I due biomeccanici più in voga a Verona (ti parlo di centinaia e centinaia di utenze) non sono medici.Non sono d'accordo, cerco di spiegarmi meglio possibile.
A me piace considerare la bici come un apparecchio per i denti, in tal caso sono i denti che devono subire (entro certi limiti) la forza e la postura dell'apparecchio, non vale il viceversa.
Quindi, è vero che l'apparecchio dev'essere misurato secondo le dimensioni della bocca, ma è altrettanto vero che dev'essere lui a imporre la postura, esattamente come deve accadere per un telaio, che dev'essere "a misura" (nel caso Pro', per i comuni mortali sto' parlando di cose inutili al 100%) solo per quanto riguarda la definizione delle giuste misure necessarie a far si che il fisico assuma una certa posizione utile alla pedalata. N.B. sto parlando di pedalata specifica, NON ESISTE una sola postura valida per tutte le pedalate specifiche.
Ora, arrivati al nocciolo della questione, e cioè la postura specifica per quella specifica pedalata, esprimo il concetto di base: NON è il telaista che riuscirà a piegarmi adeguatamente sino al limite delle mie possibilità respiratorie (o meccaniche) per mettermi in sella a cronometro, non e' nemmeno il telaista che riuscirà a allungarmi sul passo al limite dell'escursione delle mie vertebre per mettermi in sella sul passo in pianura, men che meno sarà il telaista che riuscirà a dispormi in punta di pedale con mani in presa alta per capire quale dovrebbe essere la mia postura (polsi, braccia e schiena) corretta in salita.
Tutte queste valutazioni devono essere fatte da chi ha anche una preparazione antropometrica, oltre che meccanica.
Con questo non voglio dire che non ci siano telaisti che siano in grado di fare questo mestiere, francamente non lo so, ma nel caso esistessero sarebbero _telaisti_anche_biomeccanici_ ed ecco spiegato l'arcano di chi era meglio di altri, in passato, a mettere in sella i corridori, anche se quanto detto, in passato, spesso accadeva attraverso un processo di affinamento naturale delle proprie sensazioni che il corridore prima faceva in totale autonomia e, solo successivamente, si confrontava con il guru di turno. Al giorno d'oggi invece si va dal biomeccanico a 16 anni e da quel momento sei in mano a una persona che ti segue senza bisogno che tu faccia sperimentazioni estemporanee.
(il tutto, specificando che non tutti i biomeccanici sono uguali, a chi ha orecchie per capire...)
Uno è un ex professionista e l'altro un ex ferroviere.
Non metto in dubbio la bontà dei loro risultati, ma nessuno dei due ha una preparazione medico-sanitaria, questo è certo.
Io definirei questa figura professionale più come POSIZIONATORE che BIOMECCANICO.