baby doping

robertoginesi

Apprendista Velocista
1 Febbraio 2008
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De Rosa King 3 2010- sram red black edition - fulcrum racing 0 2018/campy eurus
Non stai esagerando ,la colpa maggiore è di Bani senior , che visto che il figlio è minorenne , non doveva solo sospettare, ma informarsi sulle pratiche mediche alle quali veniva sottoposto .
Non penso che tutti siano cosi , comunque , in un intervista anni fa , di un noto medico , raccontava di Genitori che volevano cure "ricostituenti" per il figlio ,quindi , questi casi da me ipotizzati , ci sono.
finalmente qualcuno che veramente è contro queste pratiche.. Quoto 100%
 

CLICK17

Passista
21 Settembre 2008
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finalmente qualcuno che veramente è contro queste pratiche.. Quoto 100%

Visto che in un post precedente , ho difeso Pantani , può apparire che io sia favorevole al doping , non è cosi' , il doping è una cosa brutta a tutti i livelli , perchè costringe anche i campioni a farne uso , perchè se no sarebbero comparse.
Ho letto i tuoi post precedenti , non ti conosco personalmente , ma posso augurarmi , che nel ciclismo giovanile ci possano essere sempre meno Bani senior e sempre più Ginesi senior.
Aggiungo una cosa , è molto importante intervenire con controlli antidoping sui giovani , perchè il doping , visto che il fisico è in sviluppo , si possono creare danni molto gravi , superiori a quelli che si potrebbero avere somministrando sostanze a un atleta già sviluppato.
Molte federazioni sportive che trattano con giovani atleti , non vogliono che vengano dati loro ,anche semplici integratori salini o di maltodestrine , perchè non vogliono generare in una persona che si sta sviluppando anche mentalmente , la convinzione che il miglioramento possa essere avvenuto non con l'allenamento ma con l'integratore assunto.
 
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robertoginesi

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Visto che in un post precedente , ho difeso Pantani , può apparire che io sia favorevole al doping , non è cosi' , il doping è una cosa brutta a tutti i livelli , perchè costringe anche i campioni a farne uso , perchè se no sarebbero comparse.
Ho letto i tuoi post precedenti , non ti conosco personalmente , ma posso augurarmi , che nel ciclismo giovanile ci possano essere sempre meno Bani senior e sempre più Ginesi senior.
Aggiungo una cosa , è molto importante intervenire con controlli antidoping sui giovani , perchè il doping , visto che il fisico è in sviluppo , si possono creare danni molto gravi , superiori a quelli che si potrebbero avere somministrando sostanze a un atleta già sviluppato.
Molte federazioni sportive che trattano con giovani atleti , non vogliono che vengano dati loro ,anche semplici integratori salini o di maltodestrine , perchè non vogliono generare in una persona che si sta sviluppando anche mentalmente , la convinzione che il miglioramento possa essere avvenuto non con l'allenamento ma con l'integratore assunto.
Grazie per i complimenti e quoto al 100% il tuo pensiero. Io ho una bambina di 4 anni e nella mia mente no le farei fare la ciclista( o qualunque sport di fatica) proprio per la paura di questi personaggi che girano nelle categorie giovanili E lo dice uno che fa ciclismo da quasi 30 anni. cerchiamo di insegnare il sacrificio e il lavoro duro, a quel punto ogni traguardo raggiunto sarà comunque una soddisfazione.
 

robertoc

Apprendista Scalatore
4 Febbraio 2007
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Daccordi DIVO
Grazie per i complimenti e quoto al 100% il tuo pensiero. Io ho una bambina di 4 anni e nella mia mente no le farei fare la ciclista( o qualunque sport di fatica) proprio per la paura di questi personaggi che girano nelle categorie giovanili E lo dice uno che fa ciclismo da quasi 30 anni. cerchiamo di insegnare il sacrificio e il lavoro duro, a quel punto ogni traguardo raggiunto sarà comunque una soddisfazione.

