JFB'07 bike project 2026: THE BLACK PEREGRINE

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CIAUUU ragazzi

piccolo aggiornamento del primo post ;-)

Il BLACK PEREGRINE continua a crescere e ho aggiornato nuovamente la presentazione al POST 1.

In fondo al primo post trovate ora l'indice aggiornato con i link cliccabili ai vari approfondimenti del progetto.

Il primo post rimane quindi il punto di riferimento del progetto, così da poter raggiungere con un click i diversi contenuti senza doverli cercare all'interno del thread.

BUONA NAVIGAZIONE

o-o

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CIAUUU

Juri (JFB'07)
 

canserbero

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CIAUUU canserbero

o-o

Sul tuo ragionamento personale ho ben presente il criterio con cui hai scelto di privilegiare una geometria più progressiva, soprattutto in relazione al tuo modo di utilizzare la bici e alla possibilità di dover modificare l'assetto nel tempo.
Io però, personalmente, faccio fatica a considerare una geometria con piantone a 75-76° come una soluzione preferibile in generale su una bici da strada. Non perché ritenga sbagliato utilizzarla, né perché non possa funzionare bene in determinati casi, ma perché non mi convince l'idea di partire da una geometria del telaio che nasce già orientata verso una posizione così avanzata, soprattutto quando esistono alternative che lasciano maggiore libertà di costruire l'assetto attraverso la combinazione dei componenti.
E qui, secondo me, diventa interessante guardare non tanto il solo numero dell'angolo piantone, quanto la posizione longitudinale che si può realmente ottenere della seduta rispetto al movimento centrale e, soprattutto, quale margine di regolazione rimane nelle due direzioni.
Ciao Juri, grazie della risposta. Il fatto è che ognuno, credo, in una certa misura parte da un condizionamento; con questo non voglio mettere in dubbio la validità delle prove/conoscenze acquisite nel corso del tempo che hanno portato a quel punto. Cerco di rispondere per punti (tengo solo i titoli ai vari punti e alcuni passaggi cruciali, non per voler distorcere o altro, ma per poterci stare in un messaggio)
ANTROPOMETRIA: IL PROBLEMA DELLA RELAZIONE TAGLIA → PIANTONE

C'è poi un altro aspetto del tuo ragionamento sul quale la vedo diversamente: non sono convinto che, aumentando la taglia del telaio e quindi, tendenzialmente, la statura del ciclista, abbia necessariamente senso rendere progressivamente più verticale il piantone.

...
Per questo faccio fatica a vedere una relazione così diretta tra taglia → altezza → piantone sempre più verticale.
Rischiamo di confondere una scelta geometrica del telaio con una caratteristica antropometrica della persona.
Io posso rispondere che, allo stato attuale delle cose, la relazione speculare è invece quella dominante e, ad oggi, non ho trovato una risposta argomentata che supporti lo stato di fatto. Quel che voglio dire, tolte alcune eccezioni di cui sono a conoscenza (e quindi non escludo che ve ne siano molte di più) come la S5 e l’Aeroad, i telai attualmente presenti sul mercato prevedono che il piantone diventi meno inclinato mano a mano che la taglia del telaio aumenta. Una geometria come quella della 525R tende a diminuire la differenza di arretramento che c’è tra una persona “bassa” su telaio piccolo (con piantone più verticale) rispetto ad una persona “alta” su telaio grande (con piantone meno verticale); condivido pienamente il ragionamento sulle proporzioni (mio malgrado ne so qualcosa), ma parlo di basso e alto, piccolo e grande per rendere le cose semplici e concentrarmi sul concetto fondamentale. A titolo di esempio, se prendi due persone, una che pedala a 68cm (chiamiamo la persona A) ed una a 80cm (chiamiamo la persona B) si ha che
  1. su una S5: A avrà arretramento di 19.8cm, mentre B 23.3cm.
  2. su una 525R: ipotizzando di mettere A su una taglia XS, mentre B su una L, avremo che A avrà arretramento di 18.1cm, mentre B di 19.3cm
come si vede si passa da una differenza di più di 3cm ad una di circa 1cm. Cosa sia più giusto non lo so e non credo ci sia una risposta univoca, ma al momento quello che sento, anche dalla tua risposta, è che una persona più alta ha più bisogno di arretramento; rispetto la risposta, ci mancherebbe, ma risposte senza argomentazioni solide sono opinabili; tant'è che tra le proposte di geometrie (525R) ce n'è una che sembra prendere le distanze da questo "dogma". Oggi sembra scontato che una persona bassa abbia più diritto, secondo la maggioranza delle geometrie disponibili, di stare più sopra al MC, ma la vera domanda è perché è così?

