ROMA - Eugenio Bani, il ciclista diciottenne coinvolto in una vicenda di doping ancora non del tutto chiarita (positività alla gonadotropina corionica, ormone femminile che stimola la produzione endogena del testosterone), ha ottenuto un ulteriore sconto di pena dal TNA, il tribunale antidoping del Coni. In buona sostanza gli sono stati condonati (pena sospesa) gli ultimi 6 mesi di squalifica. Ne aveva ricevuti 21. Per la precisione 5 mesi e 27 giorni e da oggi stesso può tornare a correre.
Il giovane toscano, che Ivano Fanini ha accolto nella sua formazione Amore & Vita, ha vinto così la sua piccola battaglia. Ha pagato per la positività, com'era logico e inevitabile (l'atleta è sempre responsabile di ciò che viene rinvenuto dai test nel suo fisico), ma gli è stato riconosciuto finalmente anche un atteggiamento collaborativo che ha portato allo sconto ulteriore di pena. Lo scarno comunicato del Coni non specifica le motivazioni, ma probabilmente nella decisione del TNA deve aver avuto il suo peso la parallela indagine dei Nas di Firenze, nella quale il giovane atleta toscano ha mostrato il massimo della collaborazione e in cui le eventuali responsabilità della sua squadra sono tuttora al vaglio della magistratura ordinaria e di quella sportiva.
Infatti, pur distinguendo la vicenda doping da tutto il resto, il comportamento dei dirigenti della ex Vangi Cavallini, una delle formazioni giovanili più titolate del panorama italiano, ha indotto la Commissione Disciplinare della
Federciclismo ad aprire un procedimento. Sostiene infatti l'accusa della Procura federale, per bocca dell'avvocato Santilli, come anche la somministrazione di farmaci leciti al solo scopo di favorire o migliorare la prestazione sportiva, pratica comprovata ed ammessa dagli stessi dirigenti della società, costituisca una violazione della lealtà sportiva dunque del regolamento di disciplina.
La vicenda è ancora all'analisi degli esperti. La federciclismo questa volta sembra volerci vedere chiaro. Il presidente della Disciplinare, Ioffredi ha chiesto ad un pool di periti (i professori D'Ottavio, Ronci e Caprino, tecnici ed esperti di primissimo livello nel campo della lotta al doping) di specificare se le "terapie" fatte dai dirigenti della squadra, che emergono dall'inchiesta, siano o meno giustificate, quindi possano o meno configurare violazione del regolamento di disciplina. Una sentenza che potrebbe segnare una vera e propria rivoluzione nelle perniciose abitudini di tante formazioni giovanili. E cioè che non è etico, cioè leale (art. 1) dunque sanzionabile sul piano disciplinare anche somministrare farmaci non espressamente nella lista dei prodotti vietati senza una vera e propria necessità terapeutica; al solo scopo di accelerare il recupero e/o migliorare la prestazione. Si inquadrano in questa tipologia sostanze come il bicarbonato somministrato "per tamponare l'acido lattico", si legge nei documenti dell'indagine cioè solo per consentire prestazioni più efficienti; disintossicanti come il Tad (per disintossicare da cosa?); vitamine somministrate senza necessità documentata.
Tutte pratiche ampiamente comprovate nella formazione toscana. Che Santilli ha definito nella prima udienza della Disciplinare "Trattamento da polli in batteria". Bani aveva dichiarato di non essersi sottoposto ad altri trattamenti se non quelli fatti dalla squadra. I fatti ruotano attorno ad una società chiacchierata ("perché vinciamo tanto", dicono i dirigenti); ad un collaboratore cacciato "perché parla troppo"; a comportamenti discutibili; a un camper che segue i corridori, dove si somministrano pasticche e punture; uno zainetto con i medicinali e la sigla di un'altra società (per sviare eventuali controlli, riportano i maligni) che viaggia avanti e indietro.
Il quadro lo aveva delineato bene il medico sociale Stinchetti: "Nelle mie visite - spiega alla Procura Coni - a novembre 2008, gennaio 2009 e aprile 2009 ho prescritto vaccini antinfluenzali, vaccini antibatterici per uso orale, complessi vitaminici di supporto (vitamina B12m B4, B1), acido folico e disintossicanti epatici (...) riguardo al Bani a gennaio un ciclo di Prefolic50 per 6 settimane (5 siringhe una per settimana), Mionevrasi per la durata di due settimane (6 siringhe suddivise due a settimana), vitamina E e C in compresse per sei-otto settimane (1 al giorno). Ad aprile ricordo di aver prescritto ancora Prefolic 50, Tad 600 una fiala per due volte la settimana per circa tre settimane; vitamina B1, B6 per tre settimane (due volte la settimana). (...) Ai primi di giugno, mi sembra ma non sono sicuro di aver fatto una prescrizione simile a quella di aprile al Bani ad altri atleti, considerato che quello è il periodo di maggiore attività agonistica".
Appare chiaro come tutto sia mirato non già alla cura di qualche patologia, e tantomeno a "reintegrare" vitamine o carenze la cui entità dovrebbe essere documentata preventivamente. Lo è stato per i corridorini della Vangi? Dalle parole del medico sembra invece che tutto sia funzione della prestazione, della necessità di accelerare recuperi e ripristinare il prima possibile le capacità atletiche. Mentre a questa età dovrebbe essere la natura con i suoi normalissimi ritmi a scandire i tempi delle prestazioni. Senza forzature, lecite e men che meno illecite. Ora, se la sentenza sulla Vangi Cavallini consentirà di chiarire meglio il discusso concetto di integrazione o reintegrazione, forse un piccolo passo avanti nella lotta a certe perniciose abitudini sarà fatto.
"Eugenio - spiega Fanini - avrà il tesserino da prof, come promesso, ma non c'è fretta per tornare alle gare. Correre o meno in questo momento non è importante. E' importante, invece, aver fatto un passo avanti nella nostra battaglia contro l'abuso di certa farmacia, anche lecita, che costituisce l'anticamera del doping vero e proprio perché abitua il giovane all'idea che non ci possa essere prestazione accettabile senza aiutino o "aiutone".