Purtroppo molte volte, a livello giovanile quelli che spingono verso il doping sono i proprio i genitori genitori e sempre purtroppo crdo che in questo momento non ci sia disciplina sportiva a qualsiasi livello immune da doping.
 

robertoc

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Daccordi DIVO
Non so quale padre doperebbe il figlio se fosse conscio dei pericolosi effetti
collaterali dei farmaci ;nonzo%;nonzo%;nonzo%;nonzo%;nonzo%;nonzo%;nonzo%;nonzo%

Purtroppo per conoscenza diretta, posso raccontarti la storia di un padre che la sera prima delle finali nazionali under16 di calcio, firmò una liberatoria per far fare una flebo al figlio (minorenne) che altrimenti a detta dell'allenatore non avrebbe giocato ......
Pensi che il padre di Bani fosse l'unico che sapeva delle flebo al figlio minorenne ??
Sai dove si conservano certi medicinali da assumere ogni giorno : in frigo. ed ogni volta che la madre di questi fenomeni apre lo sportello dove guarda ?!
Quello che manca nello sport è l'educazione morale al no-doping, tutti vogliono tutto e subito, meglio se con poca fatica e scorciatoie.
 

robertoginesi

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Purtroppo per conoscenza diretta, posso raccontarti la storia di un padre che la sera prima delle finali nazionali under16 di calcio, firmò una liberatoria per far fare una flebo al figlio (minorenne) che altrimenti a detta dell'allenatore non avrebbe giocato ......
Pensi che il padre di Bani fosse l'unico che sapeva delle flebo al figlio minorenne ??
Sai dove si conservano certi medicinali da assumere ogni giorno : in frigo. ed ogni volta che la madre di questi fenomeni apre lo sportello dove guarda ?!
Quello che manca nello sport è l'educazione morale al no-doping, tutti vogliono tutto e subito, meglio se con poca fatica e scorciatoie.
quoto
 

mescal

Bioesorcista
7 Settembre 2008
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quelle che non usa Peggio
Purtroppo per conoscenza diretta, posso raccontarti la storia di un padre che la sera prima delle finali nazionali under16 di calcio, firmò una liberatoria per far fare una flebo al figlio (minorenne) che altrimenti a detta dell'allenatore non avrebbe giocato ......
Pensi che il padre di Bani fosse l'unico che sapeva delle flebo al figlio minorenne ??
Sai dove si conservano certi medicinali da assumere ogni giorno : in frigo. ed ogni volta che la madre di questi fenomeni apre lo sportello dove guarda ?!
Quello che manca nello sport è l'educazione morale al no-doping, tutti vogliono tutto e subito, meglio se con poca fatica e scorciatoie.

uno spaccato di quello che dici l'ho visto ieri al centro commerciale:

ho visto la scatola di "guitar hero" ed ho pensato:
perchè imparare a suonare la chitarra?, c'è guitar hero....
(ovvio che non ce l'ho col prodotto)

la stessa cosa è il baby doping, perchè massacrarsi tutti i giorni in sella, fare la vita e valutare gli allenamenti: una fiala e 2-3 tre uscite a settimana e vai come un treno

se non si abitua la gente a perseguire i risultati con l'impegno, hai voglia a mettere rhum, " 'nu strunz nu diventa 'nu babà" :mrgreen::mrgreen:
 

CLICK17

Passista
21 Settembre 2008
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uno spaccato di quello che dici l'ho visto ieri al centro commerciale:

ho visto la scatola di "guitar hero" ed ho pensato:
perchè imparare a suonare la chitarra?, c'è guitar hero....
(ovvio che non ce l'ho col prodotto)

la stessa cosa è il baby doping, perchè massacrarsi tutti i giorni in sella, fare la vita e valutare gli allenamenti: una fiala e 2-3 tre uscite a settimana e vai come un treno

se non si abitua la gente a perseguire i risultati con l'impegno, hai voglia a mettere rhum, " 'nu strunz nu diventa 'nu babà" :mrgreen::mrgreen:

Vedi , come dicevo prima , faccio per esempio 5 allenamenti alla settimana , e poi mi vedo passare avanti da uno che ne fa 3 , sono costretto a prendere la fiala o smettere , con il risultato di costringere l'altro a trovare un prodotto più performante.
 

ascia69

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1 Ottobre 2007
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Umbro, Genovese d'adozione
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RIDLEY ORION, Vitus Chrono Simoncini cx
Bani, colpevole di negligenza - Repubblica.it EUGENIO CAPODACQUA
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Ancora polemiche attorno al caso Bani, il giovane junior positivo all'antidoping nella scorsa stagione e squalificato due anni dal Tribunale Nazionale Antidoping del Coni (fino al 16 giugno 2011). Sono state rese note, infatti, le motivazione dell'ultima sentenza, quella che non ha concesso all'atleta toscano neppure un solo giorno ulteriore di sconto, nonostante la collaborazione "fattiva", come la definisce lo stesso TNA. Il tribunale del Coni, infatti, ritiene "molto probabile che l'atleta non abbia assunto consapevolmente la sostanza (gonadotropina corionica, un ormone femminile che stimola la produzione di testosterone, n. d. r.) rinvenuta nei suoi liquidi organici", dunque ammette indirettamente che nella vicenda ci siano anche altre responsabilità. Ma si guarda bene da precisare quali e, tanto meno stabilire per esse le doverose sanzioni.

