News Tre ciclisti uccisi ad Andria

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green dolphin

Maglia Amarillo
3 Gennaio 2008
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ma davvero state discutendo se i ciclisti potessero o meno andare su quella strada o se fosse opportuno o meno?
ma anche fosse, uno che in auto, su una strada normale, non un'auto in strada, non si accorge di un gruppo di 6-7 ciclisti è un criminale senza se e senza ma
poi vedremo le ricostruzioni ma io ho sentito le parole di uno dei superstiti e sembra che l'autista andasse a più di 150, abbia sfilato alcuni ciclisti, che procedevano in fila indiana, e ha tirato sotto quelli più avanti: se fosse vero sarebbe ancora peggio
e voi siete qui a ripetere il mantra "eh ma anche i ciclisti"
"noi ciclisti" non ammazziamo nessuno, gli automobilisti, non le auto, ammazzano quasi 10 persone al giorno, più di 350 i feriti gravi, con un costo, oltre che umano, di miliardi in soccorsi, interventi, riabilitazioni, pensioni di invalidità: e questo senza contare, ripeto, le vite spezzate, rovinate
"eh ma anche i ciclisti" ... siamo all'assurdo
Credo che i commenti sui comportamenti che avrebbero dovuto tenere i ciclisti coinvolti nell'incidente risentano dei comportamenti e delle scelte che ognuno di noi fa ogni volta che si mette in bici su strada: ciò non ha nulla a che vedere sul cercare uno spiraglio di "concorso di colpa", se così volessimo chiamarlo, ma in realtà è già troppo come termine da utilizzare. Mentre ha a che vedere con le nostre scelte, che ognuno di noi fa cercando la miglior sicurezza possibile proprio perché sappiamo che potenzialmente e realmente spesso i comportamenti di chi guida un automobile sulle strade sono tali da metterci in forte rischio.

Si tratta di una modalità quasi automatica: chi di noi non cerca di ridurre il più possibile i rischi quando sa che non può decidere per le azioni che faranno gli altri verso di lui, nonostante le regole siano chiare ed uguali per tutti?!? Chiaro che in un modo ideale, con un maggior rispetto delle regole degli utenti forti della strada, i primi a trarne vantaggio sarebbero gli utenti deboli, quelli più a rischio. Ma nel frattempo, visto che questa cosa è molto lontana, perché non tutelarsi facendo scelte? E' tutto lì il succo, non c'è la pretesa di giudicare persone che hanno subito una disgrazia enorme e una morte tragica, ma la convinzione che almeno in piccolissima parte le nostre scelte possano influenzare un tale risultato finale.

Le istituzioni possono fare molto e poco allo stesso tempo: uno dei motivi più importanti di sempre negli incidenti è la velocità, è così da sempre, lo dicono le statistiche, quindi le istituzioni si sono adeguate con autovelox, dissuasori, etc., ma questo viene contestato, in alcuni casi i dispositivi vengono divelti, vandalizzati, senza pensare che sono pagati anche con i nostri soldi, e questi atteggiamenti fanno capire che abbiamo a che fare con un problema di mentalità, più difficile da controllare.
Negli Stati Uniti una università ha fatto uno studio, recentemente, su quali siano gli eventi più diffusi oltre l'eccesso di velocità nella causa di incidenti: ebbene il primo è stato la svolta a sinistra, e si stanno studiando e sperimentando sistemi di regolamentazione sulle strade per evitare il più possibile questo tipo di svolta agli automobilisti. In questo caso non si potrà dire che le istituzioni non facciano nulla, ma saranno come sempre i comportamenti degli utenti delle strade a fare la differenza. Si adegueranno o vorranno comunque svoltare a sinistra perché prima era possibile e quindi lo considerano un loro diritto? Ma in questo modo ciò che considerano un diritto, verrà prima del loro dovere...ed è proprio questa la mentalità da cambiare!
 

