condivido il tuo pensiero ma evidentemente, la crisi delle granfondo lo dimostra, molti tra i giovani non la vedono più cosi', la gara è ancora sentita tra gli over 35 ma i ragazzi che si approcciano al ciclismo hanno uno spirito più turistico. Non so se sia un bene o un male ma io noto questo
concordo, lo vedo nella mia realtà (confine tra Umbria e Toscana, da sempre zona ciclisticamente molto “attiva”). Ho 42 anni, vado in bici da quando ne avevo 14, fine anni ‘90, ben altri tempi, c’erano gare raduni ecc, ho ripreso la bdc da 3 anni, non c’è stato un calo generazionale, c’è stato un DIRUPO, vuoi per la sicurezza stradale, vuoi per i media che comunque influiscono nella percezione, vuoi perché i piccoli di oggi sono indirizzati quasi tutti verso il d.io calcio, e il ciclismo diciamolo onestamente è uno sport di fatica, e oggi la fatica fa paura a molti. Fa già paura ai genitori figuriamoci cosa possono trasmettere ai figli….
aggiungo, ed è un bene secondo me che tutto questo finisca (ben gli sta ai responsabili) che mai come in questo periodo storico è diventato uno sport di lusso. Mettere un bambino o un adolescente su una bici per una famiglia è letteralmente un bagno di sangue.
E questo considerando la situazione socio economica in cui versa il paese, lo è altrettanto, se non di più, per noi “adulti”.
Di questo passo il numero di partecipanti alle Granfondo, ma il numero stesso di ciclisti, è destinato a scendere ulteriormente, perché viene a mancare il ricambio generazionale.
Dico la mia, mi dispiace per gli addetti ai lavori, ma a chi gestisce dall’alto tutto questo mondo, ben gli sta. Anzi ancora troppo poco. Hanno tirato la corda fiutando l’affare “facile” (guardate i prezzi di un semplice telaio di resina stampato a Taiwan, all’iscrizione a una SB o a una Dolomiti, ad accessori, ricambi, componentistica e abbigliamento) e in molti cominciano a stancarsi o ad aprire gli occhi, finita l’infatuazione iniziale