Il colpevole per adesso è solo il giovane corridore recentemente messo sotto contratto "pro" da Ivano Fanini, uno dei pochissimi manager del ciclismo nostrano (Amore&Vita Conad) schierato da anni ormai sul fronte di una serratissima lotta al doping nel ciclismo. "Colpevole di evidente negligenza perché pur nutrendo sospetti sulla liceità delle sostanze che i responsabili gli somministravano non si era mai preoccupato di accertare la natura di tali sostanze, assumendole passivamente". Così recitano le motivazioni rese note recentissimamente. Bani, dunque paga la negligenza con due anni di squalifica o poco meno. La sua richiesta di sospensiva della sanzione, dopo aver ulteriormente ed estesamente collaborato nelle indagini fornendo nomi, cognomi, descrizione di circostanze precise è comunque respinta. Nessuno sconto in più, neppure un giorno, che sarebbe costato nulla, ma avrebbe comunque avuto il valore simbolico di "premiare" chi collabora. Un segnale preciso per il discusso e contraddittorio mondo del ciclismo giovanile. E qui passa un primo messaggio che non è certo il miglior viatico per la lotta al doping: non è detto che se parli, confessi, racconti ciò che ti è capitato fornendo particolari riscontrati tu debba comunque aver e un trattamento di favore.

Bani è colpevole non tanto per aver assunto la sostanza; il TNA riconosce la possibile assunzione involontaria che, però, a norma di regolamento Wada non costituisce uno scarico di responsabilità individuale (art. 2.2.1), ma lo accusa di "evidente negligenza". E viene da domandarsi cosa avrebbe dovuto e/o potuto fare l'atleta, sottoposto ad un autentico tour de force di somministrazioni, quasi quotidiane, fra iniezioni, endovene, pasticche, ecc. ecc. per non essere negligente. Rubare una siringa pronta dal frigorifero, o una pasticca, o altro, farla analizzare da un laboratorio ed eventualmente denunciare a chi di dovere i risultati di tali analisi? A quale atleta che ripone piena fiducia nei propri dirigenti societari, ai quali si affida in toto, verrebbe mai in mente una tale eventualità? Le pratiche farmacologiche sono prassi comune, ahimè in questo sport. Da decenni. Anche, purtroppo, ai primissimi livelli di attività. Un'abitudine mai abbastanza contrastata (per non dire spesso giustificata, e in passato addirittura incoraggiata) dai massimi dirigenti federali. Si potrebbero citare testimonianze personali non più "antiche" di qualche giorno fa. E allora dov'è la negligenza? Cosa mai dovrebbe fare un atleta a cui hanno insegnato per anni che "reintegrare" con i farmaci è non solo lecito, ma addirittura indispensabile per poter migliorare e ripetere la prestazione? Mettere in dubbio l'operato dei propri dirigenti? E, magari, come accaduto in passato, essere emarginato. Ricordate il caso di Francesco Cascini, il giovane 15enne che denunciò su Repubblica addirittura l'abuso di farmaci nella sua squadra già nel lontano 2003?

Sentite cosa ci scrive Mauro Cascini, il padre di Francesco, a sette anni di distanza: "Denunciammo l'uso illegale di medicinali da parte di ragazzi di appena quattordici anni, per arrivare all'uso di sostanze dopanti già da juniores.La squadra chiedeva loro non di divertirsi e far divertire, ma di vincere a tutti i costi , per essere poi buon oggetto di contratto nel passaggio al mondo dei professionisti. Il compianto Ballerini, mi disse un giorno "riusciremo a togliere le mele marce", ma non sono bastate neppure le sue buone intenzioni.Lo schiacciasassi di questo sistema, è andato avanti senza alcuna pietà . I manovratori sembrano più forti che mai. I controllati sembrano essere anche controllori. Nessuno di quel sistema corrotto oggi come allora , sceglie di stare a fianco di chi denuncia. Noi denunciammo ciò che avevamo visto, e fummo dal Coni , dalla Federazione, indagati per danno all'immagine del ciclismo. Francesco fu allontanato , di fatto, da quello che era il suo sport preferito, nessuno delle istituzioni, dei genitori ci fu vicino. Ma avevamo comunque vinto, la più grande delle gare. Aver alzato la testa al momento giusto , per far sapere che la nostra dignità, e la nostra onestà vale molto di più di un buon contratto".

