E' doveroso criticare i manifestanti quando mettono in pericolo i corridori (oggi non ho visto nulla ma spero non sia successo e abbiano creato casino lontano dagli atleti)
Quelli che ieri hanno tentato di buttarsi nel gruppo li avrei voluti vedere colpiti da un'auto dell'organizzazione a causa della loro stessa foga.
E' una cosa da deficienti oltre che da stronzi.
Dobbiamo renderci conto che il problema del ciclismo non sono i manifestanti, ma gli sponsor indegni a cui UCI consente di mettere il nome sulle maglie del world tour.
ISRAEL
UAE
BAHRAIN
Non sono sponsor nel senso di aziende la cui proprietà ama il ciclismo o considera il ciclismo un buon investimento pubblicitario: sono stati che usano il ciclismo per pulirsi l'immagine nello stesso modo in cui aziende che inquinano in maniera inqualificabile associano il proprio nome ad inizative ecologiste.
Ora, uno di questi "sponsor", è al centro di una tempesta perfetta ed è il ciclismo a pagarne le conseguenze, mentre per lo "sponsor" è solo un'altra occasione per fare la vittima.
Prima l'uci allontanerà questi sponsor meglio sarà per tutti
Se invece fanno comodo i soldi di questi stati nelle tasche bisogna essere consapevoli delle possibili conseguenze ed accettarle.
Il ciclismo si corre su strada nel mondo reale non in una bolla isolata.
Personalmente sponsor di questo genere mi hanno sempre fatto schifo, anche in condizioni di tranquillità, nonostante UAE abbia degli assoluti fuoriclasse che mi deliziano e in Israel ci siano corridori che apprezzo per spirito o simpatia.
La soluzione non è fuori dal ciclismo, ma dentro il gruppo: bastano etica e coraggio
Chi decide quali sponsor sono
“indegni”? L’UCI? I governi? I tifosi? Ci vorrebbe un codice etico chiaro, altrimenti si scivola nell’arbitrarietà.
Inoltre: se togli questi sponsor, chi mette i soldi? Le squadre e l'intero movimento non vivono di biglietti o diritti TV come il calcio.
Sostieni che questi sponsor
“ti hanno sempre fatto schifo”, ma subito dopo ammetti di apprezzare i campioni e i corridori di quelle squadre.
Questa è una contraddizione: se davvero fossero intollerabili, dovresti boicottare totalmente quelle squadre (non guardarne le gare, non tifare i corridori). Invece distingui tra sponsor e atleti, quindi di fatto accetti la convivenza pur criticandola.
È vero che Israele, Emirati, Bahrain usano il ciclismo (come altri sport) per operazioni di
sportswashing. Ma non sono gli unici: anche molte multinazionali “classiche” hanno sponsor, per così dire,
controversi (banche, case farmaceutiche, industrie petrolifere, aziende accusate di sfruttamento del lavoro).
Quindi restringere la critica solo agli stati mediorientali rischia di essere parziale e selettivo.
Infine, sostieni che
“bastano etica e coraggio”: i corridori non decidono nulla sugli sponsor, al massimo possono rifiutarsi di firmare con certe squadre. Tuttavia, questo penalizza solo loro non risolvendo minimamente il problema strutturale (fuori un corridore, dentro un altro...)e crea discriminazioni di opportunità dato che non tutti i corridori possono permettersi di dire "no" ad un contratto. In pratica, chiedi che il problema etico ricada sulle spalle dei singoli lavoratori (perchè i ciclisti sono a tutti gli effetti dei lavoratori) invece che sul sistema.