erano anche le regole che impedivano ai corridori di non passare professionisti prima dei 24 con un sistema di punteggio e risultati. La federazione italiana, sempre sul pezzo e orientata al futuro, ha cercato di mettere il bastone tra le
ruote ai corridori giovani fino a un paio di anni fa cercando di bloccare il progetto U23 della Bardiani. Comunque era un sistema abbastanza assurdo per cui nei primi anni 90 (quando si è affacciata una generazione straordinaria - Pantani, Gotti, belli, bartoli, casagrande, rebellin, minali, ecc ecc) il giro d'italia dilettanti aveva molta più qualità del giro d'italia professionisti.
Per quanto riguarda le parabole discendenti, salvo i soliti casi particolari, tra i 32 e i 34 anni le prestazioni calano per tutti, che tu abbia cominciato nel world tour a 20 o a 25 anni. Diverso è il discorso contrattuale, per cui chiaramente a parità di prestazioni è logico che le squadre cerchino giovani piuttosto che 35enni. Soprattutto tra la fascia di corridori di media qualità per gli "anziani" può essere dura arrivare a un contratto
Poi mi rimane sempre il dubbio perchè fare il "dilettante" italiano correndo sessanta-settanta gare all'anno, sabato e domenica, sia salutare e garantisca una carriera lunga rispetto a correrne meno nel world tour allenandosi molto meglio e venendo seguito, sotto tutti i punti di vista, in modo migliore.