In sette anni poco o nulla è cambiato se il TNA riconosce e apprezza la "fattiva collaborazione" dell'atleta, ma più in là di un minimo sconto di pena (3 mesi) già accordato non si va; anche dopo la seconda audizione in cui - a detta degli interessati - fu consigliato addirittura di fare appello per la sospensione. In nome di cosa se non delle "novità" apportate? Altrimenti perché consigliare l'appello? Non sarebbero emersi "fatti nuovi sia in sede sportiva che in sede giudiziaria", dunque il TNA "rigetta l'stanza, fermo restando il diritto dell'atleta di riproporla qualora emergano fatti nuovi". Ma fatti nuovi erano emersi, come l'episodio del compagno di Eugenio Bani che si era sentito male, circostanza avvalorata anche dalla testimonianza di un altro atleta della formazione toscana. Ora, è vero che fra quel malore ed eventuali pratiche doping è difficilissimo se non impossibile stabilire un nesso causa-effetto, ma l'accanimento farmacologico, quanto meno, risultava evidente. E comunque l'ulteriore "collaborazione fattiva" era evidente. Ora ci si domanda se di fronte ad una società sportiva che - pur volendo rimanere nel campo del lecito - sottopone ragazzi di 17-18 anni a terapie di "reintegrazione" che sanno di vero e proprio accanimento terapeutico, non sarebbe stato opportuno dare un segnale diverso.
Non solo. Se dunque l'atleta deve necessariamente esse sanzionato (il regolamento non concede margini: ciascun atleta è responsabile di quello che viene ritrovato nei suoi campioni biologici prelevati), si attende ancora che qualcosa venga fatto nei confronti di una società che somministrava farmaci e trattamenti ai propri atleti come polli da batteria. Al solo scopo (come emerge dai documenti della Procura Coni) di migliorare la prestazione e/o accelerare il recupero per ottenere lo stesso obbiettivo. Anche se - ad esempio - le infusioni endovenose, largamente praticate - erano proibite "tranne che nell'ambito della gestione di trattamenti chirurgici, di emergenze mediche o di specifiche indagini cliniche" ( paragrafo M manipolazione chimica e fisica). Dovevano essere sottoposti tutti a intervento chirurgico quei ragazzi? Oppure si trovavano tutti in una situazione di "emergenza sanitaria"? O, ancora, dovevano tutti essere sottoposti a indagini cliniche e - combinazione - spesso tutti insieme? E' chiaro l'uso "off label" di queste pratiche, eppure al Coni aspettano ancora per prendere una decisione. Per ora paga solo l'atleta. Come sempre.



@import"http://commenti.kataweb.it/commenti/css/generic/ugc_rep.css";
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spaik

Cronoman
1 Maggio 2007
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Forte dei marmi
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Bani, colpevole di negligenza - Repubblica.it EUGENIO CAPODACQUA
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Ancora polemiche attorno al caso Bani, il giovane junior positivo all'antidoping nella scorsa stagione e squalificato due anni dal Tribunale Nazionale Antidoping del Coni (fino al 16 giugno 2011). Sono state rese note, infatti, le motivazione dell'ultima sentenza, quella che non ha concesso all'atleta toscano neppure un solo giorno ulteriore di sconto, nonostante la collaborazione "fattiva", come la definisce lo stesso TNA. Il tribunale del Coni, infatti, ritiene "molto probabile che l'atleta non abbia assunto consapevolmente la sostanza (gonadotropina corionica, un ormone femminile che stimola la produzione di testosterone, n. d. r.) rinvenuta nei suoi liquidi organici", dunque ammette indirettamente che nella vicenda ci siano anche altre responsabilità. Ma si guarda bene da precisare quali e, tanto meno stabilire per esse le doverose sanzioni.

