Ciclisti over 50 (vol.3)

golias

Factotum :-)
28 Marzo 2018
35.123
26.362
.
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Bici
mia
letta poco fa:


Vorrei dire due parole su questa storia, e lo farò da campano. Perché se c’è una cosa che non sopporto è leggere piagnistei intellettualmente disonesti su noi meridionali. Su ingiustizie tra nord e sud, riscatto, terre difficili, su quanto noi del meridione siamo sempre trattati con pregiudizio.
Soprattutto mi infastidisce leggere quei continui “forza Napoli!” come se i napoletani fossero gli esiliati d’Italia. Fino a prova contraria, le serie tv italiane che hanno successo sono sempre ambientate a Napoli. L’Italia nel mondo non è conosciuta per Milano (escludendo la fashion week), ma per Napoli, che è la nostra meraviglia estetica e culturale, con le sue bellezze storiche, il gesticolare, la pizza, l’accento, Totò. Abbiamo attori e cantanti leggendari, cucina unica. Ogni cinque minuti esce un articolo internazionale che incensa Napoli, la sua arte o la sua lingua. Inoltre, per pura correttezza d’informazione, metà degli artisti di Sanremo erano meridionali, quindi i discorsi sulle discriminazioni ai “terr0ni” non stanno in piedi.
‘Sto senso di inferiorità che noi campani abbiamo - e che elaboriamo unicamente dando tutte le colpe delle nostre difficoltà all’esterno, è sempre colpa degli altri - nasconde solo la nostra fiera incapacità di ammettere che in fondo stiamo male, ma siamo troppo orgogliosi per farlo. E stiamo male perché viviamo in contesti che oggettivamente fanno schifo. E fanno schifo perché noi commettiamo sbagli. Che non vogliamo ammettere. E si ripete col circolo vizioso.
Quindi è più semplice urlare poveri noi, ci penalizzano, anziché dire poveri noi, siamo la nostra disgrazia.
Delinquenza, corruzione, ma anche le piccole ingiustizie quotidiane ci convincono che cambiare è troppo difficile, servono maturità e messa in discussione per farlo. E quindi dall’accettazione dei problemi passiamo a diventarne i responsabili. Noi siamo il problema. Non siamo vittime, siamo carnefici.
Noi siamo la monnezza per le strade, i divani nei canali, i frigoriferi buttati nelle pinete, perché ce li mettiamo noi, non qualcun altro. Siamo le case abusive diroccate, gli adolescenti che lasciano la scuola e quelli che a diciotto anni spingono già passeggini. Siamo i fondi europei usati per illeciti. Siamo i sindaci votati perché chiudano gli occhi. Siamo la violenza verbale. Il pos che non funziona, i liquami delle masserie rilasciati nei fiumi, il non saper fare una fila alle casse senza litigare con qualcuno. Siamo le minacce. Siamo i vicoli in cui non possiamo camminare perché troppo malfamati.
Quindi è chiaro che, se non affrontiamo tutto questo, l’unico modo per resistergli è raccontarci che noi siamo gente calorosa, umile, che emerge dal fango come i fiori.
Ma parliamo di riscatto. Dell’orgoglio che tanto eccita noi campani.
Ho avuto anche io vent’anni, quell’età che vorremmo proteggere e spalleggiare, ma solo quando non ci chiede di sacrificare i nostri privilegi. E a quell’età gli adulti mi ripetevano tutti la stessa cosa: vattene via da questa terra, che non ha niente da offrire. Salvatevi, voi giovani.
A dirlo erano quelli che davano 5 euro ai marocchini per farsi tagliare la siepe, o 400 a una commessa full time nel loro negozio. Quelli che chiamavano l’amico primario e si facevano fare tutti gli accertamenti gratis, e oggi a noi restano dieci mesi di attesa a prezzo pieno. Gli adulti che si sono f0ttuti tutto, e lo condividono solo con quelli che hanno il loro cognome. Per gli altri c’è la fuga o la miseria.
E abbiamo il coraggio di invocare il riscatto? Quando siamo noi a rendere questo paese inospitale, incivile, senza opportunità lavorative.
No, io questi pietismi non me li bevo.
Noi campani non lottiamo per dare ai nostri figli un futuro migliore. Mica ci impegniamo per dare sicurezza alle strade, stipendi dignitosi, allontanare la droga, invogliare allo studio, assicurarsi equità sociale. No. Noi mandiamo gli sms per far vincere un giovane a una gara di musica, facendogli scavalcare tutte le difficoltà che noi stessi abbiamo creato.
Noi andiamo fieri solo di calciatori e cantanti. Quando mai facciamo il tifo per studenti, precari, istruzione, sanità, amore per l’ambiente o meritocrazia. Non ce ne frega un caszo.
E quando sentite parlare di orgoglio e fierezza dai campani, state sicuri che vengono da chi ci è rimasto. Chi se n’è andato non ha sentimenti così affettuosi.
Sapete chi è che detesta davvero il meridione? Quelli che sono stati costretti ad andarsene. E loro non parlano mai di riscatto, perché andarsene è sempre una sconfitta, quando non hai scelta.
Chiusa questa parentesi sul campanilismo, passiamo a Sanremo.
Per prima cosa: siamo una nazione così culturalmente e umanamente degradata che diamo a soldi e successo il significato di merito e di talento. E infatti, quel che più ho letto è che Goelier è già disco di platino, famoso, riempie gli stadi. Dato che è quello che vende di più, perché non dovrebbe vincere?
Se hai soldi, se sei famoso, vali. E se vali, devi vincere.
Ma allora che è successo con ‘sto televoto?
Qui c’è una verità scomoda che non vogliamo affrontare, e che riguarda decadimento e generazioni, non il razzismo.
Chi vota (escludendo i napoletani, che diamo per scontato votino per Goelier)? Principalmente ragazzini e ventenni. Nuove generazioni che ascoltano musica che a noi adulti fa orrore: la trap.
La trap è fatta di cantanti che senza autotune sembrano il karaoke all’addio al nubilato con tutti ubriachi. Testi tamarri in cui il/la cantante o parla di amore in maniera tossica (principalmente con ragazze trattate come maglioni che nessun altro deve indossare) o si lagna del suo passato difficile ma per fortuna adesso sta pieno di rispetto e soldi. E infatti qualcuno ha invocato pure i valori. Cioé che la musica trap “sa parlare ai giovani”. Sì. Il problema è che ai giovani insegna la cafona brama di soldi e scopatə. E infatti nei video musicali stanno tutti ingioiellati, tatuati e sui macchinoni, come perfetti boss. Si atteggiano come re, cantano di venire tutti dalla strada e dalla sofferenza e adesso ti f0ttono la fidanzata e bruciano banconote.
Musica arrogante, ripetitiva, che non comunica assolutamente niente se non boria adolescenziale.
Non è il caso della canzone di Goelier, che è anche carina e resta sul vago, parlando di due fidanzati che si devono lasciare. Ma l’appartenenza al genere, e anche l’estetica della trap (presentarsi come un uappo) hanno giocato a favore. Anche perché della musica trap non si capisce niente, e questo non è un problema per i giovani. Che il cantante sia milanese o napoletano è indifferente. È il tipo di musica che galvanizza. Per intenderci, si capisce poco pure di quel che dice Blanco.
Ed è l’obiettivo dei rapper e trapper italiani: tagliare fuori tutti gli altri e parlare solo ai loro consumatori.
Quindi è del tutto normale e legittimo che i voti da casa premino i cantanti di questo tipo, che sono sempre più numerosi nella scena musicale.
Questi cantanti, dato che per emergere hanno bisogno di un habitat senza contraddittorio, vengono coltivati sulle app come TikTok, dove fanno il pienone di giovanissimi che sognano solo di fare soldi facili e diventare famosi.
È legittimo? Ma certo. È un paese libero. Ognuno può fare quel che vuole. Il nuovo avanza, le mode cambiano, il mercato è aperto a tutti.
Infatti Goelier non è mica la figlia della serva. È uno dei più venduti del 2023, anche se, dopo due fischi ricevuti, i fan lo hanno descritto come un dolce Remì.
Detto questo, si passa proprio ai fischi, e all’incidente cognitivo che ci ha coinvolti tutti.
Dato che sui social ti coltivi solo i fan che si rispecchiano in te, quando poi entri nel mondo degli adulti scopri che quella protezione virtuale cade, e che la società è variegata. Largo ai giovani? Certo. Ma dato che parliamo di libertà, questa non può essere usata solo quando ci fa comodo. E quindi succede che quegli adulti che non seguono la trap, a Sanremo ascoltano artisti del calibro di Diodato, Santi, Annalisa, Irama, Mahmood, e poi si ritrovano premiato Goelier. E noi adulti abbiamo la cattiva abitudine di ricordarci che una volta esistevano i testi dei cantanti che erano pura poesia. Avevano significato, una narrazione. Parlavano di tradimenti, di bugie, di triangoli, di noia matrimoniale, di povertà e infanzie distrutte. Ci ricordiamo pure che prima emergeva il merito. Il talento. Lo studio. E quindi abbiamo la libertà di farci girare i c0glioni se facciamo i paragoni, e chi non è d’accordo si attacca. Perché in fondo è una gara di canto, non una gara di riscatto.
Se su quel palco non ci fosse stato Goelier ma, che ne so, uno Sfera Ebbasta, credetemi, avrebbe avuto comunque il 60% dei voti da casa, e in platea oltre ai fischi gli avrebbero lanciato dietro pure le sedie.
Ma non ve la dovete prendere. Tanto arriverà il vostro momento. Tra dieci anni noi non conteremo più niente. La metà di noi sarà crepata, voi della trap sarete 30 su 30 a Sanremo, e la giuria sarà fatta solo da TikToker. E la cultura sarà estinta, la bella voce sarà un oggetto superfluo. Vi divertirete ad agitare le mani sussurrando “oh oh, je je”, con la voce robotica che nasconde stonature imbarazzanti.
Ma non è ancora questo il momento. Mi dispiace.
Quindi chi ha ragione? Tutti.
Goelier fa parte di quella nuova musica che incassa consensi e soldi, e ha il diritto di cantare a Sanremo e sperare di vincere facendo leva sull’aiuto dei suoi fan troppo freschi per avere memoria. E noi vecchi abbiamo tutto il diritto di trovare scandaloso che la bravura venga superata dal successo dei social.


