Per chiusura "eh, ma i ciclista non puo' andar in strada"....ahaha, nulla....è proprio tutto sbagliato
Questa è una frase gravissima che spesso mi sono sentito dire a Roma da tutte le fasce d'età e da ogni categoria di utenti della strada, persino da una autista di autobus, ovvero da un donna che si presuppone foosse debitamente formata sul coice della strada, e sempre in strade urabne con limite a 30 o 50 km/h.
Oltre all'ignoranza pericolossima di delegittimare la presenza e l'utilizzo in e di uno spazio pubblico da parte di una specifica tipologia di utenza,
è stato deprimente sentirselo dire da ragazzi adolescenti o poco più che maggiorenni.
Come è possibile che chi non ha la patente (quindi quelli che girano solo su motirni o minicar) o chi l'ha presa da poco, abbia maturato
una simile convinzione? Chi gliel'ha trasmessa? Nelle scuole guida non si insegna certo che le carreggiate sono proibite ai ciclisti.
Trattandosi di un contesto urbano e con velocità limitata, riesco sempre a raggiungerli per chiedere spiegazioni della loro non conoscenza delle norme della strada e sempre balbettano qualcosa sul divieto per le biciclette di circolare in strada "se non sulle piste ciclabili".
Al che li invito a venire con me in centro città, pieno di bici e monopattini, e verificare con l'aiuto di qualche agente delle forze delle ordine,
se essi siano tutti fuorilegge (e soprattutto li invito a chiedersi perché non vengano fermati).
Con l'autista del bus, invece, non ho resistito, perché non ho reputato accettabile la sua ignoranza e la sua prepotenza: dopo aver ricevuto la frase incriminata, ho seguito il mezzo (vuoto, era fuori servizio) e a ogni semaforo rosso le chiedevo di chiamare la polizia e di segnalare la mia presenza fuorilegge sulla strada, perché volevo che ripetesse la frase che aveva detto a me (tra l'altro registrata dal sistema di videosorveglianza dell'autobus).
Purtroppo l'autista ha chiuso il finestrino del suo bus e non mi ha più rivolto parola né ha chiamato le forze dell'ordine.
Tenete conto che il diverbio era nato perché l'autista , in una strada deserta a senso unico a tre (3) corsie di domenica, mi aveva suonato con il clacson perché voleva per forza passare sulla corsia di destra, dove c'ero io, senza sforzarsi di girare il volante e passare sulla corsia centrale.
Avrei dovuto fermarmi e farle spazio.
Tutto ciò da parte di un'autista donna del servizio pubblico romano ATAC, durante l'orario di lavoro,
quindi senza nemmeno la paura di subire sanzioni per la sua condotta.
Avrei dovuto segnalarla all'azienda.