Il colpevole per adesso è solo il giovane corridore recentemente messo sotto contratto "pro" da Ivano Fanini, uno dei pochissimi manager del ciclismo nostrano (Amore&Vita Conad) schierato da anni ormai sul fronte di una serratissima lotta al doping nel ciclismo. "Colpevole di evidente negligenza perché pur nutrendo sospetti sulla liceità delle sostanze che i responsabili gli somministravano non si era mai preoccupato di accertare la natura di tali sostanze, assumendole passivamente". Così recitano le motivazioni rese note recentissimamente. Bani, dunque paga la negligenza con due anni di squalifica o poco meno. La sua richiesta di sospensiva della sanzione, dopo aver ulteriormente ed estesamente collaborato nelle indagini fornendo nomi, cognomi, descrizione di circostanze precise è comunque respinta. Nessuno sconto in più, neppure un giorno, che sarebbe costato nulla, ma avrebbe comunque avuto il valore simbolico di "premiare" chi collabora. Un segnale preciso per il discusso e contraddittorio mondo del ciclismo giovanile. E qui passa un primo messaggio che non è certo il miglior viatico per la lotta al doping: non è detto che se parli, confessi, racconti ciò che ti è capitato fornendo particolari riscontrati tu debba comunque aver e un trattamento di favore.

Bani è colpevole non tanto per aver assunto la sostanza; il TNA riconosce la possibile assunzione involontaria che, però, a norma di regolamento Wada non costituisce uno scarico di responsabilità individuale (art. 2.2.1), ma lo accusa di "evidente negligenza". E viene da domandarsi cosa avrebbe dovuto e/o potuto fare l'atleta, sottoposto ad un autentico tour de force di somministrazioni, quasi quotidiane, fra iniezioni, endovene, pasticche, ecc. ecc. per non essere negligente. Rubare una siringa pronta dal frigorifero, o una pasticca, o altro, farla analizzare da un laboratorio ed eventualmente denunciare a chi di dovere i risultati di tali analisi? A quale atleta che ripone piena fiducia nei propri dirigenti societari, ai quali si affida in toto, verrebbe mai in mente una tale eventualità? Le pratiche farmacologiche sono prassi comune, ahimè in questo sport. Da decenni. Anche, purtroppo, ai primissimi livelli di attività. Un'abitudine mai abbastanza contrastata (per non dire spesso giustificata, e in passato addirittura incoraggiata) dai massimi dirigenti federali. Si potrebbero citare testimonianze personali non più "antiche" di qualche giorno fa. E allora dov'è la negligenza? Cosa mai dovrebbe fare un atleta a cui hanno insegnato per anni che "reintegrare" con i farmaci è non solo lecito, ma addirittura indispensabile per poter migliorare e ripetere la prestazione? Mettere in dubbio l'operato dei propri dirigenti? E, magari, come accaduto in passato, essere emarginato. Ricordate il caso di Francesco Cascini, il giovane 15enne che denunciò su Repubblica addirittura l'abuso di farmaci nella sua squadra già nel lontano 2003?

Sentite cosa ci scrive Mauro Cascini, il padre di Francesco, a sette anni di distanza: "Denunciammo l'uso illegale di medicinali da parte di ragazzi di appena quattordici anni, per arrivare all'uso di sostanze dopanti già da juniores.La squadra chiedeva loro non di divertirsi e far divertire, ma di vincere a tutti i costi , per essere poi buon oggetto di contratto nel passaggio al mondo dei professionisti. Il compianto Ballerini, mi disse un giorno "riusciremo a togliere le mele marce", ma non sono bastate neppure le sue buone intenzioni.Lo schiacciasassi di questo sistema, è andato avanti senza alcuna pietà . I manovratori sembrano più forti che mai. I controllati sembrano essere anche controllori. Nessuno di quel sistema corrotto oggi come allora , sceglie di stare a fianco di chi denuncia. Noi denunciammo ciò che avevamo visto, e fummo dal Coni , dalla Federazione, indagati per danno all'immagine del ciclismo. Francesco fu allontanato , di fatto, da quello che era il suo sport preferito, nessuno delle istituzioni, dei genitori ci fu vicino. Ma avevamo comunque vinto, la più grande delle gare. Aver alzato la testa al momento giusto , per far sapere che la nostra dignità, e la nostra onestà vale molto di più di un buon contratto".