Che dire.. meno male che ancora qualcuno di sano c'è :-)xxxx
 

Redbaron69

Passista
26 Settembre 2018
4.518
6.615
56
Pinerolo
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Bici
Bianchi OLTRE PRO
letta poco fa:


Vorrei dire due parole su questa storia, e lo farò da campano. Perché se c’è una cosa che non sopporto è leggere piagnistei intellettualmente disonesti su noi meridionali. Su ingiustizie tra nord e sud, riscatto, terre difficili, su quanto noi del meridione siamo sempre trattati con pregiudizio.
Soprattutto mi infastidisce leggere quei continui “forza Napoli!” come se i napoletani fossero gli esiliati d’Italia. Fino a prova contraria, le serie tv italiane che hanno successo sono sempre ambientate a Napoli. L’Italia nel mondo non è conosciuta per Milano (escludendo la fashion week), ma per Napoli, che è la nostra meraviglia estetica e culturale, con le sue bellezze storiche, il gesticolare, la pizza, l’accento, Totò. Abbiamo attori e cantanti leggendari, cucina unica. Ogni cinque minuti esce un articolo internazionale che incensa Napoli, la sua arte o la sua lingua. Inoltre, per pura correttezza d’informazione, metà degli artisti di Sanremo erano meridionali, quindi i discorsi sulle discriminazioni ai “terr0ni” non stanno in piedi.
‘Sto senso di inferiorità che noi campani abbiamo - e che elaboriamo unicamente dando tutte le colpe delle nostre difficoltà all’esterno, è sempre colpa degli altri - nasconde solo la nostra fiera incapacità di ammettere che in fondo stiamo male, ma siamo troppo orgogliosi per farlo. E stiamo male perché viviamo in contesti che oggettivamente fanno schifo. E fanno schifo perché noi commettiamo sbagli. Che non vogliamo ammettere. E si ripete col circolo vizioso.
Quindi è più semplice urlare poveri noi, ci penalizzano, anziché dire poveri noi, siamo la nostra disgrazia.
Delinquenza, corruzione, ma anche le piccole ingiustizie quotidiane ci convincono che cambiare è troppo difficile, servono maturità e messa in discussione per farlo. E quindi dall’accettazione dei problemi passiamo a diventarne i responsabili. Noi siamo il problema. Non siamo vittime, siamo carnefici.
Noi siamo la monnezza per le strade, i divani nei canali, i frigoriferi buttati nelle pinete, perché ce li mettiamo noi, non qualcun altro. Siamo le case abusive diroccate, gli adolescenti che lasciano la scuola e quelli che a diciotto anni spingono già passeggini. Siamo i fondi europei usati per illeciti. Siamo i sindaci votati perché chiudano gli occhi. Siamo la violenza verbale. Il pos che non funziona, i liquami delle masserie rilasciati nei fiumi, il non saper fare una fila alle casse senza litigare con qualcuno. Siamo le minacce. Siamo i vicoli in cui non possiamo camminare perché troppo malfamati.
Quindi è chiaro che, se non affrontiamo tutto questo, l’unico modo per resistergli è raccontarci che noi siamo gente calorosa, umile, che emerge dal fango come i fiori.
Ma parliamo di riscatto. Dell’orgoglio che tanto eccita noi campani.
Ho avuto anche io vent’anni, quell’età che vorremmo proteggere e spalleggiare, ma solo quando non ci chiede di sacrificare i nostri privilegi. E a quell’età gli adulti mi ripetevano tutti la stessa cosa: vattene via da questa terra, che non ha niente da offrire. Salvatevi, voi giovani.
A dirlo erano quelli che davano 5 euro ai marocchini per farsi tagliare la siepe, o 400 a una commessa full time nel loro negozio. Quelli che chiamavano l’amico primario e si facevano fare tutti gli accertamenti gratis, e oggi a noi restano dieci mesi di attesa a prezzo pieno. Gli adulti che si sono f0ttuti tutto, e lo condividono solo con quelli che hanno il loro cognome. Per gli altri c’è la fuga o la miseria.
E abbiamo il coraggio di invocare il riscatto? Quando siamo noi a rendere questo paese inospitale, incivile, senza opportunità lavorative.
No, io questi pietismi non me li bevo.
Noi campani non lottiamo per dare ai nostri figli un futuro migliore. Mica ci impegniamo per dare sicurezza alle strade, stipendi dignitosi, allontanare la droga, invogliare allo studio, assicurarsi equità sociale. No. Noi mandiamo gli sms per far vincere un giovane a una gara di musica, facendogli scavalcare tutte le difficoltà che noi stessi abbiamo creato.
Noi andiamo fieri solo di calciatori e cantanti. Quando mai facciamo il tifo per studenti, precari, istruzione, sanità, amore per l’ambiente o meritocrazia. Non ce ne frega un caszo.
E quando sentite parlare di orgoglio e fierezza dai campani, state sicuri che vengono da chi ci è rimasto. Chi se n’è andato non ha sentimenti così affettuosi.
Sapete chi è che detesta davvero il meridione? Quelli che sono stati costretti ad andarsene. E loro non parlano mai di riscatto, perché andarsene è sempre una sconfitta, quando non hai scelta.
Chiusa questa parentesi sul campanilismo, passiamo a Sanremo.




Che dire.. meno male che ancora qualcuno di sano c'è :-)xxxx
Sono d'accordo su quanto hai scritto, il personaggio agli anta è sconosciuto per i più giovani ha un riscontro che levati, buon per lui, detto questo fischiarlo sul palco Sanremese è stato squallido, ma personalmente per quello che ho sentito dell'esibizione di venerdì con i duetti a mio parere la sua esibizione è stata meno bella rispetto ad altre, a prescindere che sia del sud e altre minkiate
Altre esibizioni (non la canzone presentata) erano meglio della sua. Per la vittoria finale invece la sua canzone è nettamente superiore come ritorno di passaggi radio stream etc, ma se gli "esperti" hanno votato in blocco solo un altro cantante per contrastare il voto e non per merito suo son dei c..oglioni, tanto il ritorno mediatico(che fa comodo) è assicurato per tutti anche solo a parlarne. IL merito che trovo abbia avuto il conduttore è stato secondo me di avvicinare questa manifestazione in maniera trasversale e soprattutto fra i giovani, dove nessuno era mai riuscito.
 

Jackenduro

Discesista vertiginoso
19 Agosto 2014
4.813
3.418
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Bici
Giant Tcr Advanced Pro Disc
letta poco fa:


Vorrei dire due parole su questa storia, e lo farò da campano. Perché se c’è una cosa che non sopporto è leggere piagnistei intellettualmente disonesti su noi meridionali. Su ingiustizie tra nord e sud, riscatto, terre difficili, su quanto noi del meridione siamo sempre trattati con pregiudizio.
Soprattutto mi infastidisce leggere quei continui “forza Napoli!” come se i napoletani fossero gli esiliati d’Italia. Fino a prova contraria, le serie tv italiane che hanno successo sono sempre ambientate a Napoli. L’Italia nel mondo non è conosciuta per Milano (escludendo la fashion week), ma per Napoli, che è la nostra meraviglia estetica e culturale, con le sue bellezze storiche, il gesticolare, la pizza, l’accento, Totò. Abbiamo attori e cantanti leggendari, cucina unica. Ogni cinque minuti esce un articolo internazionale che incensa Napoli, la sua arte o la sua lingua. Inoltre, per pura correttezza d’informazione, metà degli artisti di Sanremo erano meridionali, quindi i discorsi sulle discriminazioni ai “terr0ni” non stanno in piedi.
‘Sto senso di inferiorità che noi campani abbiamo - e che elaboriamo unicamente dando tutte le colpe delle nostre difficoltà all’esterno, è sempre colpa degli altri - nasconde solo la nostra fiera incapacità di ammettere che in fondo stiamo male, ma siamo troppo orgogliosi per farlo. E stiamo male perché viviamo in contesti che oggettivamente fanno schifo. E fanno schifo perché noi commettiamo sbagli. Che non vogliamo ammettere. E si ripete col circolo vizioso.
Quindi è più semplice urlare poveri noi, ci penalizzano, anziché dire poveri noi, siamo la nostra disgrazia.
Delinquenza, corruzione, ma anche le piccole ingiustizie quotidiane ci convincono che cambiare è troppo difficile, servono maturità e messa in discussione per farlo. E quindi dall’accettazione dei problemi passiamo a diventarne i responsabili. Noi siamo il problema. Non siamo vittime, siamo carnefici.
Noi siamo la monnezza per le strade, i divani nei canali, i frigoriferi buttati nelle pinete, perché ce li mettiamo noi, non qualcun altro. Siamo le case abusive diroccate, gli adolescenti che lasciano la scuola e quelli che a diciotto anni spingono già passeggini. Siamo i fondi europei usati per illeciti. Siamo i sindaci votati perché chiudano gli occhi. Siamo la violenza verbale. Il pos che non funziona, i liquami delle masserie rilasciati nei fiumi, il non saper fare una fila alle casse senza litigare con qualcuno. Siamo le minacce. Siamo i vicoli in cui non possiamo camminare perché troppo malfamati.
Quindi è chiaro che, se non affrontiamo tutto questo, l’unico modo per resistergli è raccontarci che noi siamo gente calorosa, umile, che emerge dal fango come i fiori.
Ma parliamo di riscatto. Dell’orgoglio che tanto eccita noi campani.
Ho avuto anche io vent’anni, quell’età che vorremmo proteggere e spalleggiare, ma solo quando non ci chiede di sacrificare i nostri privilegi. E a quell’età gli adulti mi ripetevano tutti la stessa cosa: vattene via da questa terra, che non ha niente da offrire. Salvatevi, voi giovani.
A dirlo erano quelli che davano 5 euro ai marocchini per farsi tagliare la siepe, o 400 a una commessa full time nel loro negozio. Quelli che chiamavano l’amico primario e si facevano fare tutti gli accertamenti gratis, e oggi a noi restano dieci mesi di attesa a prezzo pieno. Gli adulti che si sono f0ttuti tutto, e lo condividono solo con quelli che hanno il loro cognome. Per gli altri c’è la fuga o la miseria.
E abbiamo il coraggio di invocare il riscatto? Quando siamo noi a rendere questo paese inospitale, incivile, senza opportunità lavorative.
No, io questi pietismi non me li bevo.
Noi campani non lottiamo per dare ai nostri figli un futuro migliore. Mica ci impegniamo per dare sicurezza alle strade, stipendi dignitosi, allontanare la droga, invogliare allo studio, assicurarsi equità sociale. No. Noi mandiamo gli sms per far vincere un giovane a una gara di musica, facendogli scavalcare tutte le difficoltà che noi stessi abbiamo creato.
Noi andiamo fieri solo di calciatori e cantanti. Quando mai facciamo il tifo per studenti, precari, istruzione, sanità, amore per l’ambiente o meritocrazia. Non ce ne frega un caszo.
E quando sentite parlare di orgoglio e fierezza dai campani, state sicuri che vengono da chi ci è rimasto. Chi se n’è andato non ha sentimenti così affettuosi.
Sapete chi è che detesta davvero il meridione? Quelli che sono stati costretti ad andarsene. E loro non parlano mai di riscatto, perché andarsene è sempre una sconfitta, quando non hai scelta.
Chiusa questa parentesi sul campanilismo, passiamo a Sanremo.
Per prima cosa: siamo una nazione così culturalmente e umanamente degradata che diamo a soldi e successo il significato di merito e di talento. E infatti, quel che più ho letto è che Goelier è già disco di platino, famoso, riempie gli stadi. Dato che è quello che vende di più, perché non dovrebbe vincere?
Se hai soldi, se sei famoso, vali. E se vali, devi vincere.
Ma allora che è successo con ‘sto televoto?
Qui c’è una verità scomoda che non vogliamo affrontare, e che riguarda decadimento e generazioni, non il razzismo.
Chi vota (escludendo i napoletani, che diamo per scontato votino per Goelier)? Principalmente ragazzini e ventenni. Nuove generazioni che ascoltano musica che a noi adulti fa orrore: la trap.
La trap è fatta di cantanti che senza autotune sembrano il karaoke all’addio al nubilato con tutti ubriachi. Testi tamarri in cui il/la cantante o parla di amore in maniera tossica (principalmente con ragazze trattate come maglioni che nessun altro deve indossare) o si lagna del suo passato difficile ma per fortuna adesso sta pieno di rispetto e soldi. E infatti qualcuno ha invocato pure i valori. Cioé che la musica trap “sa parlare ai giovani”. Sì. Il problema è che ai giovani insegna la cafona brama di soldi e scopatə. E infatti nei video musicali stanno tutti ingioiellati, tatuati e sui macchinoni, come perfetti boss. Si atteggiano come re, cantano di venire tutti dalla strada e dalla sofferenza e adesso ti f0ttono la fidanzata e bruciano banconote.
Musica arrogante, ripetitiva, che non comunica assolutamente niente se non boria adolescenziale.
Non è il caso della canzone di Goelier, che è anche carina e resta sul vago, parlando di due fidanzati che si devono lasciare. Ma l’appartenenza al genere, e anche l’estetica della trap (presentarsi come un uappo) hanno giocato a favore. Anche perché della musica trap non si capisce niente, e questo non è un problema per i giovani. Che il cantante sia milanese o napoletano è indifferente. È il tipo di musica che galvanizza. Per intenderci, si capisce poco pure di quel che dice Blanco.
Ed è l’obiettivo dei rapper e trapper italiani: tagliare fuori tutti gli altri e parlare solo ai loro consumatori.
Quindi è del tutto normale e legittimo che i voti da casa premino i cantanti di questo tipo, che sono sempre più numerosi nella scena musicale.
Questi cantanti, dato che per emergere hanno bisogno di un habitat senza contraddittorio, vengono coltivati sulle app come TikTok, dove fanno il pienone di giovanissimi che sognano solo di fare soldi facili e diventare famosi.
È legittimo? Ma certo. È un paese libero. Ognuno può fare quel che vuole. Il nuovo avanza, le mode cambiano, il mercato è aperto a tutti.
Infatti Goelier non è mica la figlia della serva. È uno dei più venduti del 2023, anche se, dopo due fischi ricevuti, i fan lo hanno descritto come un dolce Remì.
Detto questo, si passa proprio ai fischi, e all’incidente cognitivo che ci ha coinvolti tutti.
Dato che sui social ti coltivi solo i fan che si rispecchiano in te, quando poi entri nel mondo degli adulti scopri che quella protezione virtuale cade, e che la società è variegata. Largo ai giovani? Certo. Ma dato che parliamo di libertà, questa non può essere usata solo quando ci fa comodo. E quindi succede che quegli adulti che non seguono la trap, a Sanremo ascoltano artisti del calibro di Diodato, Santi, Annalisa, Irama, Mahmood, e poi si ritrovano premiato Goelier. E noi adulti abbiamo la cattiva abitudine di ricordarci che una volta esistevano i testi dei cantanti che erano pura poesia. Avevano significato, una narrazione. Parlavano di tradimenti, di bugie, di triangoli, di noia matrimoniale, di povertà e infanzie distrutte. Ci ricordiamo pure che prima emergeva il merito. Il talento. Lo studio. E quindi abbiamo la libertà di farci girare i c0glioni se facciamo i paragoni, e chi non è d’accordo si attacca. Perché in fondo è una gara di canto, non una gara di riscatto.
Se su quel palco non ci fosse stato Goelier ma, che ne so, uno Sfera Ebbasta, credetemi, avrebbe avuto comunque il 60% dei voti da casa, e in platea oltre ai fischi gli avrebbero lanciato dietro pure le sedie.
Ma non ve la dovete prendere. Tanto arriverà il vostro momento. Tra dieci anni noi non conteremo più niente. La metà di noi sarà crepata, voi della trap sarete 30 su 30 a Sanremo, e la giuria sarà fatta solo da TikToker. E la cultura sarà estinta, la bella voce sarà un oggetto superfluo. Vi divertirete ad agitare le mani sussurrando “oh oh, je je”, con la voce robotica che nasconde stonature imbarazzanti.
Ma non è ancora questo il momento. Mi dispiace.
Quindi chi ha ragione? Tutti.
Goelier fa parte di quella nuova musica che incassa consensi e soldi, e ha il diritto di cantare a Sanremo e sperare di vincere facendo leva sull’aiuto dei suoi fan troppo freschi per avere memoria. E noi vecchi abbiamo tutto il diritto di trovare scandaloso che la bravura venga superata dal successo dei social.


