutto, l’ineffabile Arcuri, candidamente comunica che no, non è ancora stato deciso quanti e dove saranno i centri per l’iniezione anti Covid. L’Europa aveva chiesto un piano in materia per ottobre 2020, ma per noi non è mai troppo tardi, anche se in realtà è già tardissimo. Ancora, con un programma per ottenere i soldi del Recovery fund da presentare entro febbraio, pena perdere anche i 27 miliardi di inizio lavori, un governo normale sceglierebbe (avrebbe già scelto) i cardini su cui farlo poggiare senza estenuanti mediazioni.


Il problema numero uno è che non abbiamo un governo normale, non lo è mai stato dalla sua genesi, ha trovato un senso nella gestione della prima emergenza, l’ha perso durante l’estate dell’irresponsabilità e da allora non l’ha più recuperato. Il problema numero due è che una crisi politica in questo tempo e in queste condizioni ci renderebbe improbabili agli occhi dell’Europa, alimentando in sovrapprezzo quella disunità d’Italia di cui l’unico che sembra seriamente preoccuparsi è il presidente Mattarella.

È il momento dei costruttori, ha detto nel discorso di fine anno, e tutti i demolitori si sono complimentati con lui. Un’altra cosa ha aggiunto, il capo dello Stato, a beneficio di chi immagina incastri di potere che comprendano il Quirinale: non contate su di me, questo è il mio ultimo anno. Il che si porta dietro il terzo problema che abbiamo: il tempo per una soluzione che contempli eventuali elezioni, complicate dal virus che non recede, sarebbe da qui ad agosto, inizio del semestre bianco. Altrimenti, bocce ferme fino al 2022. Che ne sarà di noi da qui ad allora? Che ne sarà di un Paese con un debito pubblico al 160 per cento, una disoccupazione crescente sia nell’impiego in chiaro sia in quello tra il grigio e il nero, una povertà galoppante e una pandemia che non promette di arrendersi nel breve?
Paralizzata dalla paura di scontentare qualcuno a turno, avanzando come quei goffi omini sui trampoli in equilibrio precario, la politica esita a prendere decisioni, salvo poi sbilanciarsi in improvvisati decreti che aumentano la confusione invece di dissiparla. Intanto rotolano sul tavolo manciate di ipotesi, nessuna delle quali sembra improntata alla consapevolezza dell’estrema gravità del momento: rimpasto di ministri, ancora Conte ma in una terza versione (quale?), maggioranza attuale ma con cambio di premier, un esecutivo tecnico come quello di Monti dopo la caduta di Berlusconi per un picco di febbre da spread, oppure il voto, che tanti dicono di auspicare ma che nessuno in realtà vuole.
Un Paese normale, fiaccato e disorientato da un’emergenza che non è più tale visto che dura da quasi un anno, avrebbe bisogno di una cosa sopra tutte: un governo normale, dove vengano sospesi per decreto (stavolta sì) i calcoli di convenienza da parte di ogni singolo componente e di ogni partito o corrente che lo sostenga. Un governo normale, che si dia orizzonti minimi e trasparenti. Per esempio, evitare la terza ondata del virus, cambiando passo nella strategia di contenimento della seconda. Un obiettivo, questo, che è alla base di qualsiasi progetto di ricostruzione.
Qualcosa non ha funzionato, non sta funzionando, meglio ammetterlo senza ipocrisie e sostituire chiunque abbia una qualche responsabilità nella falsa partenza che stiamo patendo. Se l’obiettivo dichiarato è quello di arrivare a vaccinare appena 470 mila persone a settimana, significa che ci vorranno almeno due anni (richiami compresi) per arrivare a coprire il 70 per cento della popolazione. Un tempo troppo lungo, una mancata organizzazione troppo evidente, un rischio troppo grande per sperare di arginarlo senza drastiche correzioni di rotta. Il tempo forse c’è ancora. Quello che resta da capire è se c’è la volontà di mettere nei posti chiave, possibilmente subito, donne e uomini capaci, esperti, interessati esclusivamente al bene pubblico, dando loro la possibilità concreta di provare a salvarci la vita. In gioco c’è l’Italia che verrà. Primo passo: riconquistare la fiducia di un Paese alle soglie di un collasso nervoso.
 