fabiogerva

via col vento
14 Maggio 2025
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airolo
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Bici
bmc
"noi ciclisti" non ammazziamo nessuno, gli automobilisti, non le auto, ammazzano quasi 10 persone al giorno, più di 350 i feriti gravi, con un costo, oltre che umano, di miliardi in soccorsi, interventi, riabilitazioni, pensioni di invalidità: e questo senza contare, ripeto, le vite spezzate, rovinate
"eh ma anche i ciclisti" ... siamo all'assurdo

la propaganda è riuscita ad instillare ragionamenti totalmente fuori da ogni umanità, addirittura anche fuori da ogni economicità. O meglio, la ratio economica c'è, ma è a beneficio dei soli, pochissimi, che possiedono anche i mezzi di propaganda
 

4x16

Ammiraglia
21 Marzo 2010
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Rovigo
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Rewel Chorus 11; Vetta Centaur 10; Giant Athena 9; Bianchi Vento 602 Veloce 8; Benotto 900sp 300ex 7
Il "problema" è uno solo....questi discorsi resteranno confinati tra noi del forum, la fuori non vogliono cambiare perché se cambiassero perderebbero il loro senso di superiorità che appaga il loro ego, il famoso prolungamento del pene, si sentono potenti facendo il pelo, non dare la precedenza ma anche sorpassare un automobilista che non ha fretta in curva però poi quando, quelle rare volte.....gli si palesa davanti una paletta rossa agitata da un uomo in uniforme blu allora come d'incanto il loro senso di potenza crolla come un castello di sabbia ed è qui il punto....oltre ai vari velox, e t-rex ah no....t-red :mrgreen: servirebbero più uomini con una paletta rossa e una uniforme blu!!! E servirebbe un'altra cosa....che hanno, guardacaso in Svizzera....multe in base al reddito....se per chi ha un reddito di, ipotesi,30000€ netti all'anno, 200€ di multa non pesano come chi ne ha 3000000, se giro in Ferrari sai quanto me ne frega di 200€ di verbale? Ma se fossero 2000 o 20000.....?
 
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iban

Apprendista Velocista
26 Maggio 2011
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Merida Scultura 6000\Giant tcr composite 1\Giant tcx slr 2
Dopo aver visto le foto dell’incidente, mi sono chiesto anch’io “ma perché hanno scelto di passare proprio lì?”
Però attenzione, questo non vuol dire cercare colpe o puntare il dito. Anzi, dovremmo farcela tutti questo tipo di domanda, da noi, a chi fa i rilievi dell'incidente e soprattutto chi progetta e realizza le strade e chi ci amministra.
La risposta che mi sono dato è che in Italia nessuna strada è pensata per i ciclisti. Non lo sono le ciclabili, figurarsi se può esserlo una strada provinciale o una statale. Chi progetta e realizza le strade lo fa con lo sguardo e l’esperienza dell’automobilista quindi tutto viene progettato in funzione e a misura di automobile. E proprio per questo motivo avvengono tragedie come questa: si cerca di agevolare il più possibile il flusso di automobili, sacrificando la sicurezza di tutti gli utenti deboli.
Quindi secondo me responsabilizzare gli automobilisti è sacrosanto e fondamentale, e pure insegnargli il rispetto fin da bambini nelle scuole. Però alla fine, se ti metti al volante in un contesto dove tutto è fatto per spingere a correre e andare veloce, quel rispetto rischia di non servire a nulla.
Stiamo parlando di una strada a doppia corsia per senso di marcia, con complanari laterali, una per latoa doppia corsia anche loro, per un totale di otto (OTTO!) corsie dedicate solo alle automobili. Il problema è tutto qui.
Con tutti quei metri a disposizione, almeno una trentina da un ciglio all’altro, se quella strada fosse stata progettata con criterio, guardando anche ai ciclisti, si poteva creare uno spazio dove potessero convivere tutti senza rischiare la vita. Ma niente, da noi si pensa solo alle auto.
Noi ciclisti dobbiamo smettere di batterci soltanto per il rispetto — che è sacrosanto — e iniziare a lottare anche per gli spazi. E questa non deve essere una semplice parola d’ordine, ma la versione moderna del nostro “Cogito, ergo sum”. La nostra identità di ciclisti, la nostra presenza sulle strade, passa attraverso lo spazio che occupiamo. Se non abbiamo spazio, siamo invisibili. Se siamo invisibili, siamo a rischio. Se siamo a rischio, non esistiamo.
Rivendicare il nostro spazio significa affermare che esistiamo, che siamo parte integrante della strada, non intrusi da tollerare o impedimenti da scavalcare. Proprio come succede nel in posti come Germania o Belgi dove spesso accanto a statali, provinciali e strade a scorrimento veloce ci sono complanari vere, dedicate solo alle bici. Non quelle ciclabili italiane larghe 50 cm, rattoppate alla meno peggio e interrotte, ma corsie asfaltate a regola d’arte, larghe il giusto, pensate per sia allenarsi ma soprattutto per andare dal punto A al punto B in bici, in modo rapido, sicuro ed efficiente.
Ed è proprio perché ai ciclisti è riconosciuto uno spazio proprio, fisico, visibile, istituzionalizzato, che gli automobilisti li rispettano di più. Perché in quei contesti il ciclista non è un corpo estraneo, ma un soggetto legittimato a stare su quella strada. E dove gli spazi si condividono, questa legittimazione fa tutta la differenza: cambia lo sguardo, cambia l’atteggiamento, cambia la convivenza.
Da noi invece è tutto pensato per far correre le auto ogni scelta fatta in bici è un compromesso: passi di lì perché l’alternativa è peggio, o non esiste. E finché continueremo a costruire spazi pubblici con questa logica, continueremo a interrogarci su “perché erano lì” solo dopo che succede l’irreparabile.
 
