Pro Stagione 2023

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bradipus

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qualunquemente
Nota statistica.
Da quando è passato pro nel 2010, Ulissi ha vinto almeno una gara l'anno. 14 stagioni consecutive.
Buon corridore, però mi ha sempre dato l'idea di uno che non è riuscito ad esprimere appieno il suo potenziale (vittoria più importante a Montreal 2017).
Tanto per fare un confronto in casa, la bacheca dei trofei di Matteo Trentin, che è meno affollata, mi sembra però ben più 'pesante'.
 

Ser pecora

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non mi ricordo, perchè il passaggio alla Corratec è saltato?
Parsani aveva tirato fuor la storia del mpcc, ma già li a me sembrava in imbarazzo….sbaglieró, ma la mia impressione è che qualcuno gli aveva detto di non prenderlo e basta.

Che poi dovesse dimostrare di essere competitivo ai campionati colombiani….ha fatto una top10 al Tour a luglio….mica diventa un paracarro in 5 mesi….piuttosto già puzzava che non abbia corso la Vuelta “per difendersi al meglio” al Tas….manco dovesse andare lui di persona a Losanna a farsi l’arringa….già li secondo me lo avevano appiedato.
La partecipazione ai campionati nazionali a me è sembrata una prova di orgoglio…quelle cose molto poco apprezzate nell’ambiente…
 

bad

Velocista
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Buon corridore, però mi ha sempre dato l'idea di uno che non è riuscito ad esprimere appieno il suo potenziale (vittoria più importante a Montreal 2017).
Tanto per fare un confronto in casa, la bacheca dei trofei di Matteo Trentin, che è meno affollata, mi sembra però ben più 'pesante'.
bho, buon corridore, non un campione, con buone vittorie, la classica sarebbe "pescare il jolly"; però non si dividono i corridori in campioni e inespressi, per me ha raccolto quello che ha potuto.

idem (per me ovviamente) Trentin, vero anche che ha 2 tappe al tour, ma Ulissi ha 8 tappe al giro (Wikipedia)

un altro è Bettiol, che ha pescato il jolly al primo colpo (e che jolly).... spero per lui che raccola anche un po' di corse di seconda fascia


ps: avercene di Ulissi, Trentin e Bettiol
 
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bicilook

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Questi ragazzi (due) hanno smesso praticamente appena arrivano nei Pro e parrebbe perchè hanno inseguito il sogno di qualcun altro.

Però anch'io ho la stessa impressione, non tutti, ma alcuni (anche in altri sport immagino),credo che negli ultimi tempi tutto si è ampliato dato che ci sono meno posti o più contendenti (vedi ciclismo globale)

Ci sono le squadre giovanili (development) delle squadre world tour, ma per entrarci devi metterti in mostra prima (da junior) e non tutte le squadre junior sono visionate allo stesso modo, quindi per entrare in una buona squadra junior devi primeggiare da allievo, praticamente hanno anticipato il problema
Se uno è forte, si mette in mostra anche senza spremersi e probabilmente arriva integro a tal squadra development.
Mentre se un ragazzo è forte ma non abbastanza, se trova un ambiante malsano, invece di farlo divertire (come sarebbe giusto) lo spremono un po' di più e arriva a 20 anni cotto e stufo

vedi Belletta, ora è in Jumbo, ma questo ragazzo è sempre andato forte e ha un diploma da Liceo (senza mancare di rispetto a nessuno, non è una scuola professionale che in qualche modo la finiscono tutti)

Non e' vero che devi farti vedere da Juniores o Allievo,basta anche fare una o 2 belle stagioni tra under23 come ad esempio Busatto,per poi passare nella development della Wanty ( questi giorni sta correndo in Oman con i prof ) .
Diciamo piu' che altro,se si va forte,non bisogna sbagliare nella scelta della squadra,perche' meglio prendere qualcosa meno,ma con obbiettivi a lungo raggio.........poi fare il professionista non e' cosa semplice,sia come vita che come guadagni( solo il 30% dei corridori sta bene)
 
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calmorr

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In questi giorni voglio vedere Ganna e Trentin alla Volta ao Algarve. Oggi mi sono sembrati sottotono, giornata fredda e ventosa pero'.
 

bad

Velocista
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Non e' vero che devi farti vedere da Juniores o Allievo,basta anche fare una o 2 belle stagioni tra under23 come ad esempio Busatto,per poi passare nella development della Wanty ( questi giorni sta correndo in Oman con i prof ) .
Diciamo piu' che altro,se si va forte,non bisogna sbagliare nella scelta della squadra,perche' meglio prendere qualcosa meno,ma con obbiettivi a lungo raggio.........poi fare il professionista non e' cosa semplice,sia come vita che come guadagni( solo il 30% dei corridori sta bene)
certamente, i casi sono tanti e tutti diversi tra loro...

la mia risposta era relativa alla possibilità di entrare in una squadra development relativamente presto e poter crescere gradatamente e senza pressioni, per questo parlavo di junior e allievi
 

Marmuel

Velocista
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Sull'argomento si è espresso pure Cassani con un post sui suoi social