samuelgol

Flughafenwächter
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...........
Purtroppo il covid ha messo a nudo delle problematiche e criticità che ci portiamo dietro da 40 anni e non le risolvi in 6 mesi...anzi non le risolveremo mai!
Di certo proseguendo a chiusure ad alzo zero, le problematiche e criticità non migliorano nella loro situazione. Anzi. E la tassazione, la analfabetizzazione e la riduzione dei servizi essenziali, non possono che aumentare. Questo aspetto è a troppi ignoto.
Quando uno mi dice "tanto ci sono i ristori" lo prenderei a calci nel sedere....anche se tanto non servirebbe, perchè uno che ragiona non lo recuperi. Purtroppo però quello vota.
 

samuelgol

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Per un Paese normale​

serve un governo normale​

di Carlo Verdelli



Come tanti amori naufragati per la violenta rottura di ritmi di vita consolidati, anche la famiglia politica in capo alla nostra comunità, quella che dovrebbe tirarci fuori da questo tunnel, sta scoppiando e nel modo peggiore. Il coronavirus ringrazia e segna un altro punto a favore nella sua devastante campagna d’Italia: un Paese che ha perso le poche certezze che aveva, che ancora non sa quanti studenti andranno a scuola il 7 gennaio, che ormai va in confusione ad ogni cambio di colore sulla mappa, ieri rossa, domani arancione, poi gialla per due giorni, a seguire un weekend di serrata ma il 18 riaprono le piste da sci, forse.
Con 75 mila morti e più di mezzo milione di ancora positivi (a fine settembre erano 10 volte meno), un governo normale non perderebbe un secondo in chiacchiere e rimanderebbe le piccole grandi manovre di palazzo a momenti meno fatali. Con le più carenti provviste di vaccini e una delle più basse percentuali di vaccinati al mondo, un governo normale farebbe un rapido esame di coscienza e si butterebbe a recuperare il tempo sprecato. E invece l’onnipresente commissario a tutto, l’ineffabile Arcuri, candidamente comunica che no, non è ancora stato deciso quanti e dove saranno i centri per l’iniezione anti Covid. L’Europa aveva chiesto un piano in materia per ottobre 2020, ma per noi non è mai troppo tardi, anche se in realtà è già tardissimo. Ancora, con un programma per ottenere i soldi del Recovery fund da presentare entro febbraio, pena perdere anche i 27 miliardi di inizio lavori, un governo normale sceglierebbe (avrebbe già scelto) i cardini su cui farlo poggiare senza estenuanti mediazioni.


Il problema numero uno è che non abbiamo un governo normale, non lo è mai stato dalla sua genesi, ha trovato un senso nella gestione della prima emergenza, l’ha perso durante l’estate dell’irresponsabilità e da allora non l’ha più recuperato. Il problema numero due è che una crisi politica in questo tempo e in queste condizioni ci renderebbe improbabili agli occhi dell’Europa, alimentando in sovrapprezzo quella disunità d’Italia di cui l’unico che sembra seriamente preoccuparsi è il presidente Mattarella.

È il momento dei costruttori, ha detto nel discorso di fine anno, e tutti i demolitori si sono complimentati con lui. Un’altra cosa ha aggiunto, il capo dello Stato, a beneficio di chi immagina incastri di potere che comprendano il Quirinale: non contate su di me, questo è il mio ultimo anno. Il che si porta dietro il terzo problema che abbiamo: il tempo per una soluzione che contempli eventuali elezioni, complicate dal virus che non recede, sarebbe da qui ad agosto, inizio del semestre bianco. Altrimenti, bocce ferme fino al 2022. Che ne sarà di noi da qui ad allora? Che ne sarà di un Paese con un debito pubblico al 160 per cento, una disoccupazione crescente sia nell’impiego in chiaro sia in quello tra il grigio e il nero, una povertà galoppante e una pandemia che non promette di arrendersi nel breve?
Paralizzata dalla paura di scontentare qualcuno a turno, avanzando come quei goffi omini sui trampoli in equilibrio precario, la politica esita a prendere decisioni, salvo poi sbilanciarsi in improvvisati decreti che aumentano la confusione invece di dissiparla. Intanto rotolano sul tavolo manciate di ipotesi, nessuna delle quali sembra improntata alla consapevolezza dell’estrema gravità del momento: rimpasto di ministri, ancora Conte ma in una terza versione (quale?), maggioranza attuale ma con cambio di premier, un esecutivo tecnico come quello di Monti dopo la caduta di Berlusconi per un picco di febbre da spread, oppure il voto, che tanti dicono di auspicare ma che nessuno in realtà vuole.
Un Paese normale, fiaccato e disorientato da un’emergenza che non è più tale visto che dura da quasi un anno, avrebbe bisogno di una cosa sopra tutte: un governo normale, dove vengano sospesi per decreto (stavolta sì) i calcoli di convenienza da parte di ogni singolo componente e di ogni partito o corrente che lo sostenga. Un governo normale, che si dia orizzonti minimi e trasparenti. Per esempio, evitare la terza ondata del virus, cambiando passo nella strategia di contenimento della seconda. Un obiettivo, questo, che è alla base di qualsiasi progetto di ricostruzione.
Qualcosa non ha funzionato, non sta funzionando, meglio ammetterlo senza ipocrisie e sostituire chiunque abbia una qualche responsabilità nella falsa partenza che stiamo patendo. Se l’obiettivo dichiarato è quello di arrivare a vaccinare appena 470 mila persone a settimana, significa che ci vorranno almeno due anni (richiami compresi) per arrivare a coprire il 70 per cento della popolazione. Un tempo troppo lungo, una mancata organizzazione troppo evidente, un rischio troppo grande per sperare di arginarlo senza drastiche correzioni di rotta. Il tempo forse c’è ancora. Quello che resta da capire è se c’è la volontà di mettere nei posti chiave, possibilmente subito, donne e uomini capaci, esperti, interessati esclusivamente al bene pubblico, dando loro la possibilità concreta di provare a salvarci la vita. In gioco c’è l’Italia che verrà. Primo passo: riconquistare la fiducia di un Paese alle soglie di un collasso nervoso.
Da far leggere ai sudditi che "ce la faremo, andrà tutto bene".
 

