I giovani di oggi sono più svegli dei giovani di ieri su alcune cose, negli anni 90-2000 era normale farsi la stagione da giugno ad agosto come cameriere, con vitto e alloggio condiviso in 5 estranei, con gli scarafaggi in casa, per 500-600€ al mese. Oggi abbiamo la consapevolezza che essere schiavi non è un vanto e che se non vuoi pagare il cameriere, i piatti puoi portarteli da solo.
Su molte cose le nuove generazioni sono un disastro, ma su questo punto sono più svegli dei "vecchi" che quasi si vantano di essere stati sfruttati.
Non confondiamo le cose: la legittima richiesta di tutele e dignità con il rifiuto aprioristico di tutto ciò che è faticoso, scomodo o poco “presentabile” (su instagram).
Anche la mia/nostra generazione (io sono nato nel 1986 e se "91" è il tuo anno di nascita, abbiamo solo 5 anni di differenza - non un'era geologica) è stata sfruttata, me compreso. Non mi vanto di questo, né lo considero giusto. Ma negare che quelle esperienze abbiano insegnato qualcosa è altrettanto sbagliato. Disciplina, adattamento, responsabilità, capacità di stare in mezzo agli altri: tutte competenze che non arrivano per illuminazione, ma passando anche da lavori umili, stagionali, malpagati.
Non credo che il punto sia “era giusto essere pagati 500 euro”, perché, lo ammetto, non lo era. E non lo era nemmeno agli occhi dei miei genitori che, pur non condividendo in pieno la scelta di restare in quel posto di lavoro, mi hanno comunque appoggiato e motivato dato che era (ed è) la mia passione e dato che un tetto ed un pasto caldo lo avrei sempre avuto (vivevo in casa con loro, avevo 18 anni).
Il punto è che oggi spesso si rifiuta il lavoro in sé, non lo sfruttamento; si pretende la dignità senza accettare il percorso; si chiedono diritti senza i doveri; si pretende di arrivare direttamente al risultato senza passare per il processo. Tutto immediato, esattamente come un reel di instagram o un video su titktok.
Le nuove generazioni sono sicuramente più attente ai propri diritti, ed è un bene, sebbene questa attenzione spesso sfocia in una visione leggermente distorta, nella quale qualsiasi sacrificio viene etichettato come
sfruttamento e qualsiasi lavoro manuale come
umiliazione (vedi il caso degli operai: anche qui posso portarti alcune esperienze molto molto vicine a me, se vuoi).
E questo non è essere “più svegli” ma solo essere meno disposti a
sporcarsi le mani.