DALL'ANTROPOMETRIA ALLA FRUIBILITÀ DELLA PIATTAFORMA

E proprio qui, secondo me, il discorso diventa più ampio: una piattaforma non dovrebbe essere valutata soltanto in base alla posizione estrema che consente di ottenere, ma anche in base a quante tipologie antropometriche e quanti assetti differenti riesce ad accogliere senza introdurre compromessi inutili.
Provo allora a guardare la questione attraverso alcune moderne piattaforme aero race, mettendo a confronto non soltanto l'angolo del piantone, ma anche le possibilità offerte dai relativi reggisella.
La FACTOR ONE ...
La CERVÉLO S5 ...
La COLNAGO Y1Rs ...
La GIANT PROPEL ...

...
Mi interessa invece osservare una cosa: anche tra moderne bici aero race di vertice non esiste una sola interpretazione progettuale del rapporto tra dimensionamento del telaio, angolo del piantone, reggisella e posizione della seduta.
Alla fine credo che stiamo guardando le due facce della stessa medaglia: se devo confrontare più telai sulla base di quello che mi interessa, e nel mio caso particolare è sapere quanto potrò andare avanti, faccio un primo confronto sulla base dell'angolo piantone e poi, se si riesce ad avere le informazioni necessarie, il resto. Di sicuro per qualsiasi bici si riuscirà a conoscere "comodamente" da casa l'offset dei reggisella disponibili e questo va poi messo in conto in quello che definisco "l'hardware" che si porta a casa con il telaio; ovviamente l'informazione sull'offset non la dice tutta, perché a voler essere precisi si dovrebbe anche conoscere l'estensione del supporto su cui va adagiata la forchetta della sella (per esempio il reggisella della SL7 permette certamente di guadagnare qualcosa in termini di avanzamento e arretramento). Qui poi va secondo il gusto di ognuno basare la propria scelta di progetto su ciò che offre telaio+hardware di serie, che direi essere granitico nel tempo, oppure fare una scelta più articolata che dipende anche da altri componenti.
E questo, secondo me, è già sufficiente per mettere in discussione l'idea che esista una relazione necessariamente lineare tra aumento della taglia, verticalizzazione del piantone e posizione finale del ciclista.
Questo è, come ho già scritto, il fatto più importante: allo stato attuale delle cose il dogma è un altro.

IL VALORE DEL POTER ANDARE IN ENTRAMBE LE DIREZIONI

Il vantaggio principale di un piantone molto verticale è quello di facilitare il raggiungimento di una posizione più avanzata della seduta.

...
Ed è per questo che personalmente preferisco avere una piattaforma con un campo di regolazione ampio, piuttosto che una piattaforma che parta già da una posizione molto avanzata.
...
Ogni telaio ha un suo carattere e quando parliamo di quanto si potrà andare avanti e indietro, si fa presto a fare i conti. Con una S5 in taglia 56 non arriverai agevolmente a replicare il piantone effettivo di una 525R in taglia L (76 gradi): assumendo un'altezza sella di 800mm (misurando l'altezza lungo il tubo sella e mettendo la sella con la seduta sulla proiezione del tubo sella in entrambe le bici) avrai che per ottenere un piantine effettivo di 76 radi sulla S5 dovresti avanzare la sella di circa 43 mm; 43 mm che devono tutti essere compensati dallo spostare la seduta in avanti di 43mm. Direi non pochi e qui stiamo parlando no di arrivare ad una posizione estrema, ma semplicemente alla posizione di default che otterresti acquistando una 525R. Che una persona abbia bisogno di una 525R o meno, è un altro paio di maniche, la questione che emerge è proprio che i telai hanno un loro carattere, si sta aprendo una nuova era - spero - e siamo fortunati ad avere possibilità di scelta.