samuelgol

Flughafenwächter
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Canyon Ultimate SLX. Nome: Andrea
ce la faremo, almeno contro il covid (forse) ma il piano vaccini deve funzionare
Certo che dal Covid se ne esce. Si è usciti da tutte le malattie infettive nella storia anche senza ospedali, senza medicine, senza terapie intensive.
Ne usciremo vivi, ma morti, ma fa lo stesso. Come si dice: l'operazione è riuscita, il paziente è morto.
all'infinito..

Ecco il provocatore che dice di non leggere, di mettere ignore ecc. e invece lurka. :))):
 

RamboGuerrazzi

via col vento
28 Marzo 2007
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centroitalico
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corsa+gravel
questa mi è nuova. ci sono settori privati che vanno meglio. bon.
altri duramente colpiti.

domanda: chi lavora meno di prima prendendo di più nel privato?

... sempre la risposta "non sai quanta" non sia ironica.

non sai quanta gente nel privato fa finta di lavorare e riporta lo stipendio. Più sono grandi le aziende e più imbucati ci sono. Amici del cda, figli del parente dell'amministratore, etc etc etc
 

ValeXX

Passista
15 Luglio 2009
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si pero' se si decidesse magari visto le minori spese e minor lavoro di tagliare stipendi ad insegnanti,sei sicuro non ci sarebbero lamentele???
Io con questo virus ho visto che finche' nen viene toccato il tuo culo si parla parla,ma poi quando si viene toccati ci si lamenta,ecco perche' mi fanno girare le balle i facilitoni,con il loro menefreghismo c'e' gente che ci rimette.
Il virus circola per colpa dei nostri comportamenti,se tutti si attenessero alle regole( non quelle che dice il governo ma del buon senso,il virus in Italia sarebbe gia' sparito
Non posso che essere stradaccordo, col cxxo degli altri sono tutti buoni, la scuola è ovviamente più importante dello sci, nemmeno c'è bisogno di scriverlo, ma gli insegnanti lo stipendio lo ricevono anche con la scuola chiusa, i maestri di sci (che oltretutto spesso abitano in luoghi dove non è che ci siano mille possibilità lavorative) no, per carità la colpa non è di nessuno ma intanto ho degli amici che lavorano in comune e sono spensierati e si lamentano pure quando devono rinunciare un giorno allo SW mentre altri che lavorano in aziende che sono in bilico che tremano e hanno ben altri pensieri. Prova a tagliare un mezzo stipendio a certa gente che ora fa lo splendido e vedi come la prenderà bene... Però così è anche facile pontificare e giudicare... Mettetemi pure in croce ora se volete...
 

