Ieri sera alla "Domenica sportiva" a parte i soliti servizi sul doping ecc... finalmente hanno fatto parlare una persona "seria" ovvero il Prof. Donati (consulente dell'organizzazione internazionale contro il doping) che senza ipocrisie ha detto due sacrosante verità:
1) Il doping esiste nel ciclismo come in tutti gli altri sport di alto livello facendo leva anche sul fatto di come i casi di suicidio nel mondo dello sport siano in netta crescita (esiste forse un legame tra doping e suicidi? Io credo di sì).
2) Che è generalmente la MAGISTRATURA, ovvero un organo esterno al "mondo sportivo" che per prima scopre casi di doping e che SOLO SUCCESSIVAMENTE e quindi di fronte all'evidenza che il mondo sportivo si interroga ed effettua dei controlli interni (che cmq secondo me sono anche abbastanza pilotati).
Per finire il Prof. Donati ha aggiunto che il ciclismo è sulla bocca di tutti solo perchè i corridori la fanno talmente grossa che è più semplice scoprirli, ma negli altri sport esiste e come, solo che gli atleti lo fanno in maniera più furba (in particolare ha puntato il dito contro l'atletica).
VIVA LA SINCERITA'
1) Il doping esiste nel ciclismo come in tutti gli altri sport di alto livello facendo leva anche sul fatto di come i casi di suicidio nel mondo dello sport siano in netta crescita (esiste forse un legame tra doping e suicidi? Io credo di sì).
2) Che è generalmente la MAGISTRATURA, ovvero un organo esterno al "mondo sportivo" che per prima scopre casi di doping e che SOLO SUCCESSIVAMENTE e quindi di fronte all'evidenza che il mondo sportivo si interroga ed effettua dei controlli interni (che cmq secondo me sono anche abbastanza pilotati).
Per finire il Prof. Donati ha aggiunto che il ciclismo è sulla bocca di tutti solo perchè i corridori la fanno talmente grossa che è più semplice scoprirli, ma negli altri sport esiste e come, solo che gli atleti lo fanno in maniera più furba (in particolare ha puntato il dito contro l'atletica).
VIVA LA SINCERITA'

Con quella roba toccavamo il soffitto, non sentivamo più la fatica e in campo riuscivamo a fare cose davvero meravigliose”. Ci racconta i momenti di gloria falsata, gli aiuti di medici senza scrupoli, fa nomi e cognomi di chi ancora oggi continua a gestire squadre vincenti con tanto di processi alle spalle (uno su tutti: Luciano Moggi), si ostina a descriverci i risultati così dannosi di quel cocktail di sostanze che gli hanno fatto assumere, tirando le somme della sua esistenza e di quella degli altri giocatori che erano con lui: “Quattro dei miei compagni di quel tempo non ci sono più ed io ho avuto un tumore al cervello cinque mesi fa.”