Che dire.. meno male che ancora qualcuno di sano c'è :-)xxxx
Come non essere d accordo...anzi di più!!:hail:
 
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golias

Factotum :-)
28 Marzo 2018
35.123
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mia
Sono d'accordo su quanto hai scritto, il personaggio agli anta è sconosciuto per i più giovani ha un riscontro che levati, buon per lui, detto questo fischiarlo sul palco Sanremese è stato squallido, ma personalmente per quello che ho sentito dell'esibizione di venerdì con i duetti a mio parere la sua esibizione è stata meno bella rispetto ad altre, a prescindere che sia del sud e altre minkiate
Altre esibizioni (non la canzone presentata) erano meglio della sua. Per la vittoria finale invece la sua canzone è nettamente superiore come ritorno di passaggi radio stream etc, ma se gli "esperti" hanno votato in blocco solo un altro cantante per contrastare il voto e non per merito suo son dei c..oglioni, tanto il ritorno mediatico(che fa comodo) è assicurato per tutti anche solo a parlarne. IL merito che trovo abbia avuto il conduttore è stato secondo me di avvicinare questa manifestazione in maniera trasversale e soprattutto fra i giovani, dove nessuno era mai riuscito.
Mi ritengo totalmente fuori da quella tematica (canto e mediaticità dello stesso) forse per via dell'idiosincrasia verso quel genere che ovviamente, data l'età, non mi appartiene.
Il voler riportare quel discorso era per di più volto ad un esame di coscienza dei cosidetti meridionali.. a partire da quel cozzone del governatore della Campania.. che pretende aiuti come non ci fosse un domani.. aiuti che sappiamo spesso finiscono nelle mani di loschi individui e la popolazione tutta resta a guardare.
 

lupin IV

Maglia Iridata
21 Settembre 2008
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14.306
Basilicata del sud
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Rose X-Lite Six, Canyon Ultimate CF10
Sono d'accordo su quanto hai scritto, il personaggio agli anta è sconosciuto per i più giovani ha un riscontro che levati, buon per lui, detto questo fischiarlo sul palco Sanremese è stato squallido, ma personalmente per quello che ho sentito dell'esibizione di venerdì con i duetti a mio parere la sua esibizione è stata meno bella rispetto ad altre, a prescindere che sia del sud e altre minkiate
Altre esibizioni (non la canzone presentata) erano meglio della sua. Per la vittoria finale invece la sua canzone è nettamente superiore come ritorno di passaggi radio stream etc, ma se gli "esperti" hanno votato in blocco solo un altro cantante per contrastare il voto e non per merito suo son dei c..oglioni, tanto il ritorno mediatico(che fa comodo) è assicurato per tutti anche solo a parlarne. IL merito che trovo abbia avuto il conduttore è stato secondo me di avvicinare questa manifestazione in maniera trasversale e soprattutto fra i giovani, dove nessuno era mai riuscito.
Da sempre i cantanti vengono fischiati a Sanremo. Poi per dirla tutta, viene fischiata la posizione in classifica che occupa non il cantante o la canzone, che secondo chi va lì e paga il biglietto, non è di suo gradimento. A memoria mia non ricordo nessun artista che abbia dovuto interrompere l'esibizione per i fischi.
Detto questo, non ho visto nulla. Che vincesse chi ha vinto (mia conterranea) lo sapevo già prima che inziasse il festival, così come sapevo chi avrebbe vinto l'anno scorso.
Mi sembra tutto così scontato e prevedibile che mi meraviglio che ci sia gente che si stupisce ancora per queste cose.
Riguardo alla manifestazione il conduttore è uno dritto e ha capito come avvicinare i giovani, certo vedere tra i BIG più della metà che io non so nemmeno chi sia a me ha fatto parecchia impressione.
Detto questo, ste "pulcinellate" che fanno a Napoli, ma anche in altri posti, per ste stronzate mi fanno capire che in Italia si sta ancora troppo bene per pensare alle cose serie...
 

