Pedalata di ritorno

Matteo

Apprendista Passista
21 Ottobre 2006
980
17
Erba
www.caedevice.net
Bici
Merida Road 901
I motivi sono vari e legati alla cinematica (regolarità) della pedalata. In più c'è da aggiungere il fatto che a parità di coppia esercitata sull'asse del moviemnto centrale, se le forze sono applicate per un 90% in spinta e anche solo un 10% in trazione (altra gamba) l'impegno dei muscoli della gamba in spinta sarà minore del 10%, quindi l'affaticamento sopraggiunge più tardi.
 
D

duff84

Guest
per me è ancora un utopia....aiuto:angrymod:

nessuno nasce già esperto. Con pratica e tanto sudore s'impara. A parole credo sia difficile spiegare - dovresti cercare, appunto, di spingere anche verso l'alto - l'unica è andare da un buon biomeccanico che ti faccia l'analisi della pedalata visualizzandola sul computer; in questo modo capisci la differenza tra pedalata quadrata (solo spinta verso il basso: il grafico assomiglia ad una W rovesciata dove i picchi alti sono la forza della spinta verso il basso, mentre quelli bassi è l'assenza della forza per il movimento opposto) e la pedalata rotonda (nel grafico i picchi dovrebbero essere per lo più vicini tra di loro).

Secondo me non ci si capisce na mazza da quello che ho scritto:mrgreen::mrgreen::mrgreen::mrgreen:
 

mani

Pignone
20 Settembre 2007
259
5
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quindi quando la gamba ritorna su bisogna "tirare" come se il ginocchio fosse la punta di una freccetta e la forza per farla muovere provenga dal basso.
spero di esser stato chiaro altrimenti chiedo scusa.
 

ciclettico

Apprendista Scalatore
23 Aprile 2004
2.477
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Ravenna
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Bici
BMC Team Machine SLR01
Dalla pubblicazione riportata dal dott. Morelli si evince che la tecnica di pedalata "con trazione" unisce una maggior efficienza meccanica ad una minore efficienza metabolica. Il che alla fine porta a dubitare della sua effettiva utilità, almeno nel ciclismo su strada, caratterizzato da tempi lunghi e quindi molto condizionato dall'efficienza metabolica. O no?

Quindi, mi chiedo, che vantaggio può avere raffinare in allenamento una tecnica di pedalata più dispendiosa, visto che poi comunque, a rigor di logica, in gara non dovrei utilizzarla?

Estremizzando molto il concetto, è noto che gli atleti della RAAM pedalano ad una frequenza abbastanza bassa (mi pare 70-75 rpm) proprio per minimizzare il consumo energetico.

D'altra parte, la metodologia di allenamento classica per questo tipo di abilità (la pedalata "rotonda") è quella del pignone fisso a frequenza elevata, ove però, a causa dell'elevata inerzia, più che "tirare" il ritorno si deve cercare di agevolarlo, decontraendo il muscolo non direttamente impegnato nell'azione di spinta.
Mi pare che la tecnica nella quale i muscoli del "ritorno" siano molto più sollecitati siano al contrario le SFR, ove la bassa frequenza di pedalata porta ad una inerzia limitata e quindi alla necessità di "recuperare" dal punto morto inferiore con una aziona attiva di trazione.

Personalmente non mi posso permettere nessuna delle due cose, per svariati problemi muscolo-tendineo-legamento-scheletrici. Però, alla luce di quanto ho osservato, faccio anche fatica a vedere l'effettiva utilità di allenare e utilizzare questa benedetta "trazione".
 

fabulous

Apprendista Scalatore
18 Novembre 2005
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Brianza
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Bici
Colnago V3 RS
Dalla pubblicazione riportata dal dott. Morelli si evince che la tecnica di pedalata "con trazione" unisce una maggior efficienza meccanica ad una minore efficienza metabolica. Il che alla fine porta a dubitare della sua effettiva utilità, almeno nel ciclismo su strada, caratterizzato da tempi lunghi e quindi molto condizionato dall'efficienza metabolica. O no?

Quindi, mi chiedo, che vantaggio può avere raffinare in allenamento una tecnica di pedalata più dispendiosa, visto che poi comunque, a rigor di logica, in gara non dovrei utilizzarla?

Estremizzando molto il concetto, è noto che gli atleti della RAAM pedalano ad una frequenza abbastanza bassa (mi pare 70-75 rpm) proprio per minimizzare il consumo energetico.

D'altra parte, la metodologia di allenamento classica per questo tipo di abilità (la pedalata "rotonda") è quella del pignone fisso a frequenza elevata, ove però, a causa dell'elevata inerzia, più che "tirare" il ritorno si deve cercare di agevolarlo, decontraendo il muscolo non direttamente impegnato nell'azione di spinta.
Mi pare che la tecnica nella quale i muscoli del "ritorno" siano molto più sollecitati siano al contrario le SFR, ove la bassa frequenza di pedalata porta ad una inerzia limitata e quindi alla necessità di "recuperare" dal punto morto inferiore con una aziona attiva di trazione.

Personalmente non mi posso permettere nessuna delle due cose, per svariati problemi muscolo-tendineo-legamento-scheletrici. Però, alla luce di quanto ho osservato, faccio anche fatica a vedere l'effettiva utilità di allenare e utilizzare questa benedetta "trazione".

L'ho letta anch'io, ma non mi convince il protocollo usato per il test: chiaro che il "pedala come pedali di solito" rispetto allo "sforzati di tirare anche in fase di ritorno" ha una maggiore efficienza metabolica... è uno dei primi adattamenti del corpo a migliaia di km fatti in bici (cioè milioni di pedalate usando sempre la stessa tecnica)

Sarebbe più significativo testare come evolvono questi parametri nel tempo per un gruppo di atleti facendo lavoro specifico (powercranks o rotopress o ripetute a una gamba sola).

Magari salta fuori che dopo tre mesi la differenza in termini di efficienza metabolica si assottiglia.