In sette anni poco o nulla è cambiato se il TNA riconosce e apprezza la "fattiva collaborazione" dell'atleta, ma più in là di un minimo sconto di pena (3 mesi) già accordato non si va; anche dopo la seconda audizione in cui - a detta degli interessati - fu consigliato addirittura di fare appello per la sospensione. In nome di cosa se non delle "novità" apportate? Altrimenti perché consigliare l'appello? Non sarebbero emersi "fatti nuovi sia in sede sportiva che in sede giudiziaria", dunque il TNA "rigetta l'stanza, fermo restando il diritto dell'atleta di riproporla qualora emergano fatti nuovi". Ma fatti nuovi erano emersi, come l'episodio del compagno di Eugenio Bani che si era sentito male, circostanza avvalorata anche dalla testimonianza di un altro atleta della formazione toscana. Ora, è vero che fra quel malore ed eventuali pratiche doping è difficilissimo se non impossibile stabilire un nesso causa-effetto, ma l'accanimento farmacologico, quanto meno, risultava evidente. E comunque l'ulteriore "collaborazione fattiva" era evidente. Ora ci si domanda se di fronte ad una società sportiva che - pur volendo rimanere nel campo del lecito - sottopone ragazzi di 17-18 anni a terapie di "reintegrazione" che sanno di vero e proprio accanimento terapeutico, non sarebbe stato opportuno dare un segnale diverso.
Non solo. Se dunque l'atleta deve necessariamente esse sanzionato (il regolamento non concede margini: ciascun atleta è responsabile di quello che viene ritrovato nei suoi campioni biologici prelevati), si attende ancora che qualcosa venga fatto nei confronti di una società che somministrava farmaci e trattamenti ai propri atleti come polli da batteria. Al solo scopo (come emerge dai documenti della Procura Coni) di migliorare la prestazione e/o accelerare il recupero per ottenere lo stesso obbiettivo. Anche se - ad esempio - le infusioni endovenose, largamente praticate - erano proibite "tranne che nell'ambito della gestione di trattamenti chirurgici, di emergenze mediche o di specifiche indagini cliniche" ( paragrafo M manipolazione chimica e fisica). Dovevano essere sottoposti tutti a intervento chirurgico quei ragazzi? Oppure si trovavano tutti in una situazione di "emergenza sanitaria"? O, ancora, dovevano tutti essere sottoposti a indagini cliniche e - combinazione - spesso tutti insieme? E' chiaro l'uso "off label" di queste pratiche, eppure al Coni aspettano ancora per prendere una decisione. Per ora paga solo l'atleta. Come sempre.



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io sono sempre piu convinto che il doping attuale sia peggiore di quello che si pensi, una volta chi si dopava quando veniva preso chi unque sia vedi il cannibale, veniva squalificato, adesso con tutti i soldi che girano nel mondo dell antidoping vedi wada non c'e' piu' nulla di buona c'e' chi viene squalifica e chi viene coperto, c'e' chi ha sconti di pena e chi no, io penzo che oggi giorno il ciclismo sia uno schiso sotto questo punto di vista che rovina di piu' l'immagine che gli stessi dopati
 

theduke

Apprendista Scalatore
4 Luglio 2009
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De Rosa King3 RS
Non so quale padre doperebbe il figlio se fosse conscio dei pericolosi effetti
collaterali dei farmaci ;nonzo%;nonzo%;nonzo%;nonzo%;nonzo%;nonzo%;nonzo%;nonzo%

non è così purtroppo. Sia per brama di successo (magari quello che il genitore non ha avuto), di soldi, di potere e sia perchè la psiche umana risolve questi problemi agendo secondo la teoria della dissonanza cognitiva di Festinger.
In pratica la situazione è questa:
dopano mio figlio e il doping fa male.
Io padre:
1 -> non credo che il doping faccia male (ricordiamo che è pieno di gente che fuma quindi se non credono che il fumo faccia male perchè il doping)
2 -> credo che faccia male ma non mi curo delle conseguenze
3 -> smetto di far dopare mio figlio.
Purtroppo spesso fattori sociali, etici e culturali portano dritti alle prime due ipotesi :cry:cry
 

