Questa è la chiave. E uno dei più grandi retrogradi del ciclismo italiano, Vincenzo Nibali, che ad oggi si osanna come l'ultimo grande italiano, lo definisce "un budello". Se questo è il livello culturale medio della gestione del ciclismo italiano, vedremo tempi buii ancora per un bel po'.
Vedi va anche capito Nibali che ha fatto un percorso “classico” per arrivare a fare quello che ha fatto.
Incluso lasciare casa da ragazzino per venire al nord e tanta gavetta anche nei primi anni da prof.
Non ha ragione Nibali ma è della mia generazione. Quella era la strada.
Io ho avuto compagni che arrivavano dal sud o dall’est Europa. Non era facile per loro, non era come il calcio o la pallavolo, li sapevi che su tre due se ne sarebbero tornati a casa con un sogno infranto, nessun soldo e tempo perso.
Ricordo le critiche a Pozzato perché passò da Junior a Prof, che poi più o meno è quello che fanno tanti oggi. Anche quella era vista come una scorciatoia.
E probabilmente Nibali, Magrini e tanti altri oggi vedono Gaffu o lo Swatt come quelli che non sono riusciti a fare un percorso completo. Scartatati. Perché loro sono cresciuti con la paura di fare la stessa fine.
Le cose cambiano ma non mi stupisce che chi ci è passato non vede il tutto di buon occhio questo. Non è Nibali che deve capirlo ma la federazione.
Al netto che purtroppo il campionato italiano è diventato una corsa si serie B probabilmente snobbata dagli stessi “big” presenti che ci hanno creduto poco o niente e con la testa sono già in Francia.
Tutto questo senza nulla togliere allo Swatt club sia chiaro, la loro prestazione deve far riflettere e deve far riflettere il fatto che non sempre tutto nella vita fila per il verso giusto e il rischio di perdere discreti corridori c’è.
Gaffuri poi a me piace un sacco perché per mostrare che vale le prova tutte ma proprio tutte. E uno con quella fame andrebbe seriamente preso in considerazione perché il ciclismo è uno sport per chi ha fame…