Bert5quant1

Etiamsi omnes, ego non
5 Ottobre 2018
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Gattinara (Vercelli)
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1) acciaio 1989 no brand, scassata, 2) entry level alu no brand, 3) Bianchi infinito cv telaio 2016
Da sempre i cantanti vengono fischiati a Sanremo. Poi per dirla tutta, viene fischiata la posizione in classifica che occupa non il cantante o la canzone, che secondo chi va lì e paga il biglietto, non è di suo gradimento. A memoria mia non ricordo nessun artista che abbia dovuto interrompere l'esibizione per i fischi.
Detto questo, non ho visto nulla. Che vincesse chi ha vinto (mia conterranea) lo sapevo già prima che inziasse il festival, così come sapevo chi avrebbe vinto l'anno scorso.
Mi sembra tutto così scontato e prevedibile che mi meraviglio che ci sia gente che si stupisce ancora per queste cose.
Riguardo alla manifestazione il conduttore è uno dritto e ha capito come avvicinare i giovani, certo vedere tra i BIG più della metà che io non so nemmeno chi sia a me ha fatto parecchia impressione.
Detto questo, ste "pulcinellate" che fanno a Napoli, ma anche in altri posti, per ste stronzate mi fanno capire che in Italia si sta ancora troppo bene per pensare alle cose serie...
Infatti non è, appunto, da adesso che la vittoria al festival suona spesso strana, pilotata, combinata.
io credo nella prevenzione: i tanti contenitori sopollriferi e neuroanestetici quali festival, chat, isole dei...., gf e simili, beh basta non guardarli, come faccio io. Una volta verificato che non ti danno nulla, ma proprio nulla, passa anche il dubbio di perdere qualcosa ignorando.
E io li ignoro... eccierto, sono ignorante h24!
 

lupin IV

Maglia Iridata
21 Settembre 2008
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Basilicata del sud
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Infatti non è, appunto, da adesso che la vittoria al festival suona spesso strana, pilotata, combinata.
io credo nella prevenzione: i tanti contenitori sopollriferi e neuroanestetici quali festival, chat, isole dei...., gf e simili, beh basta non guardarli, come faccio io. Una volta verificato che non ti danno nulla, ma proprio nulla, passa anche il dubbio di perdere qualcosa ignorando.
E io li ignoro... eccierto, sono ignorante h24!
Non è nè pilotata nè combinata. Se ci fai andare una ragazzina uscita da un talent dove ha vinto col tekevoto, che questa estate ha fatto il macello tra concerti e canzoni sui social, per gli altri non c'è speranza.
Se trucano i voti sono problemi loro, a me non me ne frega nulla e certamente non scendo in strada per questo.
Considerazione fatta per notizie che, volente o nolente ho dovuto ascoltare/subire, perchè di festival avrò visto si e no 15 minuti.
 

Bert5quant1

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IL merito che trovo abbia avuto il conduttore è stato secondo me di avvicinare questa manifestazione in maniera trasversale e soprattutto fra i giovani, dove nessuno era mai riuscito.
Una sottile distinzione... hanno avvicinato, cioè piegato, Sanremo al trend attuale dei giovani, ed era quello l' obiettivo, inutile pretendere altro.
Credo fermamente che per seguire il mercato, Rai e conduttore analizzano i social e in primis tiktok. E poi confezionano... chiamando i cantanti che vestono il modello progettato.
sanremo ha la sua ragion d,'essere nell'estendere a quanta più massa la festa = audience/share = mercato/soldi.

Nulla come sempre per, contrario di quanto sopra, avvicinare i giovani alla musica, a tutta la musica, facendo capire nell'ambito di ogni genere, rap compreso, chi vale e chi copia una moda, redditizia per qualsiasi improvvisato, parlando con un microfono in bocca perché comunque lo osanneranno in tanti. E farà soldi, dicendo poi nelle interviste che lui/lei in realtà esprime il proprio essere e lancia un messaggio... balle!
 
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Bert5quant1

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Non è nè pilotata nè combinata. Se ci fai andare una ragazzina uscita da un talent dove ha vinto col tekevoto, che questa estate ha fatto il macello tra concerti e canzoni sui social, per gli altri non c'è speranza.
Se trucano i voti sono problemi loro, a me non me ne frega nulla e certamente non scendo in strada per questo.
Considerazione fatta per notizie che, volente o nolente ho dovuto ascoltare/subire, perchè di festival avrò visto si e no 15 minuti.
C'erano già i voti di scambio tra case discografiche decenni fa...
Il fatto che vinca il novellino uscito da un talent, beh c'è gente in gamba e non, mi disturba che anche i non volino alti nelle preferenze.
In estrema sintesi, il televoto esprime il mercato, non il merito.
E con ciò ritorno al post precedente: cultura musicale, ripeto in qualsiasi genere, inesistente.
Per cultura intendo ascoltare tutto, presente e passato, tutti i generi, non lo studio accademico.
Ogni tanto mi capita di chiedere "ma hai mai ascoltato bruce springsteen procol harum jethro tull ac-dc eminem, tanto per...?" Senza nemmeno sfiorare bach mozart beethoven ecc
la risposta, talvolta con toni che sembra di sentire parlare Giovanni Vernia... "no, mi interessano quelli di adesso, che robba è quella tua lì che hai detto?"
Auguri...

P.S. non vorrei passare per nostalgico del passato, ascolto sempre ciò che esce, da sempre, e ...giudico! E seleziono.
Non sono nemmeno quello che ama solo Bach o Rimskij Korsavov e va a ricercarseli nei Procol H. o negli Iron Maiden. Si potrebbe dedurre che ho una bassa considerazione del rap, ma porto Eminen su un palmo di mano, solo per fare un esempio. Se poi sento uno dei milioni di imitatori di rap tutti uguali con lo stampino, passo oltre. E a Sanremo ce n'erano... eccome. Le canzoncine, parlo sempre per me, ovvio, prime tre classificate, mi suonano da intrattenimento riempitivo durante la sagra del paese, un pop rap non meglio identificato ma, per me, di nessun valore. Tutti padroni di pensarla diversamente. o-o
 
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Bert5quant1

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Mi ritengo totalmente fuori da quella tematica (canto e mediaticità dello stesso) forse per via dell'idiosincrasia verso quel genere che ovviamente, data l'età, non mi appartiene.
Il voler riportare quel discorso era per di più volto ad un esame di coscienza dei cosidetti meridionali.. a partire da quel cozzone del governatore della Campania.. che pretende aiuti come non ci fosse un domani.. aiuti che sappiamo spesso finiscono nelle mani di loschi individui e la popolazione tutta resta a guardare.
Rimango solo sulla musica, non è che a un certo punto ti fermi e la tua musica è del passato.
Quella resta comunque, ma penso sia giusto ascoltarne sempre un pò ogni giorno, capire, giudicare e scegliere tra il nuovo, così ogni tanto anche qualche nuovo artista può finire nel nostro personale salvadanaio.
 
