Doping in altri sport

Travis Tygart Fan

Apprendista Scalatore
25 Gennaio 2013
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Caso Acerbi: come l’antidoping può diventare strumento di tutela della salute

Un certo tipo di antidoping, quello fondato sul monitoraggio periodico di alcuni parametri fondamentali dell’atleta, può diventare un’arma importantissima anche per la tutela della salute più in generale. Lo dimostra il recentissimo caso del calciatore Francesco Acerbi. Il giocatore del Sassuolo è stato completamente scagionato dal TNA, il Tribunale nazionale antidoping del Coni, dopo la positività alla gonadotropina corionica perché la sostanza incriminata (un ormone estrogeno prodotto dalle donne in stato di gravidanza), rinvenuta nelle sue urine risulta essere anche un “marker” di talune malattie tumorali. Circostanza, purtroppo, confermata per il difensore della società modenese. Acerbi ha voluto allontanare da sè ogni sospetto, ottenendo anche la revoca della “sospensione cautelare” che scatta in automatico quando viene rilevata una positività. L’avvocato del calciatore, Mattia Grassani, ha ottenuto che fosse cancellato anche quell’atto (la sospensione). Niente doping, solo un grave problema di salute. Ma non è l’aspetto delle regole – qui perfettamente applicate – che interessa. Se proviamo a guardare la notizia da un altro punto di vista possiamo trarre un segnale importante da tutta la vicenda. E cioè che l’antidoping, in questo caso ha funzionato anche da strumento a tutela della salute. Il fatto che il test consenta di rilevare anche dal semplice esame delle urine tale sostanza (la gonadotropina), trasforma l’analisi antidoping in un potente strumento di indagine. Acerbi sapeva già dei suoi problemi di salute e ha potuto dimostrare come la positività derivasse proprio da questi. Ma l’accertamento della presenza di determinate sostanze – magari vietate per doping – nel fisico dell’atleta può costituire un importante allarme anche in chiave di prevenzione di talune patologie. E in questo quadro il cosiddetto “passaporto biologico”, che funziona sul monitoraggio a scadenze regolari di determinati parametri dell’atleta (ematici e, da questa stagione anche ormonali), assume anche il ruolo di importante strumento a tutela della salute. Uno strumento che il Ministero deputato dovrebbe propagandare e allargare il più possibile, magari solo su alcuni parametri fondamentali, per ridurre i costi. Adattandolo alle necessità attuali. Per esempio, il monitoraggio potrebbe essere utilissimo per contrastare e limitare i danni del doping diffuso fra i culturisti nelle palestre. Basterebbe stabilire dei test di ingresso e a cadenze regolari per poter eccedere all’attività e vietare la pratica a chi presenta parametri fisiologici non regolari. Operazione che si può fare proprio attraverso un monitoraggio regolare – dicono gli esperti – di parametri come la colesterolemia, l’esame degli ormoni ipofisari, dei valori ematici fondamentali, ecc. Il doping ha anche costi elevatissimi per la comunità in termini di assistenza sanitaria. Quando l’abuso della famigerata eritropoietina esogena, l’ormone più diffuso negli ultimi decenni assunto per migliorare le prestazioni, “brucia” i reni non ci sono che due soluzioni: la dialisi o il trapianto. Entrambe con costi enormi per la sanità pubblica. Identico discorso per gli anabolizzanti e gli stimolanti che danneggiano – spesso irrimediabilmente – il cuore. In Italia non esiste più la medicina scolastica e neppure la visita di leva, due istituzioni che avevano nel passato un importante ruolo di indagine e prevenzione. Oggi c’è lo sport che, sulla traccia di quella mai abbastanza apprezzata campagna “Io non rischio la salute” che lanciò il Coni anni addietro (per poi frenare inspiegabilmente), sta seguendo la pista del monitoraggio. Una traccia da non perdere perché va al di là del semplice aspetto etico del rispetto delle regole sportive.

http://capodacqua.blogautore.repubb...o-diventare-strumento-di-tutela-della-salute/
 

gasht

Maglia Amarillo
6 Febbraio 2005
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Caso Acerbi: come l’antidoping può diventare strumento di tutela della salute