Non rispondo puntualmente anche all'altro messaggio, perché in parte sarebbe ridondante. Chiudo dicendo che condivido il discorso sul range di regolazione che può offrire una piattaforma, ma questo non può prescindere da valutazioni personali: per te una S5 è una piattaforma più flessibile e avrai i tuoi motivi, alcuni dei quali li immagino, per un'altra persona, vedi il sottoscritto, una 525R è una piattaforma più adatta. Come dicevo prima, ben venga essere in un periodo in cui abbiamo possibilità di scelta e spero che questo scambio di vedute abbia dato spunti di riflessione a chi si accinge all'acquisto di una bici e che lo faccia con meno superficialità :-)xxxx
 
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Come dicevo prima, ben venga essere in un periodo in cui abbiamo possibilità di scelta e spero che questo scambio di vedute abbia dato spunti di riflessione a chi si accinge all'acquisto di una bici e che lo faccia con meno superficialità :-)xxxx

CIAUUU canserbero

o-o

Visto che siamo arrivati a confrontare non soltanto la posizione della seduta, ma anche il modo in cui quella posizione viene costruita sulla piattaforma, aggiungo un’ultima considerazione che secondo me completa il ragionamento iniziato nel
[ POST 179 ] e proseguito nel POST 180.
Non riguarda quale telaio sia migliore, ma una cosa leggermente diversa:

quanto può cambiare il comportamento del sistema quando si cerca di ricostruire la stessa posizione del ciclista partendo da due piattaforme geometricamente differenti.

STESSA POSIZIONE DEL CICLISTA, PIATTAFORME DIVERSE


La FACTOR ONE mi aveva inizialmente incuriosito parecchio. È una bici estremamente interessante e, per certi versi, rappresenta proprio una delle interpretazioni più radicali della filosofia di cui stavamo parlando.
Prendiamo per semplicità la taglia 56.

La ONE ha:

REACH 412mm
STACK 565mm
PIANTONE 75.5°
ANGOLO STERZO 73.3°

La CERVÉLO S5 ha invece:

REACH 392mm
STACK 565mm
PIANTONE 73°
ANGOLO STERZO 73.5°

Quindi abbiamo lo stesso stack nominale e angoli di sterzo molto simili, ma:
+20mm di reach
+2.5° di piantone
Sono differenze tutt’altro che trascurabili.
Ed è proprio per questo che, quando ho scelto la S5, ho preferito non fare un salto così grande rispetto alla piattaforma che utilizzavo precedentemente, la FACTOR OSTRO VAM
[ CAMELEON ].
La ONE mi intrigava, ma mi sembrava già un cambiamento di paradigma.

PROVIAMO A RICOSTRUIRE IL MIO ASSETTO

Facciamo allora un esperimento puramente teorico.
Sulla S5 utilizzo:
CERVÉLO S5 taglia 56
73°
reggisella 0mm offset
PROLOGO CHOICE
pedivella 165.0mm
cockpit 130mm (equivalente stem -6°)
reach 75mm
drop 125mm
È la configurazione con cui ho costruito la posizione che avete visto nel progetto.

Ora immaginiamo di voler ottenere sulla ONE una posizione della seduta equivalente.
La ONE parte già da una geometria più avanzata, quindi dovrei utilizzare il reggisella con 30mm di offset.
Contemporaneamente il telaio ha 20mm di reach in più. Per mantenere una distensione anteriore comparabile dovrei quindi scendere indicativamente verso un cockpit da 110mm.
Anche questo, però, non sarebbe perfettamente sovrapponibile: rispetto alla S5 avrei circa 5mm di reach in più e 5mm di drop in meno.
La configurazione teorica diventerebbe quindi:
FACTOR ONE taglia 56
75.5°
reggisella 30mm offset
PROLOGO CHOICE
pedivella 165.0mm
cockpit 110mm (equivalente stem -6°)
reach 80mm
drop 120mm

In pratica, sulla S5 parto da una geometria più arretrata e porto la posizione dove voglio attraverso la componentistica; sulla ONE partirei invece da una geometria già più avanzata e utilizzerei la componentistica per riportare la posizione verso quella desiderata.

Il risultato biomeccanico può quindi essere ricostruito in modo molto simile, almeno nelle quote considerate. Ma il sistema non è necessariamente identico.

IL CICLISTA NON È UNA COORDINATA


Ed è qui che, secondo me, diventa interessante distinguere due concetti.
Una cosa è riuscire a ricostruire:
altezza sella
arretramento sella
distanza sella-manubrio
drop
posizione delle mani
Un’altra cosa è ottenere necessariamente la stessa dinamica del mezzo.

Il ciclista non è infatti una semplice coordinata bidimensionale, ma una massa inserita in un sistema composto da:
ciclista + telaio + ruote + componentistica
La posizione relativa di questa massa rispetto ai due assi contribuisce alla distribuzione dei carichi e quindi al comportamento complessivo della bicicletta.
Per questo, quando modifico contemporaneamente geometria del telaio, posizione della sella e lunghezza del cockpit, non sto semplicemente spostando dei punti su un disegno.
Sto ricostruendo un equilibrio.

