Dopo aver mipiaciato 123lorka, rifletto su un aspetto più specifico, che magari è stato già trattato nel dettaglio, ma non me lo ricordo e quindi lo metto qui.
Per decenni il collo di bottiglia delle prestazioni aerobiche, e del ciclismo in particolare, è stata la capacità di trasformare l'ossigeno captato in energia da buttare sui pedali. E allora giù di sostanze che aiutavano questo processo, fra tutte l'epo che aumentava il numero dei trasportatori e l'ematocrito.
Quando per l'epo, e le altre sostanze che hanno lo stesso obiettivo, sono state ritrovati metodi di analisi antidoping e protocolli (passaporto biologico) che ne permettevano il reperimento, non ne abbiamo più sentito parlare, se non per qualche sfigato che viene saltuariamente beccato.
Ora, e da qualche anno, ci viene spiegato che il nuovo collo di bottiglia per gli atleti di endurance è diventata la capacità di assumere e digerire una sufficiente quantità oraria di carboidrati, per sostenere la prestazione alle alte intensità e poter coprire con l'alimentazione una % sufficiente dei carboidrati consumati.
Cioè, il limite non è più la cilindrata del motore, ma si è spostato alla limitata capacità del serbatoio e al piccolo diametro del tubo del carburante.
Ma cosa ne è stato del collo di bottiglia precedente? prestazioni aerobiche prima ritenute geneticamente impossibili in termini di capacità di trasformare in energia il carburante (grassi e carboidrati), ora sembrano la norma, almeno per alcuni superdotati.
Il video di GCN lo spiega bene. Pogacar potrebbe andare ancora più forte in termini di motore, ma deve moderarsi, perché non riesce a assorbire abbastanza carboidrati nell'unità di tempo per coprire il mantenimento dell'intensità per lunghi tratti. E allora si limita ad andare costante in Z2 a 340 watt e ogni tanto sfiammare a 500 watt per qualche minuto, cosa che peraltro basta a sfiancare il 99,75% degli avversari.
Mah.