a me personalmente ha deluso; ho trovato buona l'idea iniziale, però poi procede in maniera un po' stiracchiata e ripetitiva, con toni che ho trovato eccessivamente 'elegiaci' del 'mondo di una volta' in cui, ricordiamoci, i nostri coetanei erano già decrepiti se non trapassati...
ho preferito di gran lunga 'Nel legno e nella pietra', per non parlare dei libri di Rigoni Stern.
Dopo sessanta pagine noto questi difetti, dovuti un po' all'esaltazione del mondo rustico dove ci si sa cavar d'impaccio anche senza elettricità.
C'è il pericolo che tale stadio retrocesso diventi un po' mitizzato, il Mauro si lascia andare...
C'è però una seconda lettura, che è più nascosta in quanto la precedente prevale, ed è quella dell'eccesso di intervento umano e sfruttamento che va al di là di un equilibrio che serve anche alla qualità di vita dell'uomo.
Scavi e cemento dove non si dovrebbe e conseguenti tragedie, la desertificazione per quattro soldi subito e che il futuro si arrangi, aria e acqua avvelenate... non sono direzioni giuste per un ulteriore progresso umano.
E poi, ma andrebbe separato dal primo punto, c'è il saper fare, non solo con le mani ma anche con la testa, di fronte a una difficoltà ambientale. Invece del panico, saper reagire, pensare e fare, trovare le risorse.
Non è detto che chi vive in città non lo sappia fare e che solo una volta si sapesse... questo può essere l'errore di fondo del libro.
Anche le città sono piene di abili fai da te, e non necessariamente tutti vincolati alla corrente elettrica
Ma lo sto leggendo per pensare anche a me, a cosa so fare, a immedesimarmi... come fosse una favola od un romanzo.
È anche questo un intento del libro, a parte scaldarsi troppo sul mondo storto, penso che il Mauro voglia anche solo provocare curiosità, pensiero parallelo, e anche, perché no, intrattenimento.
Su Rigoni Stern niente da dire, e ne sa qualcosa Marco Paolini...