Un certo tipo di antidoping, quello fondato sul monitoraggio periodico di alcuni parametri fondamentali dell’atleta, può diventare un’arma importantissima anche per la tutela della salute più in generale. Lo dimostra il recentissimo caso del calciatore Francesco Acerbi. Il giocatore del Sassuolo è stato completamente scagionato dal TNA, il Tribunale nazionale antidoping del Coni, dopo la positività alla gonadotropina corionica perché la sostanza incriminata (un ormone estrogeno prodotto dalle donne in stato di gravidanza), rinvenuta nelle sue urine risulta essere anche un “marker” di talune malattie tumorali. Circostanza, purtroppo, confermata per il difensore della società modenese. Acerbi ha voluto allontanare da sè ogni sospetto, ottenendo anche la revoca della “sospensione cautelare” che scatta in automatico quando viene rilevata una positività. L’avvocato del calciatore, Mattia Grassani, ha ottenuto che fosse cancellato anche quell’atto (la sospensione). Niente doping, solo un grave problema di salute. Ma non è l’aspetto delle regole – qui perfettamente applicate – che interessa. Se proviamo a guardare la notizia da un altro punto di vista possiamo trarre un segnale importante da tutta la vicenda. E cioè che l’antidoping, in questo caso ha funzionato anche da strumento a tutela della salute. Il fatto che il test consenta di rilevare anche dal semplice esame delle urine tale sostanza (la gonadotropina), trasforma l’analisi antidoping in un potente strumento di indagine. Acerbi sapeva già dei suoi problemi di salute e ha potuto dimostrare come la positività derivasse proprio da questi. Ma l’accertamento della presenza di determinate sostanze – magari vietate per doping – nel fisico dell’atleta può costituire un importante allarme anche in chiave di prevenzione di talune patologie. E in questo quadro il cosiddetto “passaporto biologico”, che funziona sul monitoraggio a scadenze regolari di determinati parametri dell’atleta (ematici e, da questa stagione anche ormonali), assume anche il ruolo di importante strumento a tutela della salute. Uno strumento che il Ministero deputato dovrebbe propagandare e allargare il più possibile, magari solo su alcuni parametri fondamentali, per ridurre i costi. Adattandolo alle necessità attuali. Per esempio, il monitoraggio potrebbe essere utilissimo per contrastare e limitare i danni del doping diffuso fra i culturisti nelle palestre. Basterebbe stabilire dei test di ingresso e a cadenze regolari per poter eccedere all’attività e vietare la pratica a chi presenta parametri fisiologici non regolari. Operazione che si può fare proprio attraverso un monitoraggio regolare – dicono gli esperti – di parametri come la colesterolemia, l’esame degli ormoni ipofisari, dei valori ematici fondamentali, ecc. Il doping ha anche costi elevatissimi per la comunità in termini di assistenza sanitaria. Quando l’abuso della famigerata eritropoietina esogena, l’ormone più diffuso negli ultimi decenni assunto per migliorare le prestazioni, “brucia” i reni non ci sono che due soluzioni: la dialisi o il trapianto. Entrambe con costi enormi per la sanità pubblica. Identico discorso per gli anabolizzanti e gli stimolanti che danneggiano – spesso irrimediabilmente – il cuore. In Italia non esiste più la medicina scolastica e neppure la visita di leva, due istituzioni che avevano nel passato un importante ruolo di indagine e prevenzione. Oggi c’è lo sport che, sulla traccia di quella mai abbastanza apprezzata campagna “Io non rischio la salute” che lanciò il Coni anni addietro (per poi frenare inspiegabilmente), sta seguendo la pista del monitoraggio. Una traccia da non perdere perché va al di là del semplice aspetto etico del rispetto delle regole sportive.