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Passista
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lamentele? certo anche perché molti insegnanti con la dad lavorano più di prima...ovviamente ci sono anche quelli che fanno poco ma lo facevano anche prima.
io questa polemica tra pubblico e privato la eliminerei, anche nel privato allora c'è gente che lavora meno di prima eppure prende lo stesso stipendio o no?

i nostri comportamenti dovrebbero essere dettati dal buon senso, giusto e le restrizioni e regole servono per farci capire cosa fare oppure no
visto che ne sappiamo poco, il contagio potrebbe salire lo stesso (come sta facendo adesso) o calare indipendentemente dalle restrizioni ma un effetto lo fanno e questo è sicuro, vedi questa primavera e vedi il Veneto giallo che è messo peggio degli altri. Forse l'unica certezza che abbiamo è che il giallo non funziona :wacko:
Personalmente non faccio polemiche tra pubbilco e privato, o meglio, di cose da dire ce ne sarebbero molte ma non è certo questo nè il momento nè il luogo, le polemiche le faccio perchè spesso sento gente (pubblica o privata che sia, anche se più nel pubblico per ovvi motivi) che non è toccata dal problema e si elegge professorino giudicando di qua e di là ma dovrebbe provare a stare un pò dall'altra parte per vedere come si sta bene in questo momento e se davvero ci sono tutte queste soluzioni.... Riaprire qualcuno riaprirà ma molti no e non solo perchè non più giovani, perchè se ti sei indebitato fino al collo per espanderti nel periodo pre covid o se hai rilevato una attività subito prima voglio proprio vederti, salvo avere grosse disponibilità dietro ma allora grazie al piffero siamo capaci tutti...
Io non sono al momento toccato economicamente dalla situazione attuale e proprio per questo cerco di pesare molto le parole proprio per rispetto di chi sta vedendo il lavoro di una generazione andare in malora!
 

EMAC

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Personalmente non faccio polemiche tra pubbilco e privato, o meglio, di cose da dire ce ne sarebbero molte ma non è certo questo nè il momento nè il luogo, le polemiche le faccio perchè spesso sento gente (pubblica o privata che sia, anche se più nel pubblico per ovvi motivi) che non è toccata dal problema e si elegge professorino giudicando di qua e di là ma dovrebbe provare a stare un pò dall'altra parte per vedere come si sta bene in questo momento e se davvero ci sono tutte queste soluzioni.... Riaprire qualcuno riaprirà ma molti no e non solo perchè non più giovani, perchè se ti sei indebitato fino al collo per espanderti nel periodo pre covid o se hai rilevato una attività subito prima voglio proprio vederti, salvo avere grosse disponibilità dietro ma allora grazie al piffero siamo capaci tutti...
Io non sono al momento toccato economicamente dalla situazione attuale e proprio per questo cerco di pesare molto le parole proprio per rispetto di chi sta vedendo il lavoro di una generazione andare in malora!
E' normale che chi ci sta rimettendo soldi sia incazzato e molto piu' preoccupato di chi ha un lavoro stabile, ma gli altri ne sono toccati ugualmete sotto l'aspetto sanitario che per qualcuno e' anche piu' importante dei soldi. Se avessimo i soldi per ristorare a pieno le attivita', non ci sarebbe nessuno che dice che bisogna lasciare aperti bar,ristoranti e impianti e sarebbero tutti favorevoli alla chiusura. Purtroppo i soldi non ci sono per tutti e le soluzioni alternative neanche,mi sembra.
 
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Maglia Amarillo
6 Febbraio 2005
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con gruppi shimano
E' normale che chi ci sta rimettendo soldi sia incazzato e molto piu' preoccupato di chi ha un lavoro stabile, ma gli altri ne sono toccati ugualmete sotto l'aspetto sanitario che per qualcuno e' anche piu' importante dei soldi. Se avessimo i soldi per ristorare a pieno le attivita', non ci sarebbe nessuno che dice che bisogna lasciare aperti bar,ristoranti e impianti e sarebbero tutti favorevoli alla chiusura. Purtroppo i soldi non ci sono per tutti e le soluzioni alternative neanche,mi sembra.
bonus cesso. cash back derubricato a innovazione. bonus macchina. bonus tv.
questo in piena pandemia che mette in ginocchio determinati settori.

roba così che costa quella sopra.


i soldi ci sono dove interessa metterli.
 
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bonus cesso. cash back derubricato a innovazione. bonus macchina. bonus tv.
questo in piena pandemia che mette in ginocchio determinati settori.

roba così che costa quella sopra.


i soldi ci sono dove interessa metterli.
I soldi per tutti non ci sono neanche togliendo i bonus monopattini ecc ecc
 
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