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Ammiraglia
21 Marzo 2010
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Rewel Chorus 11; Vetta Centaur 10; Giant Athena 9; Bianchi Vento 602 Veloce 8; Benotto 900sp 300ex 7
Dopo aver visto le foto dell’incidente, mi sono chiesto anch’io “ma perché hanno scelto di passare proprio lì?”
Però attenzione, questo non vuol dire cercare colpe o puntare il dito. Anzi, dovremmo farcela tutti questo tipo di domanda, da noi, a chi fa i rilievi dell'incidente e soprattutto chi progetta e realizza le strade e chi ci amministra.
La risposta che mi sono dato è che in Italia nessuna strada è pensata per i ciclisti. Non lo sono le ciclabili, figurarsi se può esserlo una strada provinciale o una statale. Chi progetta e realizza le strade lo fa con lo sguardo e l’esperienza dell’automobilista quindi tutto viene progettato in funzione e a misura di automobile. E proprio per questo motivo avvengono tragedie come questa: si cerca di agevolare il più possibile il flusso di automobili, sacrificando la sicurezza di tutti gli utenti deboli.
Quindi secondo me responsabilizzare gli automobilisti è sacrosanto e fondamentale, e pure insegnargli il rispetto fin da bambini nelle scuole. Però alla fine, se ti metti al volante in un contesto dove tutto è fatto per spingere a correre e andare veloce, quel rispetto rischia di non servire a nulla.
Stiamo parlando di una strada a doppia corsia per senso di marcia, con complanari laterali, una per latoa doppia corsia anche loro, per un totale di otto (OTTO!) corsie dedicate solo alle automobili. Il problema è tutto qui.
Con tutti quei metri a disposizione, almeno una trentina da un ciglio all’altro, se quella strada fosse stata progettata con criterio, guardando anche ai ciclisti, si poteva creare uno spazio dove potessero convivere tutti senza rischiare la vita. Ma niente, da noi si pensa solo alle auto.
Noi ciclisti dobbiamo smettere di batterci soltanto per il rispetto — che è sacrosanto — e iniziare a lottare anche per gli spazi. E questa non deve essere una semplice parola d’ordine, ma la versione moderna del nostro “Cogito, ergo sum”. La nostra identità di ciclisti, la nostra presenza sulle strade, passa attraverso lo spazio che occupiamo. Se non abbiamo spazio, siamo invisibili. Se siamo invisibili, siamo a rischio. Se siamo a rischio, non esistiamo.
Rivendicare il nostro spazio significa affermare che esistiamo, che siamo parte integrante della strada, non intrusi da tollerare o impedimenti da scavalcare. Proprio come succede nel in posti come Germania o Belgi dove spesso accanto a statali, provinciali e strade a scorrimento veloce ci sono complanari vere, dedicate solo alle bici. Non quelle ciclabili italiane larghe 50 cm, rattoppate alla meno peggio e interrotte, ma corsie asfaltate a regola d’arte, larghe il giusto, pensate per sia allenarsi ma soprattutto per andare dal punto A al punto B in bici, in modo rapido, sicuro ed efficiente.
Ed è proprio perché ai ciclisti è riconosciuto uno spazio proprio, fisico, visibile, istituzionalizzato, che gli automobilisti li rispettano di più. Perché in quei contesti il ciclista non è un corpo estraneo, ma un soggetto legittimato a stare su quella strada. E dove gli spazi si condividono, questa legittimazione fa tutta la differenza: cambia lo sguardo, cambia l’atteggiamento, cambia la convivenza.
Da noi invece è tutto pensato per far correre le auto, e così si rischia e purtroppo a volte si muore.
Aggiungo che, specialmente in città, nulla viene fatto per disincentivare l'uso dell'auto....parlo di trasporto pubblico economico ed efficiente, parcheggi di interscambio a prezzi ragionevoli alle porte delle città, trasporto ferroviario che permetta di caricare la bici in ogni treno con semplicità e invece?! Parcheggi cari come oro, trasporto pubblico penoso, treni che per caricare una bici devi programmarlo, prova ad andare in treno con la bici, per dire, da Rovigo a Padova.......tratte penose come la Rovigo-Verona, 2 ore per fare 85km, fermo restando che la mobilità urbana per le bici.....stendiamo un velo pietoso!!!
 