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Rimango solo sulla musica, non è che a un certo punto ti fermi e la tua musica è del passato.
Quella resta comunque, ma penso sia giusto ascoltarne sempre un pò ogni giorno, capire, giudicare e scegliere tra il nuovo, così ogni tanto anche qualche nuovo artista può finire nel nostro personale salvadanaio.
Capisco cosa intendi.. ma aimeh nelle mie condizioni già è tanto se ascolto musica del passato.
Perchè non sentire.. non poter percepire le varie sfumature del parlato (figuriamoci il canto) è già di per sè un grosso handicap che già mi porvoca non gossi problemi con le lingue a cui poco sono affine.
Potrai certo comprendere che non è semplicissimo far entrare qualcosa di nuovo se già non l'hai incamerato nella memoria cognitiva.. io sento perchè anticipo il discorso.. diversamente è davvero un vero e proprio dramma.. aimeh !!
Altro motivo per cui preferisco pedalare in solitaria.. spesso chi incontro per strada mi parla e spiegare mentre pedalo che non ci sento.. viene spesso intepretato come una forma di rifiuto al solo scambiare 2 parole.
Questo è.. chiedere ai 2 del forum qui presenti come è stato nel durante la nostra uscita.
Anzi.. riguardo a questo li devo ringraziare perchè cmq hanno dimostrato una certa predisposizione alla mia condizione.. @Husqymax è stato a dir poco bravissimo nei vari frangenti perchè si è anche prestato a farmi strada nelle buie gallerie.. cosa non scontata e sopratutto non comune a molti.
 

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fabiopon

Besugo in bilico
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letta poco fa:


