Dunque, ricopro - mio malgrado e di certo non per meriti, oltretutto il mio lavoro è un altro - la carica di presidente di un consorzio di autoscuole.
Presso la sede del consorzio c'è anche il centro per gli esami moto, dove si concentra il rilascio di tutte patenti delle categorie dalla AM alla A di una ventina di autoscuole.
Quelli della A (o A3), che è la categoria senza limitazioni, sono quelli più a rischio.
Per guidare almeno decentemente un motociclo occorre almeno un minimo di talento, circostanza che invece non si riscontra nel caso delle automobili.
Se il candidato ha quel minimo lo vedi prima che parta, già da come gestisce l'acceleratore da fermo e dalla sua postura in sella.
Quel minimo di talento lo possederanno in non più del 10% (a voler stare larghi), gli altri sono degli impediti a bordo di missili.
D'altro canto se imparano a passare - anche se miracolosamente - in mezzo ai birilli dei percorsi di esame non si può non rilasciargli la patente.
Qui da noi c'è un a lunga (30km) salita che dal fondovalle conduce a Forca d'Acero, valico verso l'Abruzzo, lungo la quale la domenica si riversano orde di sedicenti centauri in tuta di pelle, moto da 40.000 euro presa con finanziamento decennale, casco e stivali da 1.000 euro cadauno e si sfidano per il trofeo del più deficiente.
Gli incidenti da loro provocati sono frequenti, esiti mortali sono stati più e più volte registrati e, ancora peggio, coinvolgimenti di poveretti che non c'entrano niente sono all'ordine del giorno.
Quando riesco cerco di essere presente alle sedute di esame e redarguisco i candidati, offendendoli anche, per cercare di dissuaderli dall'entrare a far parte del club del coglione non appena patentati. Non so se ottengo risultati, probabilmente no, ma non abbiamo altre armi per combattere questo malcostume.
Al giungere di ciascuna delle ennesime notizie di casini combinati da motociclisti - inevitabilmente passati da noi - ci sentiamo corresponsabili.
Ieri mattina, a due km da casa mia, uno che pensava di saper guidare una moto ha percorso una curva invece che con traiettoria tonda con una spezzata in tre/quattro segmenti uniti da cuspidi ondeggiando paurosamente, nel fare questo mi ha sfiorato (io in bicicletta) almeno un paio di volte a dimostrazione che quel famoso talento minimo non si raccoglie di certo per strada.
Ieri sera, ero in macchina, vedo arrivare un corteo di motociclisti, eravamo su una strada a scorrimento veloce, ampia curva a destra senza alcuna visibilità, il capofila, con una BMW GS e con passeggero a bordo (!), senza fare una piega e senza attendere un attimo sorpassa me e le altre vetture che mi precedevano, percorrendo l'intera curva contromano... non abbiamo incrociato nessuno... per fortuna, non certo del deficiente alla guida, ma per la poveretta che aveva aggrappata alla schiena.
Certo non sono tutti così, ma con la moto è molto facile che il livello medio si uniformi verso il basso quando si viaggia in gruppo.
Che poi non capisco come non si rendano conto che per strada di utenti più deboli dei motociclisti ci siano soltanto i ciclisti, quindi se noi siamo messi male non è che loro siano messi benissimo.
PS. Non sono completamente ignorante in materia, ho corso in moto in gioventù per molti anni (motocross), ma lo scavezzacollo l'ho fatto sempre e soltanto in pista. chi ritiene di avere quel famoso talento non ha che da attaccare un numero sulla carena ed andare a misurarsi con altri talentuosi nei luoghi a questo deputati.