golias

Factotum :-)
28 Marzo 2018
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Bici
mia
Facendo il punto.. si rischia di più in tangenziale (perchè quella pare essere) oppure su una strada secondaria dove oltre ai limti già minori imposti c'è in genere meno traffico dato che la principale e più larga si assorbe il più ?

Detto ciò.. resta cmq da criminali non vedere e rispettare dei ciclisti, bisogna essere degli impallinati oppure realmente distratti :roll:
 

jacknipper

Diversamente scalatore
9 Febbraio 2013
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Bici
Colnago per la strada & Kona per il fango
i DM per la progettazione stradale sono datati 2001 e 2006
quello per le ciclabili è del 1999 e, per semplificare, impone solo la pendenza massima e media: non ci sono altri controlli o criteri particolari, visibilità, larghezza ecc
se vi chiedete perchè le ciclabili, le poche volte che ci sono, facciano pena, avete la risposta
poi passi il confine e non c'è strada che, come minimo, non abbia la sua corsia ciclabile rispettata da tutti
 

Steulin

Novellino
2 Aprile 2014
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Besate
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Pinarello Dogma, Trek Domane
Concordo perfettamente con quanto scritto da iban.
Le strade in Italia sono solo a misura di auto e camion, vedi il recente incidente mortale sulla SS36 tra Lecco e Abbadia. Vado in bicicletta ormai da mezzo secolo, tutti i giorni la uso per recarmi al lavoro (23 + 23 km) e col passare degli anni non ho visto altro che strade sempre più malmesse, traffico sempre in aumento e auto e camion sempre più grandi e veloci.
Le statistiche dicono chiaramente che la maggior parte di questi incidenti sono causati dalla distrazione, non solo per il cellulare, mentre le conseguenze sono proporzionali alla velocità con andamento esponenziale.
Se a tutto questo si aggiunge l'arroganza di chi è convinto di essere il padrone della strada perchè guida un mezzo motorizzato, mentre tutti gli altri utenti sono solo di intralcio e quindi non gli si accorda alcun diritto, questi incidenti saranno sempre più numerosi.
Come quasi tutti, sono anch'io automobilista, ma non mi sognerei mai di passare troppo vicino con l'auto ad uno o più ciclisti, fossero anche in fila per sei o sull'autostrada!
 