http://capodacqua.blogautore.repubb...o-diventare-strumento-di-tutela-della-salute/
in italia in alcuni ospedali finisci in corsia un tre giorni con patologie gravissime come l'ictus e capodacqua viene a parlarmi dei controlli per monitorare i futuri ( e molto presunti) dializzati da steroidi. suggerisce di monitorare tutti i mezzi pazzi che si fanno di steroidi in palestra. tutto a carico di chi? chi paga il monitoraggio? suggerisco di monitorare anche chi si fa una canna (tra un po' la legalizzeranno anche se non è il succo d'arancia... che ne pensi eu-genio, tu che non ami rischiare la salute?), chi si fa mezzo litro di vino al bar etc etc. monitoriamo tutto e a spese di chi non si sa. massì, facciamo fare lo screening sanitario alle regioni. ;-)
 

Gianluk

Velocista
27 Luglio 2011
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Con le rotelle
Ho letto poco fa sulla Gazzetta nella pagina sull'Australian Open di tennis, in un trafiletto di poche righe in basso a destra, che il tennista spagnolo Verdasco ha dichiarato di "essersi curato" le ginocchia con la "terapia" del plasma e del fattore della crescita, stessa "cura" utilizzata da anni dal suo connazionale e collega n° 1 al mondo Nadal.
Chissà perché non sono affatto sorpreso, quello che mi sorprende è il silenzio totale di tutti, Gazzetta inclusa! ;nonzo%
 

sunboy

Maglia Gialla
15 Ottobre 2007
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The Great Doping Bluff un libro di Mads Drange che ha lavorato per anni nell'antidoping norvegese mette sotto accusa lo sci di fondo negli anni dal 2000 al 2010.

http://www.theguardian.com/sport/blog/2014/jan/19/norway-drug-tests

http://sports.yahoo.com/news/norwegian-athletes-accused-doping-book-175750004--spt.html

http://tracking.si.com/2014/01/17/norwegian-doping-official-accuses-athletes-of-doping/

in norvegia lo sci di fondo è sport nazionale
si insegna nelle scuole
...
ma mi sembrava un pò strano che su un numero comunque esiguo di cittadini nascessero tutti questi campioni in ogni specialità ed in ogni stagione ;nonzo%
 

lucianogiuseppe

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The Great Doping Bluff un libro di Mads Drange che ha lavorato per anni nell'antidoping norvegese mette sotto accusa lo sci di fondo negli anni dal 2000 al 2010.

[url]http://www.theguardian.com/sport/blog/2014/jan/19/norway-drug-tests[/URL]

[url]http://sports.yahoo.com/news/norwegian-athletes-accused-doping-book-175750004--spt.html[/URL]

[url]http://tracking.si.com/2014/01/17/norwegian-doping-official-accuses-athletes-of-doping/[/URL]

in norvegia lo sci di fondo è sport nazionale
si insegna nelle scuole
...
ma mi sembrava un pò strano che su un numero comunque esiguo di cittadini nascessero tutti questi campioni in ogni specialità ed in ogni stagione ;nonzo%
Dovevano vendicare Lilleammer, dove l'Italia li ha battuti...grazie a Conconi ;nonzo%
 

sunboy

Maglia Gialla
15 Ottobre 2007
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Dovevano vendicare Lilleammer, dove l'Italia li ha battuti...grazie a Conconi ;nonzo%

la sconfitta in casa nella staffetta è stata "peggio" della bomba di Hiroschima (paragone forte ma solo per rendere l'idea)

però tramutarli in 10 anni di risultati mi sembra un pò troppo :mrgreen:

penso comunque che il senso del libro possa essere: grandi risultati continuativi non si ottengono solo con il lavoro o con il :cù:
 

CLICK17

Passista
21 Settembre 2008
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Dovevano vendicare Lilleammer, dove l'Italia li ha battuti...grazie a Conconi ;nonzo%

Ho letto il tuo messaggio solo adesso. Per l'affermazione su Conconi ti do ragione , ma anche i Norvegesi , giá nel 1994 usavano la camera ipobarica. Il grande Dhaelie , spero di averlo scritto bene , praticamente era più il tempo che passava lì dentro che all'aria aperta. Si racconta che in una delle sue ultime gare avesse rischiato il collasso , perchè poco dopo la fine della prova avesse i battiti troppo bassi.
 
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