Come sempre quello che non capisco è che ci troviamo di fronte a una realtà spaventosa riguardo al doping nel ciclismo amatoriale, una realtà fatta di fatti concreti, di condanne e sospensioni, con tanto di nomi e cognomi. E fatta anche di podi come quello maschile e femminile della Dieci Colli di martedì che sono popolati da personaggi da un passato e/o un presente quantomeno discutibili e/o censurabili, come Bazhenov e la Rinaldi.
Ma sembra che questo non interessi, è troppo scontato, esce dalla mentalità dietrologica imperante che invece chiede di fare le supposizioni, di parlare di facce rosse, di mandare il velato messaggio che siccome siamo qui a farle queste velate allusioni i più forti non dopati siamo noi. Sembra che interessino più quelli che si sospetta essere dopati che non quelli, e sono veramente tanti, che dopati hanno dimostrato di esserlo. Mi chiedo veramente cosa ci sia alle spalle di questa mentalità.
Concludo dicendo che domenica ho percorso un lungo tratto di gara in un gruppo nel quale c'era una persona che in passato ha patteggiato una pena per associazione a delinquere per spaccio di sostanze illecite. Con questa persona, dati in mano molto più performante rispetto a me, ci ho parlato, dato che mi si era presentata, ovviamente esprimendo le mie perplessità rispetto alla sua condotta. A un certo punto nella conversazione si era creato un piccolo buco e sono andato a chiuderlo. Costui ha preso a spingermi e io con severità ho respinto la mano che lo faceva.
Quello che mi ha stupito è stata la sorpresa con cui questo mio rifiuto è stato preso. Il mio rifiuto non era solo verso il gesto, che comunque avrei rifiutato fosse provenuto da chiunque, era verso la persona e tutto quello che rappresenta in sella a una bici. Era un rifiuto al suo essere li in quel momento. Ma il mio atteggiamento non dovrebbe essere quello normale? Non dovremmo essere tutti noi a rifiutare queste persone? E invece no, loro sono quelli forti, si aspettano di essere comunque osannati, si aspettano che la loro spinta sia benvenuta, a prescindere da che cosa la ha generata, fisicamente o moralmente.
Quindi preoccupiamoci in primis di farli sentire non benvenuti questi personaggi, preoccupiamoci di non essre accondiscendenti verso di loro quando si comportano da "forti", sapendo che parte di quel "forti" potrebbe arrivare da chissà cosa. Quello a mio parere sarebbe un modo di estrometerli dal gruppo, non certo quello di venire qui a fare allusioni senza avere nemmeno il coraggio di fare nomi e cognomi.