Paradossalmente proprio la vittoria di Cunego nel Giro 2004 (vinto con una serie di coincidenza fortuite e per una condizione stratosferica mai più ritrovata forse) gli ha un po' "rovinato" la carriera illudendolo di essere corridore da corse a tappe...e così si è intestardito in preparazioni per migliorare la tenuta nelle salite lunghe ma che gli hanno fatto perdere quello spunto pazzesco che aveva....Damiano aveva una frustata sul finale incredibile (tipo Gilbert, Valverde, Argentin, Rodriguez x intenderci...)...che ora non ha più....
E' anche una questione di cultura ciclistica, è un corridore italiano, e in Italia i grandi giri contano più delle classiche. Nel passato non è la prima volta che corridori italiani "da classiche" si sono, per me, forzatamente adattati ai grandi giri. Già Saronni e Moser fecero lo stesso, altri anni e altro ciclismo naturalmente (allora tutti correvano tutte le gare e non c'era molta specializzazione, ma se ci pensate per il tifoso medio conta sicuramente di più un giro d'italia che le miriadi e straordinarie vittorie in gare in linea che vinsero i due campioni), più recentemente anche Fondriest che tentò per qualche anno di cimentarsi nelle classifiche generali. Cunego si è trovato nella stessa situazione, in un'epoca ancora peggiore per la grande specializzazione nelle varie tipologie di gare.
In Spagna è lo stesso, i giri contano le classiche contano meno, per cui anche corridori da classiche unici come Valverde si sono buttati nei grandi giri (Valverde la sua Vuelta l'ha vinta, ma se vi ricordate con gran culo, e solo per un cambio
ruote a Evans scandaloso che grida ancora vendetta); al contrario uno come Contador corre la sua PRIMA Liegi nel 2010 (nel 2010!!!!), al Lombardia (altra gara adattissima a lui) non si è mai visto.
Diciamo che se Damiano si fosse chiamato Van Kuneg e fosse stato fiammingo invece che italiano, probabilmente non avrebbe perso i suoi anni migliori in cerca della sua strada.