Nel mio caso, con la S5, la combinazione:
73° + reggisella 0mm + CHOICE + cockpit 130mm
mi permette di ottenere una posizione nella quale personalmente percepisco un buon equilibrio tra i due assi.
Non sono eccessivamente caricato sull’anteriore, ma non sono nemmeno arretrato.

Il punto, quindi, non è soltanto:
“quanto sono avanzato rispetto al movimento centrale?”
La domanda diventa:
“dove si trova il sistema ciclista rispetto all’intera bicicletta?”
E questa, secondo me, è una differenza concettuale importante.

Anche il passaggio da 130mm a 110mm va letto nel contesto.
Non significa semplicemente:
130 → 110 = 20mm in meno di stabilità.
La lunghezza del cockpit è soltanto una delle variabili che concorrono alla relazione tra ciclista e asse anteriore.
Nel confronto che stiamo facendo, inoltre, il cockpit della ONE ha 5mm di reach in più e 5mm di drop in meno rispetto a quello della S5.
Ci sono quindi:
reach del telaio, lunghezza del cockpit, angolo di sterzo, trail, interasse, posizione del ciclista e distribuzione dei carichi
e soprattutto il modo in cui queste grandezze lavorano insieme.
Per questo non considero sufficiente guardare soltanto l’angolo del piantone, la posizione finale della sella o la lunghezza del cockpit per stabilire come si comporterà una bicicletta.

DUE FILOSOFIE, DUE MODI DI COSTRUIRE LO STESSO ASSETTO

La ONE rappresenta molto bene una filosofia:
parto da una piattaforma molto avanzata e costruisco attorno a questa impostazione.

La S5 rappresenta per me un’altra possibilità:
parto da una piattaforma meno estrema e costruisco progressivamente la posizione attraverso il sistema telaio + reggisella + sella + pedivella + cockpit.

Nel mio caso ho preferito questa seconda strada.
Non perché la ONE non possa funzionare. Anzi.
Proprio perché mi interessava molto, ho cercato di capire cosa sarebbe successo trasferendo il mio assetto su quella piattaforma.
La risposta è stata interessante: probabilmente riuscirei a ricostruire la posizione del ciclista, ma dovrei farlo utilizzando la ONE in una configurazione molto diversa da quella che mi ha portato a scegliere la S5.
Ed è qui che ritorna il concetto di range della piattaforma.
Non è soltanto importante sapere dove puoi arrivare, ma anche da quale architettura parti e come devi utilizzare i componenti per arrivarci.

NON È UNA QUESTIONE DI 73° CONTRO 75.5°

Alla fine, quindi, anche questo confronto mi riporta alla conclusione del POST 180.
Non credo che la domanda corretta sia:
73° oppure 75.5°?
E nemmeno:
S5 oppure ONE?
La domanda corretta, almeno per me, è:
quale piattaforma mi permette di costruire nel modo più coerente l’assetto che voglio ottenere, mantenendo contemporaneamente un margine ragionevole per modificarlo in futuro?
Nel mio caso la risposta è stata la: CERVÉLO S5 2026.

E probabilmente è proprio questo il motivo per cui, pur trovando la FACTOR ONE estremamente interessante,
alla fine non me la sono sentita di fare un salto così grande rispetto alla mia precedente FACTOR OSTRO VAM.
La ONE mi piaceva molto.
La S5 mi è sembrata più coerente con il modo in cui volevo costruire il mio sistema.
E questa, alla fine, è la differenza tra scegliere una bicicletta perché una determinata geometria viene considerata “moderna” e scegliere una bicicletta perché quella geometria, insieme a tutti gli altri componenti, permette di costruire esattamente il sistema che vuoi tu.
Per me è questo il vero significato di:

BIKE FIT + BIKE DESIGN = SISTEMA ;-)

Su una cosa, però, concordo pienamente con te: se questo confronto può aiutare qualcuno a scegliere una bici con un po' più di consapevolezza e un po' meno superficialità, allora ne è valsa sicuramente la pena.

CIAUUU

Juri (JFB'07)


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Ciao Juri, condivido pienamente la tua perplessità riguardo la Factor One e questa polivalenza di facciata che poi non si sa bene come si tradurrà in termini di carattere/guida della bici, tanto che ne parlavo proprio qualche giorno prima qui.
Detto questo, già tempi addietro avevo avuto i miei dubbi sulla definizione dello STA della S5, poi me ne ero dimenticato, e avevo dato per assodati i 73 gradi, ma per come si evince dalla rappresentazione grafica, i 73gradi li raggiungi ad una determinata altezza sella, mentre se prendessi a riferimento la linea verde avresti che la definizione dell’angolo resta stabile indipendentemente dall’altezza sella (il che mi sembra essere la definizione generale dell’angolo del piantone o STA).