elcarna

Apprendista Velocista
21 Gennaio 2008
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Giat tcr isp
non è così purtroppo. Sia per brama di successo (magari quello che il genitore non ha avuto), di soldi, di potere e sia perchè la psiche umana risolve questi problemi agendo secondo la teoria della dissonanza cognitiva di Festinger.
In pratica la situazione è questa:
dopano mio figlio e il doping fa male.
Io padre:
1 -> non credo che il doping faccia male (ricordiamo che è pieno di gente che fuma quindi se non credono che il fumo faccia male perchè il doping)
2 -> credo che faccia male ma non mi curo delle conseguenze
3 -> smetto di far dopare mio figlio.
Purtroppo spesso fattori sociali, etici e culturali portano dritti alle prime due ipotesi :cry:cry
E' alttrettanto vero che atleti di livello proff e genitori abbiano chiesto al "Medico";nonzo%:
Se prendo epo che effetti collaterali posso avere?
Risposata: nessuna è come bere una spremuta d'arancia!!!!!:bua:
Di fronte e tale affermazione chi aveva intenzione ci si è buttato senza farsi troppi scrupoli.
Chi si dopa non pensa agli effetti collaterali,pensa come non farsi beccare positivo!
A voglia di gridare il Doping fa male,troppi interessi di tutti i tipi, ma a chi interessa veramente combattere il Dop e perchè?
Sinceramente me lo sono chiesto tante volte, ma non ho mai trovato una risposta soddisfacente.
Questa è la mia opininione.
Credo che lo sport agonistico pulito rimanga un sogno!:wacko:
 

theduke

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De Rosa King3 RS
E' alttrettanto vero che atleti di livello proff e genitori abbiano chiesto al "Medico";nonzo%:
Se prendo epo che effetti collaterali posso avere?
Risposata: nessuna è come bere una spremuta d'arancia!!!!!:bua:
Di fronte e tale affermazione chi aveva intenzione ci si è buttato senza farsi troppi scrupoli.

Poteva essere vero nel 1990, adesso chiunque può avere accesso facile alle informazioni riguardanti la pericolosità dell'Epo (e similari) su un soggetto sano. Se poi chi va dal medico per quel motivo VUOLE sentirsi dire che non gli creerà problemi allora è un altro discorso. ;);)
 

Tasso

Gregario
19 Giugno 2007
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Lugo (Ra)
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BMC slr01 team machine
Non le è mai venuto un dubbio, un sospetto?
"Il fatto è che devi fidarti della squadra (l'Ambra Cavallini Vangi, una delle formazioni giovanili più in vista, ndr). E poi la storia era cominciata prima, quando non avevo ancora 18 anni. Chi ci faceva più caso? Non puoi non fidarti perché quello è il sistema. Altrimenti non trovi posto né lì né in nessun'altra squadra. Sono convinto che è così in tante se non proprio in tutte le formazioni giovanili. E' il sistema che è corrotto e ci corrompe, noi siamo costretti ad andare dietro a queste cose altrimenti non si arriva".

Qui sta il punto chiave, certo che sanno che prendono porcherie e non vitamine, ma o questo...o non corrono più, i corridori sono solo l'anello debole di questo sistema, farmacisti, infermieri improvvisati e dirigenti con l'acqua alla gola per mancanza di soldi o per la pressione degli sponsor sono la causa e andrebbero per primi radiati.
E' inutile squalificare il corridore X e tenere in circolazione dirigenti, massaggiatori ecc ecc, che sono implicati in queste questioni, perchè squalificato il ciclista X,,,se ne trovano altri 100 e il sistema va, tristemente, avanti....

l'alternativa a rassegnarsi a questo sistema è rifiutarsi ed andare a lavorare come ho fatto io....speravo che dopo 15 anni le cose potessero cambiare ma a quanto pare...
 
S

skylite

Guest
Due considerazioni, la prima forse un pò crudele...ma neanche tanto: ma sti ragazzi di fronte a certe cose sono in grado di dire un bel "no grazie vaffanculo" invece di farsi bucare (in realtà però ben sapendo che c'è in quelle siringhe) così? No perchè non c'è solo il mestiere del ciclista e dei soldi facili(credo sia cos' dal loro punto di vista sennò perchè rischiare in questo modo), uno queste condizioni non dovrebbe accettarle e a 18anni il cervello dovrebbe funzionare un pò di più di così. Capisco però che per alcuni andare a lavorare come chiunque tutti i giorni non è pensabile e quindi...
Secondo punto: la squadra. Fino a quando non si partirà da quì a fare pulizia seriamente non cambierà nulla.
Sono allibito.