Vorrei dire due parole su questa storia, e lo farò da campano. Perché se c’è una cosa che non sopporto è leggere piagnistei intellettualmente disonesti su noi meridionali. Su ingiustizie tra nord e sud, riscatto, terre difficili, su quanto noi del meridione siamo sempre trattati con pregiudizio.
Soprattutto mi infastidisce leggere quei continui “forza Napoli!” come se i napoletani fossero gli esiliati d’Italia. Fino a prova contraria, le serie tv italiane che hanno successo sono sempre ambientate a Napoli. L’Italia nel mondo non è conosciuta per Milano (escludendo la fashion week), ma per Napoli, che è la nostra meraviglia estetica e culturale, con le sue bellezze storiche, il gesticolare, la pizza, l’accento, Totò. Abbiamo attori e cantanti leggendari, cucina unica. Ogni cinque minuti esce un articolo internazionale che incensa Napoli, la sua arte o la sua lingua. Inoltre, per pura correttezza d’informazione, metà degli artisti di Sanremo erano meridionali, quindi i discorsi sulle discriminazioni ai “terr0ni” non stanno in piedi.
‘Sto senso di inferiorità che noi campani abbiamo - e che elaboriamo unicamente dando tutte le colpe delle nostre difficoltà all’esterno, è sempre colpa degli altri - nasconde solo la nostra fiera incapacità di ammettere che in fondo stiamo male, ma siamo troppo orgogliosi per farlo. E stiamo male perché viviamo in contesti che oggettivamente fanno schifo. E fanno schifo perché noi commettiamo sbagli. Che non vogliamo ammettere. E si ripete col circolo vizioso.
Quindi è più semplice urlare poveri noi, ci penalizzano, anziché dire poveri noi, siamo la nostra disgrazia.
Delinquenza, corruzione, ma anche le piccole ingiustizie quotidiane ci convincono che cambiare è troppo difficile, servono maturità e messa in discussione per farlo. E quindi dall’accettazione dei problemi passiamo a diventarne i responsabili. Noi siamo il problema. Non siamo vittime, siamo carnefici.
Noi siamo la monnezza per le strade, i divani nei canali, i frigoriferi buttati nelle pinete, perché ce li mettiamo noi, non qualcun altro. Siamo le case abusive diroccate, gli adolescenti che lasciano la scuola e quelli che a diciotto anni spingono già passeggini. Siamo i fondi europei usati per illeciti. Siamo i sindaci votati perché chiudano gli occhi. Siamo la violenza verbale. Il pos che non funziona, i liquami delle masserie rilasciati nei fiumi, il non saper fare una fila alle casse senza litigare con qualcuno. Siamo le minacce. Siamo i vicoli in cui non possiamo camminare perché troppo malfamati.
Quindi è chiaro che, se non affrontiamo tutto questo, l’unico modo per resistergli è raccontarci che noi siamo gente calorosa, umile, che emerge dal fango come i fiori.
Ma parliamo di riscatto. Dell’orgoglio che tanto eccita noi campani.
Ho avuto anche io vent’anni, quell’età che vorremmo proteggere e spalleggiare, ma solo quando non ci chiede di sacrificare i nostri privilegi. E a quell’età gli adulti mi ripetevano tutti la stessa cosa: vattene via da questa terra, che non ha niente da offrire. Salvatevi, voi giovani.
A dirlo erano quelli che davano 5 euro ai marocchini per farsi tagliare la siepe, o 400 a una commessa full time nel loro negozio. Quelli che chiamavano l’amico primario e si facevano fare tutti gli accertamenti gratis, e oggi a noi restano dieci mesi di attesa a prezzo pieno. Gli adulti che si sono f0ttuti tutto, e lo condividono solo con quelli che hanno il loro cognome. Per gli altri c’è la fuga o la miseria.
E abbiamo il coraggio di invocare il riscatto? Quando siamo noi a rendere questo paese inospitale, incivile, senza opportunità lavorative.
No, io questi pietismi non me li bevo.
Noi campani non lottiamo per dare ai nostri figli un futuro migliore. Mica ci impegniamo per dare sicurezza alle strade, stipendi dignitosi, allontanare la droga, invogliare allo studio, assicurarsi equità sociale. No. Noi mandiamo gli sms per far vincere un giovane a una gara di musica, facendogli scavalcare tutte le difficoltà che noi stessi abbiamo creato.
Noi andiamo fieri solo di calciatori e cantanti. Quando mai facciamo il tifo per studenti, precari, istruzione, sanità, amore per l’ambiente o meritocrazia. Non ce ne frega un caszo.
E quando sentite parlare di orgoglio e fierezza dai campani, state sicuri che vengono da chi ci è rimasto. Chi se n’è andato non ha sentimenti così affettuosi.
Sapete chi è che detesta davvero il meridione? Quelli che sono stati costretti ad andarsene. E loro non parlano mai di riscatto, perché andarsene è sempre una sconfitta, quando non hai scelta.
Chiusa questa parentesi sul campanilismo, passiamo a Sanremo.
Per prima cosa: siamo una nazione così culturalmente e umanamente degradata che diamo a soldi e successo il significato di merito e di talento. E infatti, quel che più ho letto è che Goelier è già disco di platino, famoso, riempie gli stadi. Dato che è quello che vende di più, perché non dovrebbe vincere?
Se hai soldi, se sei famoso, vali. E se vali, devi vincere.
Ma allora che è successo con ‘sto televoto?
Qui c’è una verità scomoda che non vogliamo affrontare, e che riguarda decadimento e generazioni, non il razzismo.
Chi vota (escludendo i napoletani, che diamo per scontato votino per Goelier)? Principalmente ragazzini e ventenni. Nuove generazioni che ascoltano musica che a noi adulti fa orrore: la trap.