"Spesso, molto spesso, si parla di “fuoco sacro“ quando ci si riferisce a quella voglia che spinge qualcuno a fare qualcosa. È indubitabile che anche lo sport, quando agli inizi richiede molti sacrifici e ovviamente ancora non porta grandi soddisfazioni, chiunque lo interpreti, è continuamente in discussione con se stesso. È accaduto infatti che due promettenti corridori ciclisti, Gabriele Benedetti classe 2000 e Mattia Petrucci classe 2000 hanno come si dice in gergo, buttato la spugna. Hanno detto che così non potevano continuare. Non è una bella cosa. Evidentemente bisogna fare qualche cosa affinché si arrivi a cambiare radicalmente il concetto di sport e di attività sportiva. Non si possono chiedere soltanto le medaglie così come non si può chiedere all’orto di produrre meravigliosi pomodori senza aver seminato. È un messaggio importante quello che ci deriva dalle due fughe perché veramente si può anzi si deve parlare di fughe. Perché sono due ragazzi che non sono fuggiti da una passione, quella gli resterà tutta la vita, ma sono fuggiti da una mancanza di ragione di vita.
Uno, anzi due ragazzi riescono a raggiungere il professionismo, realizzano il grande sogno di fare della propria passione un lavoro, poter correre le grandi corse, che fin da bambini sognavano, insomma, arrivare finalmente al tanto agognato professionismo. E cosa fanno raggiunto questo traguardo? Smettono. E perché?
Non è che la “pressione” assolutamente normale per un corridore professionista sia arrivata sulle spalle di questi ragazzi quando ancora non erano pronti? Non è che abbiano vissuto da professionisti quando ancora erano ragazzini juniores o Under 23?
Lo sport va coltivato proprio come va coltivata la pianticella nell’orto. Nessun albero cresce se non ha cure quotidiane.
Lo sport va insegnato, a piccole dosi, soprattutto uno sport di fatica come il ciclismo. Facile fare vincere un ragazzino, lo alleni il doppio di un suo coetaneo ma poi? Continuo ad allenarlo il doppio rispetto a tutti gli altri? E dov’è il divertimento? Quando ero juniores non vedevo l’ora di uscire in bicicletta e il Sabato sera facevo fatica a prendere sonno perchè non vedevo l’ora che arrivasse l’ora della gara. Mio padre mi seguiva ma non ha mai osato dirmi una parola sul mio fare ciclismo. Gli andava bene tutto. Era felice perché mi vedeva felice. È mai ha rotto quel mio equilibrio dettato dalla voglia di andare in bicicletta facendo quello che era giusto per la mia età. Mia madre non voleva che corressi e per lei dovevo andare a scuola. Dovevo studiare? Niente bici. Sono arrivato a 21 anni con la voglia di spaccare il mondo. Il giorno che sono passato professionista ho realizzato il sogno della mia infanzia. Ero carico, motivato e consapevole che avrei trovato un gruppo di corridori molto più forte di me. Ma non avevo nessun timore. Ero pronto. Avete presente quando siete seduti su una poltrona del dentista che vi deve togliere un dente? Sai che un po’ di male lo sentirai quindi sei preparato. Io mi sentivo pronto a “sentire male”ed avevo quella voglia di lottare così elevata che niente e nessuno mi faceva paura. Ero integro, fino a qualche mese prima ero un dilettante, mi allenavo come un dilettante e chiedevo a me stesso risultati da dilettante. Andavo a scuola e mi allevano. Studiavo e correvo. Nessuno mi ha mai chiesto chissà cosa. Ho l’impressione che tanti giovani arrivino al professionismo vecchi di spirito, esausti nelle ambizioni, logori da pressioni famigliari o altro. Non posso credere che un ragazzo di 23 anni molli nello stesso istante che approda al professionismo. C’è qualcosa che non quadra.
I nostri giovani sono come alberi soggetti a qualunque tipo di vento e ogni tipo di tempesta sottoforma di tentazione.
L’albero resiste al vento e alla tempesta, una pianticella no. I giovani vanno protetti e seguiti. Devono mettere le radici, crescere e quando diventeranno grandi saranno pronti a resistere a qualsiasi tipo di difficoltà.
L’abbandono di Benedetti e Petrucci fa pensare. Ma gli faccio i complimenti per la scelta che hanno fatto. Perché? Perché hanno ascoltato loro stessi e non altre persone. Hanno scelto da soli e sono arrivati alla conclusione che per il loro bene era meglio smettere. Spero che abbiano fatto la scelta giusta."
 

Skardy

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14 Marzo 2022
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Cassani dice delle belle parole che però non sono più in voga ora. Il professionismo di oggi anche il ciclismo di oggi richiede essere albero da molto prima dei suoi tempi. Servono non più solo delle doti fisiche ma anche delle doti psicologiche non comuni. Se non riesci a reggere dai 10 ai 30 anni in molti casi non arriverai. Mio figlio non lo incoraggerei a questo preferirei studiasse e si divertisse ma con la consapevolezza che comporta che anche se avesse talento pari a un prò anche medio basso non arriverebbe a quel livello prendendola a mo di divertimento. A me non interessa che diventi pro e non lo incoraggerò a questo.
Rispetto per i due ragazzi che hanno deciso altrimenti.
 
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