IMG_1468.jpeg
 

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Ciao Juri, condivido pienamente la tua perplessità riguardo la Factor One e questa polivalenza di facciata che poi non si sa bene come si tradurrà in termini di carattere/guida della bici, tanto che ne parlavo proprio qualche giorno prima qui.
Detto questo, già tempi addietro avevo avuto i miei dubbi sulla definizione dello STA della S5, poi me ne ero dimenticato, e avevo dato per assodati i 73 gradi, ma per come si evince dalla rappresentazione grafica, i 73gradi li raggiungi ad una determinata altezza sella, mentre se prendessi a riferimento la linea verde avresti che la definizione dell’angolo resta stabile indipendentemente dall’altezza sella (il che mi sembra essere la definizione generale dell’angolo del piantone o STA).

CIAUUU canserbero

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Cervélo dichiara per l’S5 un angolo piantone virtuale di 73°. Con questo angolo definisce l’orizzontale virtuale derivato da reach e stack indicati nelle 6 taglie disponibili. Avevo postato la geometria completa nel
[ POST 145 ].

Questo angolo piantone virtuale di 73° interseca nel piantone centro-fine la sezione anteriore del reggisella aero dell’S5.

Da miei rilievi sia su disegno Cervélo che sulla mia bici, il reggisella aero dell’S5:

  • ha una sezione di 50mm
  • ha una lunghezza nativa di 352mm (con un minimo inserimento indicato sul reggisella a 87mm dalla base inferiore del reggisella)
  • ha un range di regolazione, previo taglio del reggisella, di 160mm (viene prescritto un inserimento minimo del reggisella nel piantone di almeno 70mm)
  • esce dal piantone centro-fine del telaio con un angolo di 78.5°.
Inoltre, nel reggisella dritto con offset 0mm, il centro della basetta di appoggio per il carrello della sella si trova a 15mm dal bordo anteriore del reggisella.
Invece, nel reggisella arretrato con offset 15mm, il centro della basetta di appoggio per il carrello della sella si trova a 30mm dal bordo anteriore del reggisella.

Ho analizzato come varia l’angolo piantone virtuale passante per il centro anatomico (CA) di una sella con Stack Height di 40mm e centro del carrello allineato con la proiezione verticale del CA.

Ho simulato in CAD le 6 taglie disponibili (48, 51, 54, 56, 58 e 61) per vedere come questo angolo cambiava al variare dell’inserimento del reggisella nel piantone (altezza massima del reggisella 265mm, altezza media del reggisella 185mm e altezza minima del reggisella 105mm) e utilizzando reggisella dritto (0mm offset) o arretrato (15mm offset).

Sotto trovate una tabella riassuntiva con i valori per ogni taglia e i valori medi estratti.

juri-jfb07-twin-power-black-peregrine-2026-cervelo-s5-analisi-angolo-piantone-virtuale-effettivo.jpg​

In particolare, dai valori medi degli angoli piantoni virtuali estratti, si evince come la Cervélo S5 offra una buona piattaforma con ampio margine di regolazione per la sella grazie alla possibilità di scelta del doppio reggisella. Con l'offset 15mm copriamo una media che va da 72.26° a 73.52°, mentre con l'offset 0mm la media si sposta avanti, muovendosi da 73.62° fino a 74.60° al massimo dello svettamento.

Questo comportamento permette di fatto anche un'eventuale estremizzazione dell’assetto aero portando molto avanti la sella. Con la mia
[ PROLOGO CHOICE ], ad esempio, ho ancora 20mm di margine di avanzamento sul carrello sella, il che permette di proiettare l'angolo piantone virtuale medio a valori compresi tra 75.38° e 76.01°.

La scelta tra una geometria con piantoni nativamente verticali (75°-76°) e una geometria configurabile attraverso i componenti (come la S5) rappresenta semplicemente due modi diversi interpretati dal bike design per muovere la massa del ciclista nello spazio. La bellezza di un sistema flessibile sta proprio nella capacità di far dialogare l'antropometria della persona con l'hardware a disposizione, consentendo di cucire l'assetto millimetro dopo millimetro nella direzione posturale ideale per l'atleta.

CIAUUU

Juri (JFB'07)



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