Ciao Nicola
è davvero tanto che non mi collego sul Forum di BDC, e ancora di più che non scrivo messaggi.
Mi sono ricollegato quasi per caso pochi giorni fa, ed ho appreso del terribile incidente in cui sei rimasto coinvolto. Ho impiegato qualche giorno per leggere tutti i posts relativi al tuo incidente, ed ho in parte rivissuto quello che ho attraversato io quando, nel dicembre 2005, in una curva in discesa, mi sono schiantato contro il parabrezza di un'automobile contromano proprio come un moscerino.
Il risveglio sul'asfalto senza capire cosa sia successo, l'impossibilità di respirare, la corsa in ospedale, radiografie e TAC al volo, intervento d'urgenza e ricovero in rianimazione. E le trasfusioni, e i drenaggi, e le radiografie "a domicilio" cioè anzichè portarti in radiologia portano la radiologia da te. E poi quelle giornate lunghissime che non passano mai, i medici che non l'ottimismo non sanno neppure cosa voglia dire, che se provi a chiedere con un filo di voce se sarai in grado di tornare in bici ti guardano con due occhi grandi così, che sembrano dire: "cretino, prima pensa a sopravvivere, poi a guarire e poooooooi si vedrà". E meno male che non hai chiesto se tornerai a gareggiare, sennò forse ti staccano la flebo e la macchina per respirare.
Poi il trasferimento in chirurgia, e sembra già un gran passo avanti perchè almeno le giornate passano più rapidamente, anche se il personale medico e paramedico sembra più svogliato e molto meno professionale. Non mi scorderò mai l'avidità con cui ho trangugiato un paio di cucchiai di brodino dopo 10 gg di flebo.
Poi la lunghissima e dolorosissima riabilitazione, dal fisioterapista prima e dall'osteopata poi.
Dopo quasi 6 mesi dal'incidente, e con una certa incredulità da parte dei medici (e dei familiari) sono risalito in bici. Da una parte è stato come toccare il cielo con un dito, dall'altra, per certi versi, un altro trauma: la paura di cadere ti paralizza. Le auto che passano a 3 m di distanza generano terrore e attacchi di panico. Una discesa banale diventa un burrone. Inoltre la schiena fa male, le spalle fanno male, le gambe fanno male, anche il fondoschiena fa male.
E poi... ammazza quant'è duro!! La tentazione di mollare tutto ti assale in continuazione.
Io sono stato molto fortunato. E visto che la sorte, tutto sommato, è stata benevola, ho ritenuto necessario fare quanto potessi per riprendermi tutto quello che ho rischiato di perdere in pochi secondi.
Ho sofferto molto, ho fatto davvero tanti sacrifici. Prima con la testa e poi con le gambe. E quando ho avuto il via libera dei medici, ho ricominciato ad allenarmi. Con criterio, con gradualità. E con molte difficoltà. Ho stretto i denti, tante volte quest'anno. In più, quando pensavo di raccogliere i frutti di un lavoro così stressante ed impegnativo, ho avuto qualche banalissimo problema respiratorio. Ma sono andato avanti, e alla fine ce l'ho fatta: domenica scorsa a S. Vincenzo ho vinto i campionati italiani FCI a cronometro, categoria Master 2. Se penso che esattamente un anno fa mi contorcevo sul lettino del fisioterapista, un po' mi commuovo.
Chi mi conosce sa che non sono solito vantarmi dei risultati ciclistici. Mi auguro invece vivamente di contribuire, con questo esempio, a darti una ulteriore motivazione.
In bocca al lupo. Non arrenderti, neanche quando arriveranno i momenti più difficili.
Ciao.
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