Dieta vegetariana e vegana: analisi critica
Secondo i seguaci della dieta vegetariana essa rappresenta il modo di alimentarsi più confacente alle esigenze dell'organismo umano. È senz'altro vero che alcune pubblicazioni attestano che i vegetariani riducano l'incidenza di malattie cardiovascolari, cancro, ipertensione, diabete e obesità, probabilmente per l'abbondante introduzione di fibre, carboidrati, vitamine e minerali. Il problema di queste pubblicazioni è che confrontano i sostenitori della dieta vegetariana, persone mediamente molto più attente alla loro alimentazione e alla loro salute, con il resto della popolazione, la maggioranza della quale ha una vita salutisticamente più che discutibile. Per questo motivo tutte le ricerche di questo genere dimostrano ben poco poiché
la scelta del campione di confronto è sbagliata. Per esempio, il sottoscritto non è vegetariano e mangia carne e/o pesce tutti i giorni, ma anche almeno 1 kg tra verdura e frutta, cosa che solo una minoranza della popolazione onnivora fa.
Esistono studi [1] che comparano lo stato di salute di persone onnivore "health conscious", attente alla propria salute, e soggetti vegetariani. Ebbene, secondo tali studi
non esistono vantaggi in termini di salute tra i soggetti vegetariani e i non vegetariani.
Quello che invece è certo, sono i rischi riguardanti le
possibili carenze di un vegetariano o di un vegano: ferro (anemie), proteine (rara nel sedentario, più probabile in uno sportivo soprattutto di sesso femminile), vitamina B12, calcio e vitamina D (nei vegani soprattutto).
Per quel che riguarda il
ferro, una dieta vegetariana deve essere correttamente bilanciata per fornirne una quantità sufficiente poiché i vegetali ne contengono poco e scarsamente biodisponibile.
Le
proteine possono essere compensate con latticini, uova e legumi abbinati a seitan o cereali, ma i vegani devono puntare solo su questi ultimi e la loro alimentazione deve essere strettamente controllata per non incorrere in carenze, soprattutto per gli sportivi.
La carenza di
vitamina B12 è particolarmente significativa nella dieta vegana: il rischio di anemia perniciosa non è da sottovalutare. A causa delle scorte che il nostro organismo ha di questa vitamina i sintomi di carenza compaiono non prima di 2-3 anni di dieta del tutto priva.
Il
calcio è un problema molto pesante per i vegani che ne assumono sicuramente meno della dose giornaliera raccomandata, con il rischio, soprattutto nelle donne, di osteoporosi, anche perché i vegani assumono anche poca vitamina D, mentre i vegetariani la possono introdurre mangiando uova.
Concludendo, è
certamente possibile seguire una dieta vegetariana senza incorrere in carenze nutrizionali, basta costruirsi una
coscienza alimentare per evitare eventuali carenze.
In una
dieta vegana, invece
è quasi impossibile non incorrere in carenze (e quindi è da bocciare su tutta la linea), a meno di non puntare su alimenti fortificati in modo artificiale, come sottolineato da importanti organizzazioni come l'ADA (American Dietetic Association). Ma che senso ha incorrere a
integratori andando palesemente contro ai principi della dieta stessa?
Un'ultima considerazione riguardante gli scandali che negli ultimi anni hanno investito il mondo della carne (mucca pazza, polli alla diossina, influenza dei polli, ecc.). Molti soggetti smettono di mangiare carne e diventano vegetariani o quasi vegetariani per evitare gli eventuali problemi derivanti dal consumo di carne di scarsa qualità, proprio in seguito a tali scandali. Questo approccio a mio parere è sbagliato poiché è indice di una strategia sbagliata (la fuga) nei confronti della qualità del cibo in genere. In parole povere, invece di capire come evitare i problemi scegliendo
fonti di approvigionamento sicure, si elimina l'alimento dalla propria alimentazione adottando il principio di precauzione. Solo che così facendo, per coerenza, bisognerebbe smettere di mangiare qualunque alimento: ogni cibo è infatti caduto vittima di scandali: i cereali, il pesce, la carne, il vino, la frutta, ecc.
[1] "Relative weight, weight loss efforts and nutrient intakes among health-conscious vegetarian, past vegetarian and nonvegetarian women ages 18 to 50."
Barr SI, Broughton TM. Food, Nutrition and Health, University of British Columbia, Vancouver, Canada.
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