Lumi

Maglia Gialla
8 Novembre 2020
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Italia
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Colnago V3Rs
Comunque chi va a 150 km/h su una strada cosi’ di solito almeno sta attento, se non per la sicurezza degli altri alme o per la propria. Questo assassino stava probabilmente al telefono, altrimenti anche a 150 km/h su una strada cosi’ dritta i ciclisti li vedeva.
 
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bicilook

Ammiraglia
15 Giugno 2008
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Genova
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ORBEA Orca Omx -Colnago C60
i DM per la progettazione stradale sono datati 2001 e 2006
quello per le ciclabili è del 1999 e, per semplificare, impone solo la pendenza massima e media: non ci sono altri controlli o criteri particolari, visibilità, larghezza ecc
se vi chiedete perchè le ciclabili, le poche volte che ci sono, facciano pena, avete la risposta
poi passi il confine e non c'è strada che, come minimo, non abbia la sua corsia ciclabile rispettata da tutti
Se siamo ridotti così male...un motivo ci sarà...caro mio "non è l'Italia da rifare....sono gli italiani da spianare".
 
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barce

Passista
9 Ottobre 2007
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Val di Vara
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Trek varie....
La notizia è riportata su molte pagine facebook.
Nemmeno di fronte alla morte di 3 persone (incidentalmente ciclisti) le persone manifestano rispetto e soprattutto un cambio di mentalità.
I commenti li possiamo ben immaginare.
Del tipo: "sì, ma anche loro vanno per 3/4 in strade trafficate...".
Non c'è alcuna speranza che le cose possano cambiare perché non c'è interesse per il prossimo fino ad arrivare all'ipotesi estrema della vita altrui.
Non c'è strada che tenga se non c'è la concezione che il ciclista è l'utente debole che va tutelato in tutto e per tutto.
E non lo dico perché sono un ciclista ma perché sono un automobilista rispettoso.
Mi è capitato più volte di vedere la macchina davanti a me non diminuire la velocità ed allargare la traiettoria, nonostante ci fosse un bambino in bici in compagnia del suo papà.
Li avevo visti io che ero dietro e non poteva non averli visti.
In ipotesi di incidente la scusa sarebbe stata: io andavo per la mia strada.
Ed invece no.
DOVEVA rallentare ed allargare per non mettere in pericolo il bambino.
Se non lo fanno con un bambino pensa con un ciclista sportivo che per loro "un po' se la cerca".
Evito di leggere i commenti su Facebook mi sale troppo la rabbia. Omai sono rassegnato nel senso che più si va avanti e più le cose peggiorano. Anche alla guida di auto di utlima ed ultimissima generazione le persone hanno il telefono all'orecchio anche se dovrebbero avere già di serie il viva voce come adas. Non resta che essere il più possibile attenti ed utilizzare il più possibile dispositivi di segnalazione, luci, radar e sperare che in futuro i veicoli siano doatati di sistemi di sicurezza sempre più evoluti che intervengano per l'impedimentio di urti con ciclisti e pedoni, ben venga in questo senso l'aiuto della A.I se cosi può essere chimanta in questo frangente.
 

