Operacion Puerto

valmarani

Pignone
19 Dicembre 2006
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27/07/2007Santuccione: la medicina non cambia i valori in campoÈ in vacanza per qualche giorno, con la moglie, sua cognata e suo cognato. Si è isolato dal mondo, soprattutto da quello sportivo. Niente giornali, niente televisione, niente Tour: dopo tanti anni.
"Ho chiuso con lo sport e soprattutto con il ciclismo, lasciatemi in pace, non ho l’umore giusto per parlare di certe cose".
Carlo Santuccione, l’"uomo nero" dello sport italiano, la figura centrale di tutta l’inchiesta "Oil for drug", quella che ha portato alla squalifica di due anni l’astista Giuseppe Gibilisco e ha risucchiato nell’occhio del ciclone anche Danilo Di Luca (in attesa di giudizio dalla Procura antidoping del Coni), vive da esiliato il suo momento più duro e difficile.
Che idea si è fatto del ciclismo?
"Vogliono vederlo morto...".
E perché mai?
"Non lo so, questo proprio non riesco a capirlo, non so chi possa voler così male a questo sport stupendo. Io so solo che a questo sport io ho dato l’anima, senza ricevere nulla in cambio. Ho sempre fatto tutto per passione, ho amato questo sport in maniera viscerale. Da ragazzo ho corso nelle categorie giovanili e ho praticato il ciclismo fino a quattro-cinque anni fa, da amante dello sport. Ad ottobre compio 60 anni e da sempre seguo il ciclismo. Ho fatto l’organizzatore, il presidente di società, ho promosso il ciclismo e lo sport in genere nel mio paese, Ceppagatti (Pescara): ho fatto tanto e chi mi conosce sa che persona sono e quale sia la mia moralità. Adesso devo riuscire nell’impresa più difficile e ardua: far smettere i miei due figli di correre in bicicletta. E dire che li avevo avviati a questa pratica perché credevo in questo sport come formazione, come scuola di vita: mi hanno ucciso un sogno".
Lei è sempre stato un medico sportivo?
"Oggi non lo sono più. Da quando sono finito nell’occhio del ciclone e mi hanno fatto passare per il male di tutti i mali sono stato allontanato. Io ho lavorato per quindici anni all’ospedale di Penne (Pescara) come chirurgo e poi sono passato a fare il medico di base: le mie soddisfazioni le ho ancora".
Lotta dura al doping o liberalizzazione?
"Lotta durissima al doping, su questo non ho dubbi. È anche vero però che ai ragazzi si devono dire le cose in maniera corretta. Fin quando i media raccontano che si vince solo e soltanto se ci si dopa, allora la partita è persa già in partenza, perché è l’informazione ad essere dopata. Ai ragazzi bisogna dire che fare sport in maniera pulita si può e un grande campione è un grande campione perché lo è fin dalla nascita e può solo migliorare con il lavoro e il sacrificio. La medicina non fa miracoli, e chi lo scrive fa propaganda al doping".
Lei si sente un perseguitato
?
"Io mi sento ingiustamente accusato, questo sì".
Le dispiace che in questa vicenda ci sia finito anche Di Luca?
"Non tocchiamo l’argomento Danilo che per me è come un figlio. L’hanno allontanato da me perché gli hanno lavato il cervello, hanno fatto di tutto per allontanarlo da me. Dal punto di vista umano la cosa mi ha addolorato, perché io lo conosco fin da piccino, ma capisco perfettamente: la situazione era diventata insostenibile. Ma una cosa vorrei dirla: Danilo Di Luca è sempre stato un campione. Ha sempre vinto tutto, fin da piccino, in tutte le categorie. Gli allocchi vogliono far credere che la medicina abbia poteri immensi. Io ritengo che solo il lavoro e i buoni geni facciano la differenza. Pantani era un campione, così come Armstrong. La medicina crea dopati, i campioni sono un’altra cosa".
Lei crede nella giustizia?
"Sì, nonostante tutto ci credo ancora. La verità verrà a galla. Io sto lottando per questo".

Pier Augusto Stagi
da Il Giornale del 27 luglio


Ma questo ci fa o ci è?
 

danny

Apprendista Scalatore
27 Maggio 2004
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Arezzo
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l'ho letto anche io e ci sono rimasto di sasso! è incredibile come in italia i colpevoli diventino vittime; ladri, strupatori, assassini, truffatori si trasformano in poco tempo da carnefici a vittime.
 

W LA RAZA!!!

Pignone
12 Aprile 2007
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l'ho letto anche io e ci sono rimasto di sasso! è incredibile come in italia i colpevoli diventino vittime; ladri, strupatori, assassini, truffatori si trasformano in poco tempo da carnefici a vittime.


Ho come l'impressione che Santuccione prima di dopare gli atleti,

abbia testato su se stesso tutto quanto: non ho mai letto frasi così inutili e senza un riferimento concreto a fatti reali ;nonzo%

Quasi quasi propongo a Grillo un VAFF-Day anche per lui!:mrgreen:
 

giampy

Apprendista Passista
16 Maggio 2007
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merano
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mi ricorda moggi dopo moggiopoli :-)
non è colpa mia, non ho fatto niente, è il sistema ad essersi impossessato della mia animaaaaaaaaaaaaaaahhhhh, AIUTO, SATANA...............................
ma andate a pigliarlo sonoramente nel didietro!!!!!
poverino, deve far smettere i figlioletti di andar in bici?!?!? avranno 12 anni e peseranno 84 kg di muscoli!!!!!!!!!!!! I FIGLIOLETTI!!!!!!
 

valmarani

Pignone
19 Dicembre 2006
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Mayo non era quello che aveva "finalmente risolto i problemi di salute" e si era rimesso ad andare quasi come nel 2003-2004? Capito quale medicina usava....
La questione è che 'sta gente si comporta come i drogati o gli alcolisti...un bicchierino, solo un bicchierino...alla volta pero' cosi' quando i bicchierini sono 10 sono belli ubriachi... qui invece" un aiutino, una pomatina, un "puff" in piu'...mica sono un drogato io" e invece sono marci dentro perchè non riescono piu' a farne a meno psicologicamente (vedi caso Moreni con la pomatina da 15 euro presa su internet...)
 

paolino_ve

Passista
23 Febbraio 2005
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Veneziano a Mira
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Secondo me è anche un problema di tempo massimo.
Se sei velocista o un gregario, arrivi dopo 200km in montagna a 30' dal primo, devi spingere a manetta e non è una passeggiata.
Se vogliono almeno abbassare il livello di "aiuto" dei gregari dovrebbero far dilatare il tempo massimo e permettere di salvarsi dignitosamente senza tirarsi il collo.