Ma io mica ti ho detto che DEVI farli. Se poi tu che scrivi che nelle gare ti manca quel secondo o terzo rilancio. Semplicemente devi decidere cosa vuoi. I giri nelle risaie alla mercè delle zanze vanno benissimo. Ma botte piena e miglie ubriaca....
Credo che le posizioni siano chiare:
@VADABRUT è convinto che il suo metodo, avendo dato risultati in passato, funzioni, e se una cosa funziona perché cambiarla?!? Nello stesso tempo odia i numeri, i calcoli, e tutte le menate, ed è vero: ci si può allenare senza un misuratore di potenza, per carità, non esageriamo, ma nel mio caso, venendo dall'atletica e abituato a contare i centesimi, per me è stato un plus. A me piace proprio avere la possibilità di misurare ciò che sto facendo e dargli un senso. Sicuramente preparare la gara che ho fatto con il misuratore mi ha fatto stare sul pezzo, mi ha aiutato ad avere stimoli e ad aggiustare il tiro: probabilmente è questione di indole, senza il misuratore mi sarei un po' perso e avrei avuto la tendenza a derogare, come faccio a volte anche nelle cose della vita. Per me è stato come una guida, ma non sono così rigido sulla questione: con le giuste motivazioni e sapendo quello che si fa e l'obiettivo che si ha in mente, si può arrivare allo stesso risultato, o quasi. Dico quasi perché, mentalmente, per me sapere che stavo andando a chiudere un buco o facevo rilanci a 450-500W, era qualcosa di conosciuto, e dentro di me una vocina diceva: Dai mo', ne hai fatti 2 serie da 19 di queste cose in allenamento per mesi, non ti manca nulla per riuscirci!
Poi la questione va però spostata sul tirare le somme: bisogna essere sinceri con se stessi o meglio saper analizzare ciò che si fa e ciò a cui si punta, per capire che il mantra: se ho fatto sempre così, allora funzionerà, è come la felicità raggiunta di Montale "al piede teso ghiaccio che si incrina". Ci vuole consapevolezza, che vuol dire che non è che bisogna cambiar per forza, ma alla fine è vero che bisogna avere un piano B, o meglio quelle cose che si fanno devono essere aggiustate a seconda della piega che prendono. Bisogna farlo, perché è come un puzzle: stavamo andando bene, mancavano gli ultimi tasselli, e qualcuno o qualcosa ci butta una parte per terra, e perdiamo ciò che avevamo costruito. Al che bisogna ricominciare con un altro approccio, ed invece si crede di poter riprendere da dove si era rimasti. Il fraintendimento è quello: questa cosa genera frustrazione, arrabbiature, voglia di mollare tutto.
Se si guarda il percorso di
@VADABRUT a volte è stato lui stesso a mettersi i bastoni fra le
ruote con delle scelte più o meno opinabili (ma almeno sono sue), altre sono intervenuti fattori esterni come il male alla schiena, etc. Risultato: va a fare una gara che fino a che andava tutto bene avrebbe portato a termine con soddisfazione, e diventa una debacle. Lui è esperto, si conosce, ed in parte lo sapeva. Ma ciò non toglie che è deluso ugualmente. La verità, anzi le verità, sono due in questa situazione: cosa posso fare per tornare a ciò che ero prima (anche modificando piccole cose per non incorrere negli stessi errori), e quanto tempo ci vorrà: nel frattempo non devo aver fretta, se no la delusione è ciò che avrò come risultato. Tutto questo Davide, te lo scrivo non perché voglia farti diventare un ciclista con completo attillato, ruote e bici in carbonio, misuratore di potenza e senza panza: io non ti vedo così, ed è onorevole che tu persegui un tuo modello e le tue scelte. Ma permettimi, quello che potesti fare senza doverti snaturare diventando ciò che non sei, è ancora tanto, e ti porterebbe ad essere sì un ciclista con una bici del 2000, ruote a basso profilo, calzino corto, etc., ma anche un ciclista soddisfatto. Ed è questo, misuratori a parte, che dovremmo fare tutti noi.