Maiella

Biker Maiellensis
28 Gennaio 2015
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Abruzzo
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Focus Izalco Max
vai a 150 km/h col limite di 90 all'estero. L'autovelox è il minore dei rischi. In Svizzera ti sbattono in galera.
Di certo non metto in dubbio ciò che scrivi; tuttavia non è sufficiente ad evitare delle tragedie.
Mi da solo fastidio quando si fa del qualunquismo, secondo cui solo in Italia accadono certe cose.
Faccio sempre riferimento al povero Rebellin e all'autista tedesco che lo ha investito. Una persona lasciata libera di scorazzare in Europa alla guida di un tir, un tipo poco raccomandabile, ma che prima di investire Rebellin aveva solo due segnalazioni entrambe emesse in Italia dalle procure di Chieti e Foggia: per guida in stato di ebrezza e per omissione di soccorso. Tra l'altro è scappato anche dopo aver ucciso Davide Rebellin. E chissà quante ne ha combinate per le strade europee questo cittadino residente nella granitica e efficiente nazione germanica.
 
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golias

Factotum :-)
28 Marzo 2018
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mia
Le statistiche dicono chiaramente che la maggior parte di questi incidenti sono causati dalla distrazione, non solo per il cellulare, mentre le conseguenze sono proporzionali alla velocità con andamento esponenziale.
Esatto.. ma tanti sono convinti sia solo un problema di velocità !
Quando, come in questo caso, vai a 150 kh su una strada del genere il problema non è la velocità ma chi non si rende conto che a tale velocità ci vuole attenzione e riflessi da pilota.. quindi il problema è chi guida non la velocità.
 
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bach7

Velocista
10 Gennaio 2011
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Pinifarina
ma solo io sento una rabbia crescente in modo esponenziale al leggere i commenti sui social?

sto seriamente valutando se sia il caso che nei prossimi giorni esca in bici... temo che al primo sorpasso non in linea con il codice della strada o al primo colpo di clacson possa reagire in modo violento...

troppo odio nei post... troppa ignoranza... troppa arroganza...
 

golias

Factotum :-)
28 Marzo 2018
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mia
Abbi pietà @golias è Lunedì non ho voglia di addentrarmi in un'altra discussione, va bene così...la velocità non è uno dei problemi sulle strade :friends:
Mi pare abbiamo già affrontato il discorso più volte nell'altra discussione e non ho voglia di iniziarlo da capo, buona giornata
Se fosse la velocità il problema la F1 e derivati non esisterebbero, buona giornata anche a te.
 

pepe

Scalatore
31 Luglio 2006
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Beinasco (To)
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Specy Tarmac SL6+Wilier Le Roi+Cube Acid Black
Quella SP la conosco più che bene: di fianco a quella strada provinciale, che è praticamente una sorta di autostrada (2 corsie per senso di marcia, separate da new jersey) e viaggiano come dei disgraziati tanto che a volte impallidisco anche quando guido la mia auto, corrono due complanari percorse regolarmente da ciclisti.
Ritengo sia un'autentica follia percorrere in bici quella strada provinciale.

Estratto tramite google maps:
Vedi l'allegato 496462

Vedi l'allegato 496463
Non giustifico l’autista, ma ci vuole anche collaborazione nostra ad evitare strade dove le auto sfrecciano . Da quando sono stato investito ( non in una strada del genere ) proprio le strade ad alta velocità mi fanno paura e le evito .
 

catman

Maglia Rosa
3 Giugno 2011
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Veneto
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BMC
leggo adesso di 3 morti in autostrada zona Firenze...un camion ha investito le auto ferme in coda tra le quali c'era un ambulanza
velocità ma soprattutto tanta distrazione e su quella c'è poco da fare purtroppo
fatto simile quello dell'autista del bus dei bambini in gita che ha tamponato le auto in coda davanti a lui e una maestra è morta, ci sono le foto con lui che guarda il telefono poco prima dell'incidente.
Diciamo che sulle strade si muore e basta, non solo ciclisti ma pure moltissimi automobilisti, circa 10 al giorno di media. Chi va in bici aumenta solo il rischio ma la % di rischio è alta per tutti
 
Stato
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