quindi possiamo affermare che la fatica (o sensazione) non e' sempre proporzionale al nr. di battiti?

il mio stage forzato sui rulli non e' servito a granche' dato che non sono riuscito ad allenarmi nelle zone ideali (medio, veloce,..) pur soffrendo molto

wacko:
Ciao, se posso dare un contributo, la fatica è un fenomeno molto complesso e intricato, con diversi recettori neuronali (livello centrale) impegnati nell'interpretare i segnali che arrivano specialmente dai muscoli (accumulo di sottoprodotti metabolici e esaurimento delle riserve di energia, quali per es il glicogeno), anche se vi sono teorie discordanti circa la definizione biologico-anatomica della fatica. La fatica quindi non può essere connessa direttamente con la frequenza cardiaca da sforzo, perchè quest'ultima subisce variazioni significative per via di output esterni e condizioni cd primarie (temperatura, umidità, grado di riposo, termogenici ecc) e non risulta di rilievo a livello "centrale". Inoltre il danno muscolare (

) sottindende una valutazione preminente della componente appunto "muscolare" dello sforzo, solo in parte collegata al dato FC (per es, questa componente varia da ciclismo a podismo a parità di fc).
Sono propenso a spiegare eventuali discordanze sul training indoor con l'influenza di temperatura d'esercizio, poi un discorso prettamente ormonale-metabolico legato alla pedalata indoor e alla sudorazione, e infine la motivazione che rende lo sforzo ciclistico outdoor molto molto più "digeribile" (anche a livello ormonale, sia chiaro!). Tuttavia una buona seduta sui rulli reca adattamenti e migliorie proprie della tipologia di sforzo richiesto, che esso si definisca "medio", z4, e via dicendo