La trap è fatta di cantanti che senza autotune sembrano il karaoke all’addio al nubilato con tutti ubriachi. Testi tamarri in cui il/la cantante o parla di amore in maniera tossica (principalmente con ragazze trattate come maglioni che nessun altro deve indossare) o si lagna del suo passato difficile ma per fortuna adesso sta pieno di rispetto e soldi. E infatti qualcuno ha invocato pure i valori. Cioé che la musica trap “sa parlare ai giovani”. Sì. Il problema è che ai giovani insegna la cafona brama di soldi e scopatə. E infatti nei video musicali stanno tutti ingioiellati, tatuati e sui macchinoni, come perfetti boss. Si atteggiano come re, cantano di venire tutti dalla strada e dalla sofferenza e adesso ti f0ttono la fidanzata e bruciano banconote.
Musica arrogante, ripetitiva, che non comunica assolutamente niente se non boria adolescenziale.
Non è il caso della canzone di Goelier, che è anche carina e resta sul vago, parlando di due fidanzati che si devono lasciare. Ma l’appartenenza al genere, e anche l’estetica della trap (presentarsi come un uappo) hanno giocato a favore. Anche perché della musica trap non si capisce niente, e questo non è un problema per i giovani. Che il cantante sia milanese o napoletano è indifferente. È il tipo di musica che galvanizza. Per intenderci, si capisce poco pure di quel che dice Blanco.
Ed è l’obiettivo dei rapper e trapper italiani: tagliare fuori tutti gli altri e parlare solo ai loro consumatori.
Quindi è del tutto normale e legittimo che i voti da casa premino i cantanti di questo tipo, che sono sempre più numerosi nella scena musicale.
Questi cantanti, dato che per emergere hanno bisogno di un habitat senza contraddittorio, vengono coltivati sulle app come TikTok, dove fanno il pienone di giovanissimi che sognano solo di fare soldi facili e diventare famosi.
È legittimo? Ma certo. È un paese libero. Ognuno può fare quel che vuole. Il nuovo avanza, le mode cambiano, il mercato è aperto a tutti.
Infatti Goelier non è mica la figlia della serva. È uno dei più venduti del 2023, anche se, dopo due fischi ricevuti, i fan lo hanno descritto come un dolce Remì.
Detto questo, si passa proprio ai fischi, e all’incidente cognitivo che ci ha coinvolti tutti.
Dato che sui social ti coltivi solo i fan che si rispecchiano in te, quando poi entri nel mondo degli adulti scopri che quella protezione virtuale cade, e che la società è variegata. Largo ai giovani? Certo. Ma dato che parliamo di libertà, questa non può essere usata solo quando ci fa comodo. E quindi succede che quegli adulti che non seguono la trap, a Sanremo ascoltano artisti del calibro di Diodato, Santi, Annalisa, Irama, Mahmood, e poi si ritrovano premiato Goelier. E noi adulti abbiamo la cattiva abitudine di ricordarci che una volta esistevano i testi dei cantanti che erano pura poesia. Avevano significato, una narrazione. Parlavano di tradimenti, di bugie, di triangoli, di noia matrimoniale, di povertà e infanzie distrutte. Ci ricordiamo pure che prima emergeva il merito. Il talento. Lo studio. E quindi abbiamo la libertà di farci girare i c0glioni se facciamo i paragoni, e chi non è d’accordo si attacca. Perché in fondo è una gara di canto, non una gara di riscatto.
Se su quel palco non ci fosse stato Goelier ma, che ne so, uno Sfera Ebbasta, credetemi, avrebbe avuto comunque il 60% dei voti da casa, e in platea oltre ai fischi gli avrebbero lanciato dietro pure le sedie.
Ma non ve la dovete prendere. Tanto arriverà il vostro momento. Tra dieci anni noi non conteremo più niente. La metà di noi sarà crepata, voi della trap sarete 30 su 30 a Sanremo, e la giuria sarà fatta solo da TikToker. E la cultura sarà estinta, la bella voce sarà un oggetto superfluo. Vi divertirete ad agitare le mani sussurrando “oh oh, je je”, con la voce robotica che nasconde stonature imbarazzanti.
Ma non è ancora questo il momento. Mi dispiace.
Quindi chi ha ragione? Tutti.
Goelier fa parte di quella nuova musica che incassa consensi e soldi, e ha il diritto di cantare a Sanremo e sperare di vincere facendo leva sull’aiuto dei suoi fan troppo freschi per avere memoria. E noi vecchi abbiamo tutto il diritto di trovare scandaloso che la bravura venga superata dal successo dei social.


Che dire.. meno male che ancora qualcuno di sano c'è :-)xxxx
Sì, tutto ok e il contrario di tutto.
Quindi? Più che una disamina sociologica mi sembra un minestrone dove non trovo né capo né coda... ma forse non voleva essere una disamina sociologica ma, appunto, un minestrone (senz' offesa eh...) come il popolo napoletano, in tutti i sensi.
 

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Sì, tutto ok e il contrario di tutto.
Quindi? Più che una disamina sociologica mi sembra un minestrone dove non trovo né capo né coda... ma forse non voleva essere una disamina sociologica ma, appunto, un minestrone (senz' offesa eh...) come il popolo napoletano, in tutti i sensi.
Io trovo siano semplicemente delle considerazioni.. quale valenza possano avere sarebbe da chiederlo a chi le ha fatte.. ciononostante condivido in buona parte l'analisi sopratutto sul meridione.
 
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Non ci crederete ma questa è la causa della perdita aria copertura posteriore.. ci sono rimasto anch'io di stucco, scoperta solo immergendo in acqua.

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Pezza interna a via per almeno ancora un paio di mesi, ad aprile proverò i nuovi next che ho già in garage da quasi 1 anno a stagionatura :-P
 
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