questione di allenamento specifico.
in genere passando ad una compact si "soffre" inizialmente per la mancata resa di potenza, è come se il guadagno ricavato non fosse per nulla pari allo sforzo profuso, e di fatto i primi tempi è così, questo ovviamente si avverte maggiormente in salita, il rapporto si fa più agile, la frequenza di rotazione può aumentare ma parallelamente aumenta la freq. cardiaca e spesso si va come si dice "fuori soglia".
mancando un allenamento specifico quindi occorre un certo periodo di "adattamento" prima di regolarizzare il ritmo.
in salita è bene procedere per gradi. Messa la compact è errato credere di salire più agile, i primi tempi è meglio salire con frequenze basse e cadenzate anche se la gamba potrebbe girare più velocemente, con un'applicazione di forza ben dosata e corretta per mantenere la giusta tensione di catena. Con il tempo, inserendo variazioni di frequenza, cambi di ritmo (pur sempre tranquilli e sereni, mai da gara) e alternanza di pedalata in sella e fuori sella, allora ci si rende conto della reale efficienza della pedalata agile in salita.
L'inconveniente maggiore è di attaccare le salitelle o salite brevi e medie in estrema agilità, in questo caso ciclisti dotati di maggior potenza a cambi più duri possono letteralmente volare via mentre noi nonostante la vistosa agilità non saliamo con la dovuta velocità.
per questo poi con il tempo è necessario un allenamento differenziato: salite brevi--salite medie--salite lunghe.