Vorrei prenderla larga, per parlare un po di attese.
La nostra vita è popolata di attese, viviamo nella perenne attesa di eventi, costruendoci delle aspettative (positive o negative) sul momento in cui avverranno. Un esame di Fisiologia, in un giorno meteorologicamente molto brutto, con una professoressa estremamente lunatica, che il giorno prima ha tamponato (con colpa) uno con la faccia che ti somiglia... ecco, questo non crea buone aspettative per quellesame.
Viceversa, sabato mattina mi sono svegliato alle ore 8.00. Ho aperto le persiane ed il sole ha inondato la stanza, è finalmente arrivata la primavera. Raggiungo il soggiorno e, udite udite, per la prima volta in una settimana, il cucciolo di casa NON ha avvertito il bisogno di marcare il territorio sul tappeto, anzi, mi raggiunge col fare tronfio di chi sa di meritarsi un biscotto extra. Wow.
Un ottimo cappuccio viene reso ancor più buono da una pigra pucciata di brioche, ancora calda di pasticceria.
Scendo in cantina e, con soddisfazione, noto che mia moglie ha evitato di annaffiare gli arrosti con le due bottiglie che mi ero tenuto da parte.
Da solo, entro in macchina, avvio il motore e Jimi Hendrix comincia a riffeggiare con la sua Band Of Gipsys, ma stavolta nessuno mi chiederà di togliere sto strazio al primo interminabile assolo.
Sotto questi auspici, va da sé che oggi il mio incontro con Dario Pegoretti sarà qualcosa di speciale.
Arrivo a Caldonazzo, la mia Caldonazzo, sempre uguale dacché ne ho ricordo, perchè cambiano i negozi, ma il senso è sempre quello.
Anziché puntare verso casa, giro in direzione del lago. Curiosamente, la strada che mi porta da Dario è la medesima che ventanni fa percorrevo con la mia mtb scassona e orridamente fluorescente, impaziente di tuffarmi dal pontile del Lido. Oggi la concitazione è la stessa, ma i motivi sono altri.
Un inconfondibile stormo di uccelli immortalato sui vetri di un capannone mi dice che sono arrivato. Ed ecco Dario ad accogliermi.
Mentre varco la soglia della Botega, mi sento come un bambino che entra nella fabbrica di Willy Wonka, oppure come un vigile urbano tedesco nel centro di Napoli. Cè acciaio piegato, saldato, colori, scatoloni che contengono chissà quali meraviglie destinate (o arrivate da) chissà dove, ricordi, fogli.. un festoso casino, bellissimo.
Sono felice che la mia bicicletta nasca in un posto come questo, mi piace pensare che un po della magia resti imprigionata tra tubi e saldature.
Ci raggiunge Pietro, evidentemente assonnato. Ed ecco che un caffè ci accompagna in una lunga conversazione, di quelle che riescono bene solo quando hai davanti a te delle persone con uno spirito affine al tuo. Sai che potresti fare un sacco di domande e che le risposte, condivise o no, ti piacerebbero sempre.
Ciò che sicuramente condivido con Dario è linterpretazione di cosa debba essere un telaio: la maniera più efficiente di trasmettere la forza della pedalata alla ruota. Non fa una piega, tu puoi avere anche il telaio più cool, placcato oro, che pesa due etti ed è fatto di kriptonite, ma se non valorizza i tuoi sforzi è solo un esercizio di stile. La gente, quando compra, vuole comprare il tanto, vuole che il suo telaio sia tanta roba, anche come grafiche.
Adesso viene il bello. Pietro mi sta portando a vedere un telaio che è in forno con una colorazione particolare, sobria e bellissima, quando la mia attenzione è catturata da un Luigino in fase di montaggio su un cavalletto. E di un cliente tedesco, che ha fornito a Dario un gruppo Record originale di trentanni fa, nuovo e imballato nel fulgido splendore della valigetta Made in Vicenza. Conosco persone che ucciderebbero per quella valigetta.
Dario ha creato quel Luigino sulle specifiche retrò di quel gruppo, la prima che mi viene in mente è che la battuta è diversa. Una cosa parecchio complicata, ma so già che il risultato lascerà senza parole. Ecco, sono cose come queste che mi fanno sperare che per il ciclismo ci sia un futuro.
E poi il periodo in cui Dario ha abitato a Brescia, anzi, nella ridente Valsabbia, dove tale e tanto era il freddo che si dormiva dentro i cartoni della
Specialized.. e le dritte su dove mangiare a Verona, lontano dai tragitti turistici... ed il dibattito sullopportunità o meno del metodo a cera persa nellallestimento di protesizzazioni fisse nel cavo orale. Non so se rendo lidea di quanto ad ampio respiro sia stata la chiacchierata.
Si è parlato anche della mia Marcelo (anzi, Mxxxxxo), come no, ma, lavrete capito, non è questo il punto. Non so quando sarà pronta (mi diceva intorno a ottobre, ma bison veder per la forcela), ma, francamente, quasi quasi spero che ci voglia più tempo, così avrò una buona scusa per tornare a trovare quello che ormai considero un amico.
A presto!