Da bambino giocavo a biglie sulle piste costruite nella sabbia.
Avevo Marino Basso, Bitossi, Gimondi, Poulidor, Adorni, Merckx,.....e tanti altri.
Non tutti erano proprio contemporanei ma nelle mie gare fantastiche si sfidavano tutti come se appartenessero a un mondo magico e senza tempo, tutti nelle loro stagioni d'oro, il vecchio Anquetil sfidava il giovane De Vlaeminck, ma nelle biglie avevano tutti la stessa età, tutti eternamente giovani e forti. Fantasticavo su quelle foto dentro quelle palline di plastica, ogni tiro con le dita era uno scatto, un tentativo di fuga, un inseguimento.
E quelle maglie, Scic, Molteni, Bianchi, Peugeot, Faema, i cappellini senza casco con la visiera rialzata verso l'alto, oppure qualcuno con il caschetto di cuoio se era un pistard (mi ricordo di aver avuto anche Gaiardoni).
Domenica, alla partenza della gara, sul palco di Trento sono saliti tra tanti ospiti anche Franco Bitossi e Marino Basso, compagni di nazionale, uno beffato e l'altro iridato in un mondiale del tempo che fu. Ma per me sul palco non sono saliti due "anziani" ex ciclisti pieni di bei ricordi, su quel palco c'erano due dei miei eterni giovani delle biglie, e ho ricordato perfettamente le loro foto, Franco Bitossi con la maglia tricolore di campione italiano, Marino Basso in sella, presa bassa, la maglia iridata. Con loro ho messo in fila tutti i miei giovani campioni che in quelle palline di plastica mi fecero sognare, e li ho ringraziati tutti con un leggero sorriso, veloce sul mio viso come un battito di ciglia, ma dentro di me lungo come i miei ricordi.