Ho appena letto questo:
"Ed è qui che l'agilità esasperata si trasforma in un problema energetico.
La pedalata è divisa in due grandi atti: la fase di spinta, in cui il muscolo si accorcia e produce watt utili, e la fase di risalita, in cui la gamba dovrebbe semplicemente riposare e risalire passivamente. Per ottimizzare il gesto, il tuo cervello deve giocare d'anticipo, inviando l'ordine di spinta prima ancora che il pedale raggiunga il punto più alto. Ma deve anche togliere il piede dall'acceleratore molto prima del punto più basso.
Se pedali a 90 giri al minuto, il sistema nervoso ha il tempo fisico di gestire questa clessidra chimica. Ma se porti la cadenza a 120 giri ed oltre, il tempo di ogni singola rivoluzione si dimezza. La chimica cellulare non riesce a stare dietro alla velocità della pedivella. Il risultato? Il comando di spegnimento arriva, ma il muscolo rimane parzialmente contratto mentre il pedale sta già risalendo.
In quel preciso istante nasce il peggior nemico del ciclista: il lavoro negativo. La tua gamba destra, non riuscendo a spegnersi in tempo, si trasforma in un freno parassita che la gamba sinistra è costretta a vincere per continuare a far girare la ruota. State spendendo il doppio delle energie solo per combattere contro voi stessi, dissipando preziosi Joule di energia a ogni singola rivoluzione. Si chiamano attriti interni."
Vogliamo parlarne ?
"Ed è qui che l'agilità esasperata si trasforma in un problema energetico.
La pedalata è divisa in due grandi atti: la fase di spinta, in cui il muscolo si accorcia e produce watt utili, e la fase di risalita, in cui la gamba dovrebbe semplicemente riposare e risalire passivamente. Per ottimizzare il gesto, il tuo cervello deve giocare d'anticipo, inviando l'ordine di spinta prima ancora che il pedale raggiunga il punto più alto. Ma deve anche togliere il piede dall'acceleratore molto prima del punto più basso.
Se pedali a 90 giri al minuto, il sistema nervoso ha il tempo fisico di gestire questa clessidra chimica. Ma se porti la cadenza a 120 giri ed oltre, il tempo di ogni singola rivoluzione si dimezza. La chimica cellulare non riesce a stare dietro alla velocità della pedivella. Il risultato? Il comando di spegnimento arriva, ma il muscolo rimane parzialmente contratto mentre il pedale sta già risalendo.
In quel preciso istante nasce il peggior nemico del ciclista: il lavoro negativo. La tua gamba destra, non riuscendo a spegnersi in tempo, si trasforma in un freno parassita che la gamba sinistra è costretta a vincere per continuare a far girare la ruota. State spendendo il doppio delle energie solo per combattere contro voi stessi, dissipando preziosi Joule di energia a ogni singola rivoluzione. Si chiamano attriti interni."
Vogliamo parlarne ?




